Renzi parla di “sinistra masochista” raggiungendo l’apice
(per ora) nella sua capacità di offendere gratuitamente la storia, gloriosa o
meno, del movimento operaio.
Nessuno però replica a tono, nell’ignavia persistente che
caratterizza la sinistra italiana ormai da molto tempo.
Non emerge la capacità di definire con chiarezza le
caratteristiche che oggi dovrebbe avere un’azione politica imperniata sull’eguaglianza,
lo sviluppo democratico, il radicamento sociale dei soggetti.
Abbiamo paura delle parole e ci si attorciglia sulla realtà
di vecchi soggetti ormai superati nei fatti con un comportamento che definire
timido è già generoso perché sarebbe più giusto appellarlo come tragicamente
colpevole.
Si tratta di puntare su due elementi di fondo per promuovere
una vera e propria svolta nell’azione della sinistra: opposizione e
alternativa.
Deve essere affermato con grande chiarezza che questo tipo
di situazione creatasi in Italia (come conseguenza dell’Europa, in buona parte)
richiede l’opposizione: un’opposizione “sistemica” portata avanti senza sconti
e punti di flessione. Nessuna concessione a idee astratte di “governabilità”.
Nello stesso tempo occorre presentare e proporre un’alternativa
anch’essa di tipo sistemico.
Va detto con chiarezza che non abbiamo nessuna paura di far
governare la destra: perché la destra già governa e con ampio margine e l’unica
opzione appare addirittura quella di un indefinito populismo come quello
presentato dal M5S.
Una situazione drammatica di cui portiamo per intero la
responsabilità.
E’ una destra ampia quella che governa e che comprende anche
le pulsioni razziste della Lega e di Casa Pound: basta vedere quali soluzioni
si propongono per la tragedia dei migranti.
E’ una destra quella che governa piena di nazionalismo d’accatto
e di bellicismo di risulta.
Una destra, questa di governo, che raccoglie il peggio della
tradizione politica italiana: ha ragione Renzi non moriremo democristiani, perché
il rischio vero è quello di morire fascisti.
Il resto è sceneggiata, finzione, mistificazione.
E’ su questi punti che a sinistra si dovrebbe riflettere e
avanzare proposte politiche, senza indulgere in opportunismi di maniera e in
visioni personalistiche come sta accadendo.
Lo scontro sulla “riforma” della scuola può risultare
decisivo rispetto al futuro immediato: un confronto non tanto su un aspetto
importantissimo della nostra vita sociale, ma su di una concezione complessiva
dell’azione politica e dell’impatto culturale di massa.
Occorre accantonare paure e riserve mentali, cercare di
capire cosa sta cambiando e cosa serve senza esitazioni di sorta.
Riassumo: opposizione e alternativa. E un soggetto politico
adeguato, da far nascere dal basso attraverso un meccanismo concreto di
rapporto con chi rappresenta, vive e soffre le acutissime contraddizioni
sociali dell’epoca.
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