martedì 18 giugno 2013

PD-PDL: PROVE TECNICHE DI COALIZIONE DOMINANTE E LO SPAZIO DELL'OPPOSIZIONE di Franco Astengo

Immagine dal sito: www.lospiffero.com
Mentre la gestione capitalistica della crisi sta ottenendo i suoi risultati “classici” rendendo i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, come ci stanno dimostrando le statistiche più recenti, il sistema politico italiano sta faticosamente assestandosi su nuovi equilibri, probabilmente predisposti in funzione delle future novità in campo costituzionale e istituzionale: il presidenzialismo e una legge elettorale ancor più rivolta alla ricerca della governabilità, rispetto all’attuale.

La novità più importante è rappresentata dalla costruzione di un particolare rapporto tra le maggiori forze di governo, PD e PDL.


La migliore descrizione di questo fenomeno è opera di Alberto Asor Rosa ed è apparsa, ieri 18 Giugno, in un articolo pubblicato dal “Manifesto”: La natura cogente del “governo delle larghe intese”, quella predisposizione a cambiare in profondità il sistema della rappresentanza in Italia, predisposizione che, ad esempio, non era né poteva essere del governo tecnico – risulta dal fatto che sempre più chiaramente si va formando al centro, fra governo e partiti, una nuova e inedita articolazione, più visibile e percepibile da un punto di vista ideologico e culturale che strettamente politico, la quale vede uomini del centro-destra e uomini del centro-sinistra solidamente affiancati allo scopo di procedere a lungo (ripeto: a lungo) verso questa medesima, comune direzione. Il “governo delle larghe intese” potrebbe diventare, a quel che si sente e si vede, l’incubatore se non di una nuova formazione politica, di una comune cultura politica, destinata a determinare, anche in futuro l’orientamento di ambedue le formazioni”.

Fin qui Asor Rosa, al riguardo del cui testo si potrebbe aggiungere che il tentativo in atto è quello di formare una sorta di “coalizione dominante” che rappresenti in misura esaustiva l’asse di governo, in quadro di regole fortemente limitative della centralità della democrazia parlamentare: una sorta, come avevamo già avuto occasione di definire in passato, di “salazarismo”.

Purtroppo il nostro autore, eseguita quest’analisi sicuramente condivisibile imbocca, sul piano della proposta politica, la strada sbagliata in quanto propone un tentativo di recupero del PD a una diversa visione del quadro politico, profittando dell’assenza, sempre secondo Asor Rosa, in quel partito di un “progetto politico”.

A questo punto si tratta, invece, di formulare un giudizio sulla base di una più compiuta analisi politica, rifacendosi anche a un esempio storico.

Nel 1976, al momento della formazione del governo delle “astensioni” di solidarietà nazionale, molto spesso ricordato dal Presidente della Repubblica come esempio di assunzione di responsabilità da parte delle maggiori forze politiche di allora, ci fu chi gridò al regime e alla “germanizzazione” dell’Italia (in coincidenza anche con la stagione del terrorismo): si trattò di un’analisi sbagliata, perché nel giro di un paio d’anni il PCI comprese che non avrebbe potuto sostenere oltre quel tipo di politica e, pur con tutti i ritardi e le ambiguità del caso, finì (prendendo come spunto proprio una questione europea: quella del serpente monetario) per tornare all’opposizione.

Oggi, invece, la situazione appare esattamente rovesciata: non vi sono segnali di possibilità di sganciamento del PD da questo quadro, essendo quel partito ormai organicamente inserito nel discorso – appunto – della “coalizione dominante”: qualsiasi passo in diversa direzione lo porterebbe a inevitabili e insopportabili spaccature.

E’ evidente, quindi, che, a questo punto, da sinistra il tema all’ordine del giorno è quello dell’opposizione: considerato inoltre che i due soggetti attualmente all’opposizione in Parlamento , SeL e M5S, appaiono per diverse ragioni ovviamente, interni a quel “sistema PD” già acutamente analizzato in altre sedi.

Rimane dunque scoperto nel Paese e in prospettiva nelle istituzioni il ruolo dell’opposizione.

Un’opposizione per l’alternativa della quale si possono delineare alcuni tratti distintivi sul piano del progetto, avanzando anche qualche proposta sul terreno operativo.

Il campo dell’opposizione per l’alternativa va riempito con un’ipotesi progettuale di ampio respiro posta prima di tutto a livello europeo, chiedendo a tutti i soggetti interessati a muoversi in una dimensione internazionalista e sovranazionale: occorre rovesciare il tavolo del capitalismo attraverso, prima di tutte, le lotte sociali ma egualmente attraverso un’idea “alternativa” di gestione dell’economia a partire dal ruolo del “pubblico” rispetto a quello del “privato”; in secondo luogo è necessario rivolgersi al quadro politico interno reclamando con forza che l’ipotesi alternativa principi proprio dalla proposta di un modello di democrazia impostato sulla centralità della democrazia parlamentare e sul privilegio della rappresentatività rispetto alla governabilità.

Si tratta di punti forse enunciati banalmente in quest’occasione e sicuramente sviluppati in una dimensione esageratamente ripetitiva negli ultimi mesi: ma rimane, tutta intera, la necessità di sottolinearli ogni qual volta si tenta la strada dell’analisi dello stato di cose in atto, in Europa come in Italia.

Per muoversi in questa direzione, però, la sinistra d’opposizione e d’alternativa è priva di una qualsivoglia soggettività politica: mentre permangono attivi, e con forme di lotte anche specificatamente importanti, migliaia e migliaia di militanti siamo alla quasi totale desertificazione della forma compiuta della rappresentanza politica.

Serve muoverci con il massimo della rapidità possibile nella direzione di colmare questo vuoto producendo riflessione teorica e forme di capacità organizzativa, ponendoci in alternativa alla “coalizione dominante”, muovendoci per produrre aggregazione: sta tentando di farlo Ross@, un tentativo interessante, da sostenere anche aprendo una chiara dialettica politica su questi temi.

L’obiettivo di fondo, però, da perseguire non in tempi “storici” deve essere quello di formare un partito dei comunisti e della sinistra alternativa: si può affermare e scrivere qualsiasi cosa ma i partiti, pur nel modificarsi del loro modo d’essere e di organizzarsi in ragione delle profonde trasformazioni della tecnologia e dell’impatto che questa ha avuto essenzialmente sulle comunicazioni e di conseguenza sull’assetto sociale, rimangono essenziali e devono recuperare anche la funzione di “integrazione di massa” con un ruolo pedagogico, di vera e propria formazione politica, non restando soltanto soggetti destinati a fornire “quadri” per un’indistinta, simil-tecnocratica (in realtà ferocemente classista) gestione del potere, come accade per il PD.

Alternativa dunque, alternativa di fondo: nella prospettiva compiuta di trasformazione della società ,di posizione rispetto al quadro politico, di capacità di costruzione dei “quadri”.

E opposizione, opposizione netta e puntuale, all’insieme dello stato di cose presenti.


2 commenti:

Anonimo ha detto...

Oramai la frittata è fatta, la democrazia , già progetto utopistico, è definitivamente tramontata.
Compito primo dei comunisti è svelare questo esito ma non si potrà farlo se non ci eserciteremo noi per primi a "sentire" questo tracollo, lo dico perché anche tra i compagni mi sembra molto diffusa una visione molto formalistica della democrazia come semplice insieme di regole.
Dovremmo invece assolutamente riattivare nelle coscienze dei concittadini il legame indissolubile che deve esserci tra democrazia ed eguaglianza.
Non sta a me povero di spirito e di cultura tracciare un percorso politico certo è che tra sistemi democratici e sistemi liberali una differenza c'è, tant'è vero che Bersani preferisce sempre definirsi il PD un partito "liberale" piuttosto che "democratico".
Non c'è democrazia se non c'è eguaglianza, o, forse è più preciso dirlo così : non c'è democrazia se non c'è una tensione continua verso la ricerca di una sempre maggiore uguaglianza.
Siamo caduti nel tranello ma adesso dobbiamo svegliarci e dobbiamo ricominciare a reclamare contro le immani ingiustizie del mondo.

PERCHE' LA SINISTRA D'ALTERNATIVA RITORNI NEL PARLAMENTO ITALIANO ha detto...

Tecnicamente i regimi come quelli occidentali odierni fondati su Parlamento, elezioni a scadenza regolare, suffragio universale sono definiti liberaldemocratici. Il rapporto eguaglianza/democrazia rappresenta il rovello che ci portiamo appresso da oltre un secolo. Togliatti elaborò la formula della "democrazia progressiva",ma in realtà il suo scopo precipuo era la legittimazione "nazionale" del PCI. La tensione verso la maggiore eguaglianza ha generato fenomeni come quello del welfare, di stampo tipicamente socialdemocratico. Come si può notare è materia di studio, intenso studio. Franco Astengo

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