La questione sollevata dal clamoroso “errore politico” (definizione
di Norma Rangeri) commesso da Presidente della Regione Puglia e segretario di
SeL (doppio incarico davvero “a rischio”) si colloca però ben oltre il dato della
colpevole “commistione” con la controparte.
L’assenza di adeguate
reazioni, a sinistra, attorno al “caso Vendola” dovrebbe far riflettere.
Si tratta di un caso di vera e propria commistione con la
controparte.
Controparte nei cui confronti si dovrebbe mantenere, sempre
e comunque a maggior ragione ricoprendo ruoli istituzionali, un atteggiamento
del tutto scevro da qualsivoglia possibilità di contatto personale.
In questi casi l’elemento dell’assoluta assenza di vicinanza
“personale” dovrebbe rappresentare una sorta di “regola aurea” da rispettare
rigidamente.
La questione sollevata dal clamoroso “errore politico” (definizione
di Norma Rangeri) commesso da Presidente della Regione Puglia e segretario di
SeL (doppio incarico davvero “a rischio”) si colloca però ben oltre il dato della
colpevole “commistione” con la controparte.
La vicenda, infatti, richiama la necessità di affrontare, da
un lato, il tema della “forma – partito” e, dall’altro dell’elezione diretta a
cariche monocratiche dall’altro, poiché il soggetto in questione è investito da
entrambe le funzioni: quella, appunto, di Presidente della Regione Puglia
eletto con voto diretto e quello di segretario di un soggetto politico che ha
assunto, fin dalla nascita, la forma del “partito elettorale personale”.
Limitiamo l’analisi alla questione del “partito elettorale
personale”, tralasciando quella relativa all’elezione diretta che, pure, in
generale meriterebbe un approfondimento specifico.
Una volta o l’altra si dovrà pur analizzare nel concreto ciò
che ha significato, dal punto di vista della crisi del nostro sistema politico,
l’elezione diretta di Sindaci, Presidenti di Provincia e di Regione: un fattore
che, nella realtà del disastro rappresentato dall’insieme delle istituzioni
locali ha avuto sicuramente un ruolo molto rilevante.
Tornando però al punto relativo rappresentato dalla forma-
partito “elettorale personale”, qual è, in effetti, SeL.
Un caso unico in Europa laddove di fronte alla necessità di
presentazione di una leadership unitaria nel momento elettorale si formano
coalizioni.
A questo punto, al riguardo del caso specifico di SeL, si
può comunque formulare un giudizio conclusivo: l’esito del “partito elettorale
personale” non può che essere quello della “decadenza morale”, indipendentemente
dalle qualità soggettive di chi ne detiene la “leadership”.
E’ proprio il caso di SeL che indica questo esito, perché la
conformazione di un partito di questo genere può avvenire soltanto per
aggregazioni successive che si realizzano attraverso l’elargizione di “incentivi
selettivi” dipendenti pressoché esclusivamente dalla volontà del leader o del suo
“cerchio magico” composto dai cortigiani che lo circondano.
In questo modo, tra l’altro, si giustifica il fatto che, nel
partito in questione, non si stata messa in discussione la linea politica e il
gruppo di comando, nonostante ben due fallimenti fatti registrare nel giro di
pochi mesi.
Il primo fallimento si è verificato nell’occasione del
colossale abbaglio preso con le elezioni primarie, allorquando si pensava che
il leader di SeL potesse scalare la vetta del PD (mezzo milione di voti, una
cosa davvero di poco conto).
IL secondo quando
Vendola e SeL hanno puntato tutte le proprie carte sull’alleanza con una parte
dello stesso PD.
Un’alleanza rivelatasi, nell’occasione elettorale e in
quella successiva riguardante l’elezione del Presidente della Repubblica e
della formazione del governo del tutto fallimentare.
Sel, partita con conclamate ambizioni di governo, si è
trovata così costretta all’opposizione, limitando gli appetiti dei singoli e
trovandosi in una posizione del tutto fasulla: quella di dovere la propria
presenza parlamentare a un altro Partito, che sta invece al governo.
Tutto questo, detto per inciso, avendo concorso a privare la sinistra italiana di una presenza
istituzionale autonoma collocata come richiede la realtà della fase all’opposizione.
E’ ben diverso, infatti, sul piano politico stare
all’opposizione dovendo la propria presenza parlamentare ad altri oppure
collocarsi in un quadro di opposizione sistematica, partendo dalla propria
autonomia teorica, di riferimenti sociali, di organizzazione.
E’ mancata totalmente, da parte delle compagne e dei
compagni una riflessione su questo punto decisivo; eppure si tratta di compagne
e compagni provenienti da diverse esperienze nella sinistra, tutte però
originate da un comune punto di partenza all’interno di una struttura di
partito di massa.
C’è da chiedersi
seriamente quale sia stato il lascito teorico e politico vero di quel grande
partito di massa come era stato il PCI.
In sostanza, la
funzione di leadership esercitata all’interno di un partito elettorale
personale produce due inevitabili effetti:
a)la costruzione di un “cerchio magico” realizzata
attraverso un processo di fidelizzazione utile esclusivamente per la
distribuzione degli incentivi selettivi
e il mantenimento dei ruoli di ptere;
b) il decadimento morale del leader.
Esattamente ciò che è avvenuto nella fattispecie del
cosiddetto “caso Vendola”.
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