Tutti gli indicatori confermano un fenomeno d’impoverimento
generale, un altissimo tasso di disoccupazione connesso alla crescita
dei dati oggettivi di diseguaglianza in una dimensione
insopportabile. Crisi finanziaria, crescita esponenziale della
pressione fiscale e della simmetrica crescita dell’evasione,
asservimento alle politiche liberiste e monetarista dell’Unione
Europa: il quadro generale così si completa certificando una
drammatica situazione economica e sociale mentre la situazione
politica italiana appare di grandissima confusione, al punto da far
prevedere seri pericoli per la stessa tenuta democratica.
Andiamo per punti:
Consegniamo questi quattro punti alla riflessione di quanti,
singoli o organizzati, intendano misurarsi con i problemi veri dalla
vicenda politica italiana, non risolvibili semplicemente attraverso
l’autonomia dei movimenti o il rinchiudersi nel politicismo degli
schieramenti precostituiti.
E’ necessario valutare in profondità lo stato di cose in atto, prendendo coscienza dei rischi che sta correndo la democrazia e valutando opportunamente la pessima condizione materiale di vita di milioni e milioni di persone.
Andiamo per punti:
1)
Appare ormai in uno stato di completo fallimento l’attuale
sistema dei partiti.
Le due formazioni maggiori appaiono
entrambe sull’orlo della scissione. L’una, rappresentativa del
centrodestra, ancora avvitata attorno alle vicende personali di
Berlusconi;
l’altra, di un presunto centrosinistra, nel mezzo di
una vicenda caratterizzata da un vero e proprio caos politico e
organizzativo, causato dall’aver impostato il proprio modo d’essere
sul personalismo e sul cosiddetto “individualismo competitivo”
enfatizzato (pur nella pochezza politico–culturale dei candidati
sia al centro come in periferia) dal terribile meccanismo delle
primarie . Meccanismo che rischia di rivelarsi un vero e proprio
boomerang proprio sul piano della partecipazione democratica. Inoltre
emerge, rispetto alla questione del rapporto con il PSE, un nodo
strategico non risolvibile e che richiama, ancora, al rapporto tra DS
e Margherita.
L’esito complessivo, a questo punto,
appare quello di una crescita ulteriore del dato di incredibilità
complessiva delle forze politiche candidatesi alla guida del Paese;
2)
L’elemento che però indica maggiormente la precarietà
della situazione a livello politico è rappresentato dalla vicenda
degli emendamenti presentati per modificare il disegno di legge di
stabilità. Il governo Letta è sostenuto, formalmente, dall’80%
del parlamento: questa vicenda degli emendamenti, oltre 3.000 e
riguardanti quasi tutti questioni di spesa, dimostra l’assoluta
assenza di una base parlamentare minimamente coesa e coerente e
prevedibilmente fa pensare a un percorso della legge del tutto
tormentato e incerto.
Sono questi emendamenti che dimostrano uno
stato di vera e propria pericolosa confusione;
3)
L’attuale legge elettorale è pendente di giudizio da parte
della Corte Costituzionale, per evidenti vizi di illegittimità. Un
caso più unico che raro nelle democrazie occidentali.
Una legge
elettorale iniqua e antidemocratica che nessuno dei partiti presenti
in parlamento ha sinora inteso modificare perché nessuno tra questi
(all’interno di una logica di “partito di cartello) appare
intenzionato a cedere sul terreno del più grande potere loro
rimasto, assieme a quello di spesa: il potere di nomina;
4)
Mentre è emersa una Costituzione “materiale” -fondata su
di un ruolo “decisionista”, al limite della prevaricazione istituzionale,
esercitato dal presidente Napolitano- si profilano pericoli concreti
di una vera e propria svolta autoritaria che potrebbe prendere corpo attorno a due elementi:
una modifica
della stessa legge elettorale in modo da restringere ancora di più
le possibilità di accesso in parlamento per le forze non
appartenenti al cartello della “governabilità” (e quindi aumentando il deficit di rappresentanza) e il cambiamento
della Costituzione nell’intento di suffragare formalmente l’opzione
presidenzialista.
Su questi obiettivi potrebbe realizzarsi la
convergenza tra settori dei due partiti maggiori, omologati fra loro
da una concezione arrogante ed estremista del ruolo di governo. Una
cultura politica che accomuna esponenti del centrodestra e del
centrosinistra ma che trova in questa seconda parte, alla fine della
fase contraddistinta dal cosiddetto “berlusconismo” di marca
populista, i suoi epigoni più determinati da Letta a Renzi.
E’ necessario valutare in profondità lo stato di cose in atto, prendendo coscienza dei rischi che sta correndo la democrazia e valutando opportunamente la pessima condizione materiale di vita di milioni e milioni di persone.
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