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| Immagine dal sito web: www.truciolisavonesi.it |
Si tratta di un documento di grande valore storico e politico su di una fase particolarmente importante, non soltanto per la vita dellla nostra città ma dell'intera nazione, scossa dopo l'attentato di Piazza Fontana da una vera e propria ventata di terrorismo stragista.
Il 2 Dicembre 1982, la Presidenza dell’ANPI della Provincia
di Savona diede incarico a Carlo Trivelloni di compiere una ricerca e uno
studio, da condensarsi in una relazione, in merito ad eventuali connessioni tra
la loggia massonica P2 e gli attentati terroristici, perpetrati a Savona dal
novembre 1974 al maggio 1975. Trivelloni concluse il suo lavoro nel maggio del 1983, nell'immediata vigilia dell'arresto di Alberto Teardo: un altro episodio di grande rilievo collegato anch'esso alle vicende della loggia P2 di cui Teardo faceva parte.
Da qualche tempo sembra essere ritornato d'attualità il
mistero delle cosiddette “bombe di Savona”: si sono svolti convegni, sono state
promesse nuove rivelazioni sul caso, la magistratura appare sul punto di
muoversi nuovamente, dopo che nel 1995 gli atti erano stati trasferiti alla
commissione stragi.
Abbiamo così pensato di fare il punto di quella drammatica
vicenda, rievocandola nei suoi aspetti essenziali, proprio al fine di
preservare al meglio la memoria storica delle vicende riguardanti la nostra
Città.
Trent'anni fa, tra il mese di Maggio 1974 e quello di
Febbraio 1975, Savona visse uno dei momenti, insieme più drammatici ed
esaltanti della sua Storia.
Il riferimento, ovvio e naturale, richiama alla serie di
attentati dinamitardi che si succedettero, in
varie parti della Città.
La situazione generale del Paese vedeva l'avviarsi della
strategia della tensione (strage di Piazza Fontana, treno Italicus, Piazza
della Loggia ecc) ed il manifestarsi dei primi episodi di terrorismo (attentato
alla Sit – Siemens, rapimento del giudice Sossi : stagione del terrorismo che
culminerà, quattro anni dopo, con il
rapimento e l'assassinio di Aldo Moro), nel tentativo di arrestare l'intenso e
tumultuoso processo di democratizzazione del Paese, che aveva ricevuto un forte
e decisivo impulso dalla vittoria del “NO” all'abrogazione della legge su
divorzio, nel referendum del 13 Maggio 1974 : un successo sostenuto da un ampio
schieramento laico, di sinistra, dei cattolici democratici.
L'asse politico del Paese appariva davvero, allora, spostato
in direzione di una alternativa possibile all'ormai trentennale predominio
democristiano e, al di là del giudizio che si può oggi esprimere sul
comportamento di questo o di quell'altro partito, non è azzardato affermare
che, in quella fase, si respirò sul serio l'aria del cambiamento.
La stessa crisi economica, culminata nell' “shock”
petrolifero dell'inverno 1973, parve rappresentare una occasione per mettere in
discussione le coordinate stesse del modello di sviluppo, basato sul consumismo
individualistico.
Le bombe di Savona rappresentarono così uno dei tasselli,
poste da mani oscure, per frenare questo tentativo di rinnovamento e porre un
freno al processo di avanzamento democratico.
Ancora oggi il mistero regna sull'origine, le forme di
attuazione, gli autori, gli scopi di quegli attentati, anche se, alla luce di
successive esperienze, appare avere un qualche plausibile fondamento l'ipotesi
della pista neo – fascista, con il connubio di settori deviati dei servizi segreti
italiani ed esteri, con lo scopo, appunto, di estendere , proprio a Savona
città fieramente antifascista, protagonista della Resistenza, forme specifiche
della già citata “strategia della tensione”.
Tutte le ricerche della verità furono inutili: quelle
compiute dalla Magistratura, arrivata poi alla completa archiviazione del caso
e quelle della Commissione Stragi, che pure nel 1994 grazie all'iniziativa
dell'onorevole Del Gaudio, aveva acquisito tutti gli atti dell'inchiesta.
Il tentativo più importante, nella direzione di stabilire i
nessi, le complicità, le origini dei mandanti di quei tragici episodi fu però
compiuto dall'avv.Carlo Trivelloni, indimenticabile figura di democratico,
che nel 1982 redasse una propria
relazione sull'argomento, avendo come oggetto le eventuali connessioni
riscontrabili tra la “massoneria coperta” (in particolare la loggia P2 e le sue
diverse filiazioni: non a caso tra i protagonisti della vicenda P2 si
ritrovano, anche,coloro che pochi mesi più tardi furono investiti dal ciclone
della “questione morale savonese”) e gli attentati terroristici di cui stiamo
scrivendo.
La ricerca dell'avv.Trivelloni ricorda tutto questo,
collegandosi puntualmente con i grandi misteri dell'Italia dell'epoca e vale la
pena, ancor oggi, riprenderla e rifletterci sopra.
La vicenda delle bombe di Savona non può però essere
ricordata a dovere, senza segnalare, ancora una volta, lo splendido
comportamento, mantenuto dalla popolazione della nostra Città in quel
drammatico frangente.
L'attacco rivolto alla nostra vita democratica fu respinto
unitariamente con grande dignità, compostezza, senso di partecipazione
popolare.
Una partecipazione che culminò nel grande moto della
vigilanza di massa, diretta dai Consigli di Quartiere che ebbero una funzione determinante,
purtroppo non più ripetuta in seguito in una forma così incisiva.
Ad imperituro ricordo di quello slancio vivo di presenza
popolare rimane, al largo di Corso Mazzini, il piccolo monumento a memoria di
Fanny Dallari, vittima innocente di quella tragedia.
Ho già accennato allo sviluppo intenso che la vita
democratica della Città aveva segnato negli anni immediatamente precedenti ai
fatti appena ricordati.
Ebbene, in quell'occasione, accanto al potenziale di
democrazia dal bassa espressasi attraverso la vigilanza di quartiere, si
affermò anche tutta l'autorevolezza e la capacità di mobilitazione delle
istituzioni e del sindacato.
Chi vi partecipò ha ancora negli occhi l'eccezionale
manifestazione di Piazza Saffi, svoltasi alla presenza di 30.000 persone, con
la partecipazione del segretario nazionale della CISL, Luigi Macario, quale
momento irripetibile di capacità popolare di prendere in mano il destino di
tutti e cambiare il corso della storia. (di Franco Astengo)
RELAZIONE TRIVELLONI
LA LOGGIA P2 E LE BOMBE DI SAVONA
Il 2 Dicembre 1982, la Presidenza dell’ANPI della Provincia
di Savona ha dato incarico a Carlo Trivelloni di compiere una ricerca e uno
studio, da condensarsi in una relazione, in merito ad eventuali connessioni tra
la loggia massonica P2 e gli attentati terroristici, perpetrati a Savona dal
novembre 1974 al maggio 1975.
CARLO TRIVELLONI
LA LOGGIA P2 E LE “BOMBE DI SAVONA”
Questo contributo di ricerca della verità è dedicato alla
memoria di Gerolamo Isetta
PREMESSA
Questa relazione non è una breve storia della massoneria e
neppure della loggia Propaganda 2.
Un tentativo del genere ci avrebbe allontanati dal tema e
sarebbe stato, comunque, troppo ambizioso per lo scrivente attesa la vastità e
la complessità della materia.
La relazione evita la cronistoria degli attentati perpetrati
nella nostra città negli anni 1974 e 1975, essendo questi dolorosamente vivi
nella memoria di tutti e perfettamente conosciuti, in ogni loro particolare,
dall’ANPI.
Quando nel corso della relazione, si riepiloga o si ricorda
lo si fa per dare senso logico e maggior chiarezza all’esposizione.
Non si è mai pensato infine di attribuirci compiti che sono
propri della magistratura e degli organi di investigazione dello Stato.
E’ uno studio, una ricerca dove non vi sono né accusatore né
accusati.
In certi tratti sembrerà un’esercitazione semantica, ma è
augurabile che si intraveda sempre l’impegno e l’assenza di distorsioni.
Notizie, fatti, circostanza, collegamenti, comportamenti,
riguardo a larga parte dei “misteri d’Italia”, vanno esaminati e possibilmente
interpretati con una nuova chiave di lettura, dopo che la commissione
parlamentare per il caso Sindona, nel maggio 1981, pubblicò gli elenchi
nominativi degli affiliati alla P2, secondo Licio Gelli.
Anche per gli attentati terroristici avvenuti a Savona negli
anni 1974-75, ci sembra che siano applicabili questi nuovi criteri d’esame alla
luce di ciò che ora si conosce sulla potenzialità eversiva della P2.
Nella relazione ricorrerà sovente il nome di Alberto Teardo:
non esiste da parte nostra alcuna volontà persecutoria, non l’abbiamo incluso
noi nelle liste sequestrate a Castiglion Fibocchi, ed gli è l’unico savonese
che compare in questi elenchi. Anche se è nato a Venezia e risiede nel comune
di Albisola Superiore a pochi chilometri da quello di Savona, è in questa città
che è avvenuta la sua crescita politica e dove tuttora, più che altrove, ha
maggiore potere anche se la carica pubblica che ricopre è regionale.
Il caso dell’ufficiale della Capitaneria di Porto F.Angelo
Murru, anch’egli negli elenchi P2, richiederà solo un breve accenno.
A Teardo viene ovviamente riconosciuta anche da parte nostra
la veste giuridica di “presunto piduyista” ma cercheremo di evitare, il più
delle volta tale definizione, ed anche quella semplicemente di “piduista”:
oltretutto è un neologismo privo di eleganza.
Si eviteranno i giudizi categorici: ma le notizie certe e i
fatti appurati verranno presentati come tali.
Tutto ciò che invece sarà incerto verrà indicato nella intera
sua indeterminatezza e verrà menzionato solo se si ravviserà la sua possibile
utilità per il futuro.
E’ necessaria una avvertenza.
Quando si indica il numero di tessera della P2, lo si fa per
abbreviazione ma si deve intendere sempre che la frase completa è la seguente:
….secondo gli elenchi di Gelli, pubblicati dalla commissione parlamentare per
il caso Sindona”.
Non vi saranno conclusioni finali perché non competono a chi
scrive.
(continua)
(continua)

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