giovedì 6 giugno 2013

SENTENZA CUCCHI, TERNI: DEMOCRAZIA POLITICA, DEMOCRAZIA SINDACALE, REPRESSIONE di Franco Astengo


Immagine del sindaco Di Girolamo, di Terni
Due fatti, accaduti entrambi il 5  Giugno, meritano di essere portati all’attenzione generale quali oggetto di una accurata riflessione.
Da una parte l’incredibile sentenze al riguardo del “caso Cucchi”; dall’altra i fatti di Terni, con il pestaggio degli operai da parte della polizia (e relativo “giallo” riguardante il ferimento del Sindaco della Città umbra).
Naturalmente non si tratta di limitarci a registrare i fatti di cronaca ma, partendo da essi, avviare un’analisi di fondo sulle tendenze della democrazia, o meglio di ciò che ne rimane in Italia, che proprio questi episodi dimostrano con chiarezza.
Principiamo nella nostra schematica disamina da un punto esclusivamente e squisitamente politico: se ci troviamo, come, in effetti, siamo, in una fase di forte intensificazione del meccanismo repressivo al riguardo di qualsivoglia tipo d’insorgenza sociale, questo fatto è stato dovuto non solo dalla reazione allo stato di cose (ormai drammatico per milioni di persone) provocato dalla crisi, con l’impoverimento generale, la disoccupazione di massa, la cancellazione del welfare, ma dalla filosofia di fondo espressa dal governo delle cosiddette “larghe intese”.
Tra PD e PDL esiste, infatti, un comune orientamento che, alla fine dopo qualche contorcimento più o meno di facciata, renderà stabile questo tipo di governo: magari utilizzando qualche marchingegno sul piano istituzionale, quale quello relativo al cambiamento della forma di governo.
L’orientamento comune tra PD e PDL è quello che la crisi deve essere gestita stando dalla parte dei padroni, ben nel solco tracciato dall’antico “pentapartito” degli anni’80 del XX secolo: riducendo, cioè, lo spazio d’interconnessione tra “politica” e “società” attraverso il taglio secco del fenomeno che è stato definito “eccesso di domanda” in materia di diritti, miglioramento delle condizioni economiche generali, stato sociale.
Una linea collocata ben oltre le ricette del “neo-liberismo” ma portata avanti per perseguire una vera e propria ripresa delle forme più classiche della lotta di classe, con i meccanismi della repressione poliziesca e giudiziaria quali sbocchi naturali e prevalenti.
Accanto alla repressione poliziesca e giudiziaria si collocano gli elementi di restringimento degli spazi democratici, sia sul piano istituzionale, in particolare attraverso il presidenzialismo, la legge elettorale, lo svilimento del ruolo del Parlamento, sia sul piano sociale con l’accordo-capestro sulle rappresentanze  sindacali, cui hanno aderito CGIL-CISL-UIL allineatesi prontamente a questo disegno di vero e proprio “strozzamento della democrazia”.
Così stanno le cose se le vogliamo considerare nella loro essenza, al di fuori da qualsiasi infingimento o sottovalutazione.
Tutti debbono reclamare l’avvio di un programma e di una stagione di forte opposizione, sia sociale, sia politica, cominciando a costruire ciò che proprio manca: una capacità di rappresentanza adeguata alla difficoltà di questo scontro, la cui natura non può essere disconosciuta nella sua portata di vero e proprio scontro epocale.

Nessun commento:

Posta un commento

La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie