► Ciò che
è scritto nella legge di stabilità ci sembra attenere più alla sfera dei
palliativi
che non a quella di un rilancio vero della attività produttiva e del lavoro,
compreso
quello degli autonomi, oltre al sostegno alla difficile posizione di chi
viene a
subire – suo malgrado – il peso di una crisi che sembra irreversibile
In questi giorni ci sono
stati forniti tre dati, sui quali occorre, ancora una volta, riflettere. Il
primo riguarda il
livello, terribile e costante, della disoccupazione; il secondo si riferisce
alla
notizia che 350.0000
lavoratori resteranno senza aiuti di sorta, perché la Cassa integrazione
in deroga è rimasta senza
fondi; il terzo riporta un’altra notizia significativa e grave: in cinque
anni, ci sono state
400.000 partite IVA in meno.
Tre dati estremamente
preoccupanti che riguardano il lavoro dipendente, la disoccupazione e
quella fase, cosiddetta
intermedia, che dovrebbe essere la Cassa integrazione.
Che commenti si possono
fare? Ben pochi: andiamo male, anzi malissimo. E quello che è più
grave è che non si
capisce cosa si intenda fare per diminuire la disoccupazione e la
precarietà, per aiutare
coloro che perdono il lavoro, per rilanciare il lavoro autonomo,
evidentemente in crisi.
Ciò che è scritto nella
legge di stabilità ci sembra attenere più alla sfera dei palliativi che non
a quella di un rilancio
vero della attività produttiva e del lavoro, compreso quello degli
autonomi, oltre al
sostegno alla difficile posizione di chi viene a subire – suo malgrado – il
peso di una crisi che
sembra irreversibile.
Ci si dirà che ci sono
dei limiti di bilancio, che non possiamo sottrarci al famoso “rigore”, alle
regole dell’Unione
europea e così via: ma sono cose che sappiamo e che ci sentiamo dire da
tempo.
Occorre una svolta, una
vera svolta, nella politica economica e nella politica del lavoro (di
tutto il lavoro, di
qualunque tipo o settore); quella svolta attesa e promessa da tempo, ma
che non arriva mai. E,
purtroppo, si ha l’impressione che ci si occupi di più di vicende
politiche e di questioni
personali e dei contrasti interni ai partiti, che non della sofferenza
quotidiana di milioni di
persone e del dramma di tantissime famiglie, alle prese con una crisi
di cui, nonostante certi
ottimismi di maniera, non si intravede la fine.
E’ lecito dire, dunque
che è ora di cambiare, di ristabilire l’uguaglianza, il diritto al lavoro, la
dignità, di restituire ai
cittadini i loro diritti, così come sono costituzionalmente (e spesso solo
virtualmente) garantiti
dalla Costituzione.
Siamo davvero stanchi di
sentir parlare delle vicende personali di Berlusconi, dei problemi del
Pdl (o di Forza Italia) e
delle primarie del PD, con relativi contrasti. Ci vuole una politica
nuova, che sappia
sacrificare tutto all’unico interesse che conti davvero, che è quello dei
cittadini e della collettività nazionale.
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie