Tanta acqua è passata sotto i ponti da quando i “politici” erano i carcerati come
oppositori del fascismo. Erano “politici” Gramsci e Pertini, Terracini e
Camilla Ravera, Amendola e “Drin” Aglietto, sindaco della Liberazione di
Savona.
Una grande città come Genova è bloccata da tre giorni dallo
sciopero del trasporto pubblico: la lotta dei lavoratori dell’AMT, uniti a
quelle delle altre partecipate dal Comune coma ASTER e AMIU, dura da tre giorni
dimostrando una compattezza straordinaria.
L’obiettivo è quello di bloccare il piano di privatizzazioni
approntato dalla giunta di centrosinistra guidata dal Sindaco Doria (vicino a
SeL), ma in quest’occasione non è il caso di soffermarci sul merito della
questione quanto di segnalare quello che può essere considerato un segnale di
novità nelle reazioni della cittadinanza.
Genova è Città di grandi lotte operaie che qui hanno fatto
la storia: dalla resa dei tedeschi, il 24 aprile 1945, resa nelle mani di un
operaio, Remo Scappini, al luglio’60 quando da qui si diede il via alle
manifestazioni che portarono alla caduta del governo Tambroni, appoggiato dal MSI.
Questo soltanto per ricordare come esista una tradizione che
permette a una larga parte della popolazione di essere solidale, anzi
partecipe, di scioperi e di manifestazioni di protesta che vengono dal mondo
del lavoro.
Egualmente, in occasione di uno sciopero così prolungato del
servizio di trasporto pubblico, è logico attendersi proteste magari anche di
sapore un po’ qualunquistico, da parte dei soliti perbenisti che si vedono
intralciato nelle loro minuscole attività quotidiane.
Ascoltando i discorsi che si fanno in giro e quindi
ragionando in presa diretta e non in astratto nessuno di questi due elementi,
quello della solidarietà e quello della protesta paiono essere maggioritari
nell’insieme dell’opinione pubblica genovese.
Prevale, invece, un giudizio di vero e proprio discredito
nei confronti degli amministratori pubblici, dei politici di oggi e di ieri ai
quali è attribuita la responsabilità di una situazione di deficit economico
enorme e di un servizio assolutamente carente.
Soprattutto l’opinione pubblica desidererebbe conoscere le
cause vere di un crack di tali dimensioni.
Le colpe sono attribuite alla “politica” considerata
sprecona e clientelare (sotto quest’aspetto comunque il bersaglio spesso viene
centrato) e complessivamente verso gli amministratori pubblici, di oggi e di
ieri, sale una forte nota di discredito che fa mettere in secondo piano le
ragioni dello sciopero e quelle della protesta verso il disservizio.
Emergono fenomeni di generalizzazione e di valutazioni anche
inadeguate: pur tuttavia non è possibile identificare questo fenomeno con la
cosiddetta antipolitica.
Non a caso uno dei cortei dei lavoratori si è diretto,
proprio oggi, verso la sede del Partito Democratico considerato, ormai, un vero
e proprio “partito di regime”: alla faccia di chi si culla ancora in illusioni
di impossibili alleanze e costruzione di schieramenti.
Quella che sale da
larghi settori sociali, non è neppure, a onor del vero, la richiesta di una
diversa politica, ritenuta dai più impossibile tenuto conto anche delle pessime
prove fornite dalla sinistra alternativa ogni qual volta suoi esponenti sono
stati chiamati a far parte del governo delle Città.
Si tratta di un fenomeno tutto sommato nuovo sul quale
indagare anche per capire davvero da che punta possa ricominciare l’idea di
un’espressione politica fondata sulla soggettività collettiva.
Per adesso, almeno nel giudizio prevalente della
cittadinanza genovese, “tutte le vacche sono nere”.
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie