martedì 19 novembre 2013

TOGLITI QUEL SORRISO DAL VISO, NON HAI NULLA DI CUI GIOIRE di Angelo Billia

Non te ne sei ancora accorto, ma quello che ti è passato vicino col sacchetto della Caritas in mano sei tu. 
Sei tu, che credi la disoccupazione una cosa seria, da affrontare con il cuore colmo di solidarietà, ma anche con la certezza che sia cosa d’altri perché in fondo ti senti garantito. 
Sei tu quello che al termine della giornata di lavoro impegni la tua fantasia ad immaginare fantomatici doppi lavori in nero che ti permettano di mantenere un livello di vita dignitoso. 
Sei tu che hai accettato, silente, che il tuo stipendio non fosse più, sia pure in modo truffaldino, ancorato al costo della vita. Sei tu che per anni hai ascoltato dirigenti sindacali fare il contrappunto alla musica della borghesia, tanto che ti sei convinto che fosse ragionevole, non è forse televisivamente riconosciuto che le persone che contano sono tutte ragionevoli? 
Sei tu quello che non sciopera perché non sono più gli scioperi di una volta, oppure perché transitoriamente perdi, di punto in bianco, la tua fiducia nei “sindacalisti”, oppure ancora perché scioperando fai un regalo al padrone. 
Sei tu che hai introitato la convinzione di vivere in un sistema sociale tutto sommato giusto, (non è forse vero che sei sempre un gradino più su?), sia perché, materialmente nessuno ha ancora insidiato il tuo posto di lavoro, sia perché sai far di conto: lo spread per te non ha segreti; ti rassicura la borsa con le sue volate; i conti in ordine sono divenuti il tuo credo. 

Sei tu che con la tua ragionevole imparzialità lanci strali contro l’iniquità del sistema pensionistico e mentre programmi la grigliata di fine settimana pensi che, va beh, in fondo se tutto rimane così comunque a te non andrà poi tanto male.

Sei tu che credi di contare mentre scegli fra Renzi e Civati. 
Sei tu che programmi i regali di natale, ma li farai in economia perché c’è la crisi. Sei tu che tuoni contro i ladri sentendoti rivoluzionario. 
Sei tu che non sei razzista, ma se li lasciamo fare questi ci prendono tutto. Sei tu che sei contro l’omofobia, ma senti la necessità di specificare sempre, io no, io non sono gay.
Tu, quando finalmente i padroni del tuo cervello ti avranno dimostrato che non conti nulla sarai un uomo con il sacchetto della Caritas in mano, amareggiato, deluso, e schivando un altro come te penserai tristissimo: mi hanno proprio fregato bene. 
Dimostrerai così di non avere ancora capito che sei tu ad esserti fregato da solo, sei tu ad aver permesso che altri fossero fregati prima di te e hai ragione, la tua vita non è servita a nessuno, neanche a te stesso.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Bellissimo, Angelo.
Bello e dolentemente vero.
Dolentemente vero che abbiamo la responsabilità di esserci lasciati ridurre così.
Dolentemente vero che in ritardo ci accorgiamo di aver permesso la colonizzazione del cervello e una sorta di delocalizzazione della coscienza politica.
eva

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