Il Presidente della Repubblica ha firmato la nuova
legge elettorale, l’Italicum, e non ha rilevato difetti sotto il profilo
costituzionale nel testo uscito dal Parlamento il 4 maggio scorso.
Sergio Mattarella è l’autore della legge elettorale con la quale si è
votato dal 1994 al 2001, il cosiddetto Mattarellum, ed era giudice della
Corte costituzionale quando quest’ultima bocciò nel dicembre 2013 il
cosiddetto Porcellum, ossia la legge elettorale approvata nel 2005. I
dubbi sulla legittimità costituzionale dell’Italicum (sollevati da più
parti) potrebbero a questo punto essere superati… e dovrebbe
convincersene anche chi non ritiene sufficienti l’introduzione di una
soglia per attribuire il premio di maggioranza e la possibilità di
esprimere due preferenze (due punti critici sollevati dalla Consulta).
Dal luglio 2016 sarà possibile votare con la nuova
legge, salvo soprese (si devono ancora risolvere il nodo del Senato e
l’eventualità del Referendum), ed è lecito auspicare che ciò avvenga
senza strascichi polemici su legittimità costituzionale e modalità
politiche di scrittura delle regole del gioco elettorale (la legge è
stata approvata dalla sola maggioranza e con il voto di fiducia). Del
resto, tra le tre leggi elettorali della cosiddetta ‘seconda fase
repubblicana’ c’è un filo rosso: riequilibrio tra rappresentanza e
governabilità (a favore della seconda), alternanza politica (elogio del
bipolarismo del sistema), indicazione diretta del capo del Governo
(tendenza al premierato). Piuttosto che un ‘Porcellum con le ali’
(secondo la colorita espressione di Pippo Civati), pare di vedere dietro
la nuova legge l’ombra di un Premier Italicum (secondo la brillante
espressione di Ilvo Diamanti) che cerca di mostrarsi da circa un
ventennio celando le sue parti più impresentabili. Insomma: reso
necessario dalla Consulta, l’Italicum migliora il Porcellum, rafforzando
il percorso avviato già con il Mattarellum: fare scegliere agli
italiani il capo del Governo, possibilmente tra due opzioni.
In un precedente intervento su Altritaliani mi sono
soffermato sul filo rosso della seconda fase repubblicana, e su come si
siano prodotti solo effetti immaginati (ombre più corte o più lunghe).
Nell’ultimo ventennio non vi è stata maggiore stabilità politica in
Italia, e ciò che ha segnato questa fase repubblicana sono stati i
continui passaggi tra gruppi di parlamentari. Governabilità, alternanza e
indicazione diretta del premier sono stati veri e propri miti politici
del sistema maggioritario in Italia. Al contrario, vi sono stati effetti
reali sul sistema dei partiti politici (il loro indebolimento) e su
quello istituzionale (un indebolimento del Parlamento cui non ha
corrisposto un rafforzamento dell’azione di Governo). Stando così le
cose, l’Italicum non mi convince perché insegue un mito oramai
invecchiato insistendo solo sugli effetti immaginati, e non affrontando
quelli reali o corporei.
Ma, a ben vedere, una legge elettorale potrebbe
produrre effetti non solo sulla forma di Governo (al netto tra i due
effetti, immaginati e reali), ma anche direttamente sul sistema dei
partiti. Si potrebbe anzi affermare che una legge elettorale dovrebbe
tener conto non solo dell’equilibrio tra rappresentatività e
governabilità (da cui derivano alternanza tra maggioranze e possibilità
di premierato), ma anche di come promuovere la partecipazione politica,
ovviamente in specifici contesti storici e culturali. Detto in modo più
semplice: l’Italicum porrà un freno all’indebolimento dei partiti
politici in Italia, oppure no? Soprattutto: inciderà sulla
ristrutturazione del sistema partitico-politico che, ad oggi, sembra
segnato da un nuovo centro-sinistra (il partito di Renzi), nuovi
centri-destra (post-berlusconiani) e un nuovo movimento a-polare ma non
di centro (il populismo di Grillo)?
È noto che la scelta per il proporzionale nella
prima fase repubblicana ha corrisposto all’esigenza di consolidare i
partiti di massa nella nascente democrazia italiana. Non credo che vi
sia del conservatorismo nel mio domandarmi che impatto avrà l’Italicum
sulla riconfigurazione del sistema dei partiti. Non considero affatto
conservatore, infatti, il considerare i partiti politici tuttora
rilevanti per il buon funzionamento di un sistema democratico. Occorre
riconoscere che, con l’avvio della seconda fase repubblicana, si è
voluto rispondere all’esigenza di accelerare il processo decisionale e
semplificare il quadro politico (spostando l’attenzione verso la
governabilità, l’alternanza e il premierato). Ma ciò è avvenuto a
scapito del sistema dei partiti e del potere del Parlamento, senza il
rafforzamento dell’azione di Governo, quindi con l’effetto complessivo
di un indebolimento del sistema politico italiano. Ciò è avvenuto a
vantaggio dei poteri forti dell’economia e soprattutto della troika, con
un ruolo particolarmente intenso dalla Germania. Non vedo alternative,
per risollevare le sorti del sistema politico, che rafforzare i partiti
politici, quali organizzatori della partecipazione e traduttori di
interessi e identità politiche.
Difficile è definire quale sarà l’impatto
dell’Italicum sul sistema dei partiti, ma possiamo comunque provare a
dire qualcosa. A sinistra del Partito democratico di Renzi, la nuova
legge elettorale non mi pare possa favorire l’aggregazione di forze con
una vocazione di governo, semmai le orienta verso la frammentazione
politica. Potrebbe addirittura apparire ai loro interpreti (la sinistra
radicale è piena di nuovi imprenditori politici, si pensi al ‘caso
Ingroia’) più favorevole un ballottaggio (l’Italicum lo prevede per
attribuire il premio di maggioranza nel caso del non superamento della
soglia prevista al primo turno) tra il Partito democratico e il
Movimento 5 Stelle. Appoggiando quest’ultimo, le sinistre potrebbero
sperare di contribuire all’elezione delle principali cariche
istituzionali e di partecipare a una coalizione oversized, cioè fatta da
un numero di partiti più alto rispetto a quanto necessario. A destra
del Partito democratico di Renzi la nuova legge elettorale interviene in
una vasta prateria aperta dal post-berlusconismo. Il premio di
maggioranza attribuito alla lista e non alla coalizione dovrebbe agire
come forza-centripeta verso un listone, ma la possibilità per i
partitini di entrare facilmente in Parlamento e un certo grado
d’incertezza introdotto dalle preferenze agiscono in senso contrario,
ossia centrifugo. Su questo sfondo si gioca, è vero, una partita
politica su un nuovo cleavage, ossia la divisione a destra tra forze pro
o anti UE (così come emersa anche altrove nelle ultime elezioni per il
Parlamento europeo, soprattutto in Francia). Ma la gabbia dell’Italicum
non favorisce una soluzione ragionata, capace di attivare processi di
partecipazione politica. Più probabile è che saranno pochi capicorrente,
condizionati magari dai risultati delle prossime elezioni regionali, a
orientare i centri-destra verso un esito centrifugo o centripeto.
Naturalmente potranno esserci colpi di scena, soprattutto se si pensa a
come Grillo può giocare sull’imprevedibilità della web legitimacy, ma il
risultato sarebbe ancora più grave, poiché prodotto da una
frammentazione culturale oltreché politica.
Insomma, nonostante l’Italicum superi alcune
debolezze del Mattarellum, ponendo la lista di un partito dove prima
c’era un potenziale di coalizione e di ricatto dei partiti minori (e
spesso più litigiosi), non mi sembra che ciò sia sufficiente a garantire
un rafforzamento dei partiti maggiori (anche nella loro forma di
partiti personali) con vocazione al governo (tanto meno sulla base di un
progetto-programma politico chiaro e riconoscibile). Non mi pare che il
doppio turno di lista possa favorire questo processo o questo esito. Ma
forse è troppo presto per dirlo.
Emidio Diodato
Professore associato di Politica internazionale
Università per stranieri di Perugia.
Professore associato di Politica internazionale
Università per stranieri di Perugia.
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