Parturiunt montes, nascitur
ridiculus mus: dopo una settimana di roboanti dichiarazioni i gruppi
parlamentari del PD hanno estratto dal cilindro il coniglio del voto di
fiducia, rivolto non tanto all’ormai impresentabile prefetto Cancellieri, ma
all’interno governo.
Ancora una volta è il trionfo del
presidenzialismo esercitato fuori dalla Costituzione da Giorgio Napolitano che
intende andare avanti con questo governo sostenuto dall’estrema destra teo-con
legata alle gerarchie di Ratzinger e a Comunione e Liberazione: il governo
dell’impoverimento generale, della disoccupazione, della ferocia capitalistica.
A questa logica di una vera e
propria “miseria della ragion di Stato” si sono piegati rinnovatori e
rottamatori dopo aver, appunto, proclamato tutto e il contrario di tutto:
mozioni di sfiducia, “non metterci la faccia”, ecc, ecc.
Un partito, questo PD, dimostratosi
ancora una volta senza anima e senza logica: tenuto assieme soltanto dai brandelli
di un potere residuo in una Repubblica che si avvia melanconicamente sulla
strada del definitivo declino.
Forse, per salvarsi, tenteranno
ancora la strada di una stretta autoritaria attraverso la riforma della
Costituzione: del resto l’episodio che stiamo commentando non si risolve altro
che in una “blindatura” di una governabilità senza presa effettiva sulla
società italiana e al riguardo delle condizioni materiali di vita di milioni di
persone: una “governabilità” anch’essa alla deriva.
Peggior esordio da segretario in
pectore Matteo Renzi non poteva pensarlo: un viatico molto duro in vista dei
gazebo dell’8 Dicembre.
Il “caso” del prefetto Cancellieri
testimonia come ci si trovi in un sistema politico – istituzionale sospeso nel
vuoto, assenti maggioranza e opposizione, privato di volontà politica un
Parlamento sulla cui composizione l’elettorato da sette anni non riesce più a
esprimersi, al punto che molti non riescono nemmeno a ricordare come si faceva.
Tutto questo, è bene sottolinearlo
sempre, ha un effetto sulle condizioni materiali di vita per milioni e milioni
di persone: non si tratta di un fatto ininfluente avvolto nell’empireo
dell’alta politica.
Anzi ci troviamo proprio in una
condizione di assenza di politica: ed è questo il messaggio che ci piacerebbe
raggiungesse gli esponenti della sinistra italiana sbattuti fuori dal
Parlamento.
Quando si potrà cominciare a
rifletterci su?
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