Riceviamo e pubblichiamo volentieri
questo interessante intervento di Fabio Vander che dimostra come sia in corso,
nell’ambito del centrosinistra, anche un dibattito nel merito delle valutazioni
politiche e non soltanto rivolto alla contesa interna al “personalismo dell’apparire
e dell’individualismo competitivo”.
Dal nostro punto di vista, comunque,
ribadiamo e restiamo pienamente convinti della necessità di presenza strutturata
di una sinistra fondata su 3 principi fondamentali: 1) autonomia teorica e d'iniziativa 2) alternativa di società in
termini anti-capitalistici 3) opposizione allo stato di cose presenti.
Lo stato delle cose. Crisi di una democrazia
Il sistema
politico italiano è terremotato. Precisamente lo sono i soggetti politici della
Seconda Repubblica. Quelli che avrebbero dovuto essere i Träger della nuova democrazia finalmente compiuta, dell’alternanza,
del bipolarismo, del Nuovo Millennio.
Dovevano
essere il nuovo e sono già il vecchio.
Gli
avvenimenti degli ultimi giorni e mesi ne sono la riprova. La fine politica di
Berlusconi ha portato alla fine del PDL, cioè del maggiore partito della destra
italiana di questi anni. La scissione di Scelta Civica d’altro canto ha
dimostrato che non c’è un’alternativa democratica alla destra berlusconiana.
Solo pochi
mesi fa è scomparsa Italia dei Valori travolta dagli scandali che era nata per
combattere. Sinistra ecologia e libertà è scossa dalla sua insussistenza
politica. È fallito il tentativo di costruire un soggetto politico alla
sinistra del PD. Fallimento sancito sul piano elettorale già dal disastro di
Sinistra Arcobaleno nel 2008 e su quello politico appunto dalla vicenda di SEL.
Partito personale di Vendola e del gruppo di potere ex-Rifondazione (Migliore,
Ferrara, Smeriglio, ecc.), che mai ha voluto darsi un autentico progetto
politico di rifondazione della sinistra, sopravvivendo piuttosto da parassita
del PD (prima con l’illusione della scalata di Vendola alle primarie di quel
partito, poi con il fallimento di Italia Bene Comune). Di aborti politici come
Rivoluzione Civile o Alba non vale nemmeno la pena di dire.
Resta il PD.
Il fatto che quello nelle sue vite precedenti fu un grande partito della
sinistra italiana sia stato scalato da uno come Renzi è il crisma di uno
sfacelo. E delle responsabilità di una classe ‘dirigente’. Quella degli ex-comunisti,
assolutamente incapaci di venire a capo del proprio problema storico. Proprio e
del Paese, della nostra democrazia. Ha perfettamente ragione Asor Rosa a
sostenere che Renzi è la degna conclusione di una sciagurata parabola iniziata
alla Bolognina. C’è continuità diretta, si tratta di momenti successivi di uno
stesso destino. Continuità di premesse (una certa analisi dell’Italia, per cui
si doveva eliminare il PCI, ma poi anche il socialismo, infine la sinistra per
arrivare al ‘partito perfetto’, democratico). Ma continuità anche di risultati.
Dato che, dal PDS al PD, dal 1994 al 2013, sono stati capaci solo di perdere.
Il PD altro
non è che un partito nato per perdere. E che sempre ha perso, nelle città come
alle politiche. Costituendo la vera ‘assicurazione sulla vita’ di Berlusconi.
Un tizio che in nessun paese democratico, mai, avrebbe potuto esistere e
resistere.
Un punto
dev’essere quindi chiaro: non ci sarà futuro per la sinistra, per il
centro-sinistra e per la nostra democrazia finché ci saranno PD e SEL. Bisogna
lavorare per favorire la disarticolazione di questi soggetti. In questo senso
non tutto il male viene per nuocere. La crisi in corso aiuta. Ma certo va
aiutata a sua volta, con la messa in campo di un progetto politico alternativo.
Proprio quello che finora è mancato. Il che incancrenisce la crisi. Le preclude
esisti positivi.
Questo il
quadro. Implementato per altro da un governo delle “larghe intese”, cioè
appunto di convergenza fra quelli che dovrebbero essere per natura alternativi
e invece da anni (cioè compreso Monti) governano insieme.
Il quadro, si
diceva, di una crisi. Di una crisi di sistema. Cioè di istituzioni, di valori,
di classe dirigente.
Che fare?
...saperlo. Come accennato ci vorrebbe una risposta di respiro, di sistema.
Dello stesso livello della crisi che si ha di fronte.
Intanto
partire da un’altra lettura della storia d’Italia. Delle tare di una
democrazia, di ciò che la ha resa perennemente “incompiuta” e “difficile”. Una
nuova lettura che non parta dalla tabula rasa.
Che non presupponga la necessità di liquidare tutto (appunto comunismo,
socialismo, sinistra, sindacati, diritti e tutele del lavoro) nell’illusione
che così ci si legittima finalmente a governare. Perché così si arriva solo a
Renzi. E poi, tra l’altro, manco si vince, né si governa.
Insieme a
questo, la proposizione di un soggetto politico a sinistra del PD. Organizzato
intorno ad una idea di socialismo e di libertà, del lavoro e dei saperi, di una
sinistra capace di critica, di proposta, di governo. Disposta ad avere un
rapporto con il centro democratico (il PD, ma non solo), ma entro un
centro-sinistra ‘col trattino’, in cui la sinistra disimpegni precisamente un
ruolo autonomo, visibile, credibile. Quanto all’Europa, il rapporto con il
Socialismo europeo deve essere stretto e stringente, ma mantenendo intatta la
curiosità di conoscere quanto di nuovo e migliore la sinistra europea in genere
è capace di produrre.
Solo una
sinistra autonoma e dinamica può dare chance ad un nuovo centro-sinistra capace
di riorganizzare il quadro politico oltre le macerie del berlusconismo e le
gore dell’anti-politica e del grillismo.
Sarà questo
il nostro contributo al futuro della nostra democrazia.
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