Lanciare oggi un
piano di privatizzazioni per migliorare l'economia è una operazione
reazionaria.
Nel 2008 con l'avvio
della grande crisi è fallito in tutto il mondo il modello economico ultra
liberista lanciato all'inizio degli anni 80 da Reagan e Thatcher. Da allora gli
stati hanno allargato la sfera del loro intervento e vaste
nazionalizzazioni sono state intraprese
in paesi insospettabili di socialismo. Nella Gran Bretagna una diffusa rivolta
culturale ha cominciato a mettere in discussione la stessa validità scientifica
dei dogmi liberisti. Solo in Europa le ricette liberiste vengono sostenute e
maniacalmente riproposte dal potere burocratico e finanziario che governa il
continente, nonostante la cavia su cui sono state sperimentate nelle dosi più violente,
la Grecia, ne sia devastata.
Il governo
sostenuto e guidato da Giorgio
Napolitano ancora una volta si adegua al peggio dell'Europa e lancia un piano
di privatizzazioni che guarda solo al passato. Con una aggravante, che in
Italia si può già trarre un bilancio delle privatizzazioni degli anni 80 e 90.
Ed è un bilancio catastrofico.
Ilva, Telecom,
Italtel, Alitalia, autostrade, energia, trasporti, non c'è una sola azienda, un
solo settore produttivo ove le privatizzazioni abbiano portato vantaggi al paese.
L'occupazione colpita, gli investimenti strategici abbandonati, gli utenti
danneggiati, un patrimonio dilapidato, questo è il bilancio incontestabile.
Casta politica e
casta imprenditoriale e manageriale si son passate il testimone con gli stessi
discorsi retorici e vuoti che sentiamo riproposti oggi: il pubblico è
inefficiente e fonte di ruberie, meglio il privato. In realtà le caste hanno
continuato a spartirsi la torta, come mostra il sistema bancario privatizzato e
al tempo stesso più di prima sede della commistione tra politica e affari.
Le
privatizzazioni salvano la casta. Se un amministratore di condominio ruba si
manda via lui, non si butta giù la casa. Invece da noi si son abbattute le case
e sono rimasti al loro posto gli amministratori, che hanno lucrato
sull'abbattimento.
Ora si vuol fare
lo stesso con ciò che è rimasto del patrimonio pubblico ed è chiaro che. visto
lo stato della nostra classe imprenditoriale, le nuove privatizzazioni saranno
soprattutto una svendita alle multinazionali. Che come hanno sempre
fatto prenderanno marchi, tecnologie e profitti e lasceranno disoccupazione.
Invece che di sgangherate privatizzazioni il
nostro sistema produttivo avrebbe avuto bisogno di pubblicizzazioni. Si doveva
intervenire per non lasciar distruggere l'Olivetti, tanti superficiali
esaltatori delle valli del silicio americane dimenticano che da noi c'era un
patrimonio nella informatica che era unico e che è stato cancellato. Si doveva
nazionalizzare la Fiat, invece che lasciarla in mani, e quali mani, private con
i soldi pubblici. Si potrebbe andare avanti tanto nel ricordare il disastro
industriale del paese provocato assieme da élite imprenditoriale e casta
politica, questa ultima senza distinzioni di schieramento, da Ciampi a Prodi a
Berlusconi.
Ora il governo
delle larghe intese ci riprova e ancora una volta pagheranno i lavoratori ed il
paese. Quei lavoratori che pochi anni fa si erano battuti contro il piano di
privatizzazione di Fincantieri e avevano vinto. Così l'Italia è rimasta uno dei pochi
paesi occidentali dove ancora si costruiscono ancora grandi e belle navi. Ora
non lo sarà più.
Bisogna
fermarli. Ci stanno provando i tranvieri a Genova, bisogna che la loro
rivolta si estenda a tutto il paese.
Questo è un
governo che quando parla di salvataggi intende quello del ministro Cancellieri
e non quello del sistema produttivo del paese.
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