Mentre la gestione capitalistica della crisi sta ottenendo i
suoi risultati “classici” rendendo i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre
più poveri, come ci stanno dimostrando le statistiche più recenti, il sistema
politico italiano sta faticosamente assestandosi su nuovi equilibri,
probabilmente predisposti in funzione delle future novità in campo
costituzionale e istituzionale: il presidenzialismo e una legge elettorale ancor
più rivolta alla ricerca della governabilità, rispetto all’attuale.
La novità più importante è rappresentata dalla costruzione
di un particolare rapporto tra le maggiori forze di governo, PD e PDL.
La migliore descrizione di questo fenomeno è opera di Alberto
Asor Rosa ed è apparsa, ieri 18 Giugno, in un articolo pubblicato dal
“Manifesto”: La natura cogente del “governo delle larghe intese”, quella
predisposizione a cambiare in profondità il sistema della rappresentanza in
Italia, predisposizione che, ad esempio, non era né poteva essere del governo
tecnico – risulta dal fatto che sempre più chiaramente si va formando al
centro, fra governo e partiti, una nuova e inedita articolazione, più visibile
e percepibile da un punto di vista ideologico e culturale che strettamente
politico, la quale vede uomini del centro-destra e uomini del centro-sinistra
solidamente affiancati allo scopo di procedere a lungo (ripeto: a lungo) verso
questa medesima, comune direzione. Il “governo delle larghe intese” potrebbe
diventare, a quel che si sente e si vede, l’incubatore se non di una nuova
formazione politica, di una comune cultura politica, destinata a determinare,
anche in futuro l’orientamento di ambedue le formazioni”.
Fin qui Asor Rosa, al riguardo del cui testo si potrebbe
aggiungere che il tentativo in atto è quello di formare una sorta di
“coalizione dominante” che rappresenti in misura esaustiva l’asse di governo,
in quadro di regole fortemente limitative della centralità della democrazia
parlamentare: una sorta, come avevamo già avuto occasione di definire in
passato, di “salazarismo”.
Purtroppo il nostro autore, eseguita quest’analisi
sicuramente condivisibile imbocca, sul piano della proposta politica, la strada
sbagliata in quanto propone un tentativo di recupero del PD a una diversa
visione del quadro politico, profittando dell’assenza, sempre secondo Asor
Rosa, in quel partito di un “progetto politico”.
A questo punto si tratta, invece, di formulare un giudizio
sulla base di una più compiuta analisi politica, rifacendosi anche a un esempio
storico.
Nel 1976, al momento della formazione del governo delle
“astensioni” di solidarietà nazionale, molto spesso ricordato dal Presidente
della Repubblica come esempio di assunzione di responsabilità da parte delle
maggiori forze politiche di allora, ci fu chi gridò al regime e alla
“germanizzazione” dell’Italia (in coincidenza anche con la stagione del
terrorismo): si trattò di un’analisi sbagliata, perché nel giro di un paio
d’anni il PCI comprese che non avrebbe potuto sostenere oltre quel tipo di
politica e, pur con tutti i ritardi e le ambiguità del caso, finì (prendendo
come spunto proprio una questione europea: quella del serpente monetario) per
tornare all’opposizione.
Oggi, invece, la situazione appare esattamente rovesciata:
non vi sono segnali di possibilità di sganciamento del PD da questo quadro,
essendo quel partito ormai organicamente inserito nel discorso – appunto –
della “coalizione dominante”: qualsiasi passo in diversa direzione lo
porterebbe a inevitabili e insopportabili spaccature.
E’ evidente, quindi, che, a questo punto, da sinistra il
tema all’ordine del giorno è quello dell’opposizione: considerato inoltre che i
due soggetti attualmente all’opposizione in Parlamento , SeL e M5S, appaiono
per diverse ragioni ovviamente, interni a quel “sistema PD” già acutamente
analizzato in altre sedi.
Rimane dunque scoperto nel Paese e in prospettiva nelle
istituzioni il ruolo dell’opposizione.
Un’opposizione per l’alternativa della quale si possono
delineare alcuni tratti distintivi sul piano del progetto, avanzando anche
qualche proposta sul terreno operativo.
Il campo dell’opposizione per l’alternativa va riempito con un’ipotesi
progettuale di ampio respiro posta prima di tutto a livello europeo, chiedendo
a tutti i soggetti interessati a muoversi in una dimensione internazionalista e
sovranazionale: occorre rovesciare il tavolo del capitalismo attraverso, prima
di tutte, le lotte sociali ma egualmente attraverso un’idea “alternativa” di
gestione dell’economia a partire dal ruolo del “pubblico” rispetto a quello del
“privato”; in secondo luogo è necessario rivolgersi al quadro politico interno
reclamando con forza che l’ipotesi alternativa principi proprio dalla proposta
di un modello di democrazia impostato sulla centralità della democrazia
parlamentare e sul privilegio della rappresentatività rispetto alla
governabilità.
Si tratta di punti forse enunciati banalmente in quest’occasione
e sicuramente sviluppati in una dimensione esageratamente ripetitiva negli
ultimi mesi: ma rimane, tutta intera, la necessità di sottolinearli ogni qual
volta si tenta la strada dell’analisi dello stato di cose in atto, in Europa
come in Italia.
Per muoversi in questa direzione, però, la sinistra
d’opposizione e d’alternativa è priva di una qualsivoglia soggettività
politica: mentre permangono attivi, e con forme di lotte anche specificatamente
importanti, migliaia e migliaia di militanti siamo alla quasi totale
desertificazione della forma compiuta della rappresentanza politica.
Serve muoverci con il massimo della rapidità possibile nella
direzione di colmare questo vuoto producendo riflessione teorica e forme di
capacità organizzativa, ponendoci in alternativa alla “coalizione dominante”,
muovendoci per produrre aggregazione: sta tentando di farlo Ross@, un tentativo
interessante, da sostenere anche aprendo una chiara dialettica politica su
questi temi.
L’obiettivo di fondo, però, da perseguire non in tempi
“storici” deve essere quello di formare un partito dei comunisti e della sinistra
alternativa: si può affermare e scrivere qualsiasi cosa ma i partiti, pur nel
modificarsi del loro modo d’essere e di organizzarsi in ragione delle profonde
trasformazioni della tecnologia e dell’impatto che questa ha avuto
essenzialmente sulle comunicazioni e di conseguenza sull’assetto sociale,
rimangono essenziali e devono recuperare anche la funzione di “integrazione di
massa” con un ruolo pedagogico, di vera e propria formazione politica, non
restando soltanto soggetti destinati a fornire “quadri” per un’indistinta,
simil-tecnocratica (in realtà ferocemente classista) gestione del potere, come
accade per il PD.
Alternativa dunque, alternativa di fondo: nella prospettiva
compiuta di trasformazione della società ,di posizione rispetto al quadro
politico, di capacità di costruzione dei “quadri”.
E opposizione, opposizione netta e puntuale, all’insieme
dello stato di cose presenti.

2 commenti:
Oramai la frittata è fatta, la democrazia , già progetto utopistico, è definitivamente tramontata.
Compito primo dei comunisti è svelare questo esito ma non si potrà farlo se non ci eserciteremo noi per primi a "sentire" questo tracollo, lo dico perché anche tra i compagni mi sembra molto diffusa una visione molto formalistica della democrazia come semplice insieme di regole.
Dovremmo invece assolutamente riattivare nelle coscienze dei concittadini il legame indissolubile che deve esserci tra democrazia ed eguaglianza.
Non sta a me povero di spirito e di cultura tracciare un percorso politico certo è che tra sistemi democratici e sistemi liberali una differenza c'è, tant'è vero che Bersani preferisce sempre definirsi il PD un partito "liberale" piuttosto che "democratico".
Non c'è democrazia se non c'è eguaglianza, o, forse è più preciso dirlo così : non c'è democrazia se non c'è una tensione continua verso la ricerca di una sempre maggiore uguaglianza.
Siamo caduti nel tranello ma adesso dobbiamo svegliarci e dobbiamo ricominciare a reclamare contro le immani ingiustizie del mondo.
Tecnicamente i regimi come quelli occidentali odierni fondati su Parlamento, elezioni a scadenza regolare, suffragio universale sono definiti liberaldemocratici. Il rapporto eguaglianza/democrazia rappresenta il rovello che ci portiamo appresso da oltre un secolo. Togliatti elaborò la formula della "democrazia progressiva",ma in realtà il suo scopo precipuo era la legittimazione "nazionale" del PCI. La tensione verso la maggiore eguaglianza ha generato fenomeni come quello del welfare, di stampo tipicamente socialdemocratico. Come si può notare è materia di studio, intenso studio. Franco Astengo
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