PSI: USCIRE POLITICAMENTE DA UN CONGRESSO PARTITO MALE di Felice Besotri
Il nostro Congresso è l’ultimo della Seconda Repubblica, ma non deve
essere l’ultimo di una formazione socialista all’altezza dei compiti
chela grave crisi politica, economica, sociale e persino morale impone.
Impone ad una sinistra, che non è stata capace di risolvere, addirittura
di affrontare, la questione socialista, che non è la questione dei
destini personali dei socialisti, ma la questione di tutta la sinistra,
incapace di costruire un partito socialista maggioritario ed egemone a
sinistra, come nel resto d’Europa e nei paesi, che ne sono stati la
proiezione culturale e politica negli altri continenti.
Un tale partito
sarebbe stato necessario nelle crisi dei due dopoguerra, invece ci sono
state divisioni nei due dopoguerra del secolo scorso come a Livorno e a
Palazzo Barberini, con la conseguenza di quest’ultima di produrre due
tronconi, ciascuno subordinato ad altri sia nel centrismo alla DC e nel
Fronte Popolare al PCI. La rivoluzione operaia studentesca d’Ungheria
del !956, e la Primavera di Praga del 1968, il più serio tentativo di
autoriforma comunista e neppure la Polonia della grande mobilitazione
sindacale e politica di Solidarnosc nel 1981 sono state occasioni
perdute per una sinistra italiana, incapace di raggiungere le altre
formazioni del socialismo europeo, sia pure con l’originalità delle
proprie tradizioni ed esperienze. Neppure il crollo del Muro di Berlino
nel 1989 e la seguente implosione del comunismo sovietico sono stati di
impulso per la costruzione di una nuova sinistra in Italia: piuttosto
che approdare criticamente al socialismo democratico si è preferito
ispirarsi al comunismo cinese e al terzomondismo guerrigliero in settori
minoritari o nell’agnosticismo oltrista in quello maggioritario del
filone PCI-PDS per concludersi nella formazione del PD.
Manca a
sinistra un partito socialista, che raccolga i socialisti o si proponga
raccoglierli dopo il fallimento della Costituente Socialista, anzi
l’unico partito italiano membro del PSE si è rinchiuso nel suo sempre
più stretto recinto auto-referenziale, fatto che spiega la sua
progressiva irrilevanza politica e mediatica, persino nei giorni del suo
Terzo Congresso. Le elezioni di maggio2014 per il rinnovo Parlamento
Europeo devono diventare l’occasione per un’iniziativa socialista che
raccolga i socialisti di oggi ( un’area politica di cui il PSI è parte
essenziale, ma non esclusiva), ma soprattutto che investa sui
socialisti di domani, quella generazione che non aveva 20 anni nel 1992,
che vivono sulla loro pelle la mancanza di un partito socialista e
libertario. Libertà civili e diritti sociali sono inscindibili, come lo
sono socialismo e democrazia. Il diritto allo studio è, sempre più, la
premessa per il diritto al lavoro e senza lavoro non c’è futur
realizzareo, nemmeno la speranza di futuro: se continua il sistematico
smantellamento del welfare, per rimediare ai guasti della finanza
incontrollata, la vecchiaia non sarà un periodo di tranquillità e
serenità, ma un incubo per “esodati” permanenti. Le diseguaglianze
crescenti minano la coesione sociale e senza coesione sociale non c’è
una vera democrazia partecipata, ma solo formali procedure elettorali,
influenzate dalle lobby economiche e finanziarie, dal potere mediatico e
dalle consorterie e clientele di ogni genere.
Se si vuole un PSI
attore di un processo di scomposizione e ricomposizione della sinistra
il partito si deve collocare nettamente a sinistra e ciò significa avere
in mente un modello economico e sociale critico e alternativo a quello
esistente: una proposta per l’Italia e per l’Europa, per sfuggire
all’alternativa tra populismo antieuropeo e europeismo liberista e
conservatore. Bisogna imporre che si discuta di quale Europa
contrapponendo l’Europa della solidarietà a quella dell’austerità.
L’Europa della coesione e dell’equità sociale a quella della
competizione salariale e fiscale. L’Europa della crescita compatibile a
quella dei disastri ambientali. Per una nuova politica abbiamo una guida
autorevole la nostra Costituzione, il cui articolo 3 primo e secondo
comma dovrebbe essere la stella polare di ogni sinistra: la direzione è
tracciata ma non gli strumenti e programmi realistici e credibili per
realizzare gli obiettivi.
A volte piccoli passi possono dare inizio
ad una lunga marcia, se prescindiamo dalle proposte di assetto di
vertice delle Mozioni 2 e 3, ambedue sconfitte, vi sono forti
convergenze, le differenze riguardano tattica e fatti congiunturali,
come il governo, dobbiamo dare uno sbocco politico unitario ai compagni e
alle compagne che hanno votato le due Mozioni: una premessa a più vaste
unità, se ci saranno le condizioni politiche e organizzative
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