Lo sciopero della scuola svoltosi ieri è sicuramente
riuscito e ha rappresentato, sul piano politico, un momento di grande
importanza soprattutto per una categoria come quella degli insegnanti che,
nella sua grande maggioranza, aveva sempre dimostrato (dopo la “democratizzazione
di massa” dell’inizio anni’70) di seguire sostanzialmente le diverse giravolte
del PDS-DS-PD.
In quest’occasione, però, è avvenuto qualcosa di diverso.
I motivi di opposizione al progetto di “Buona Scuola”
elaborato dal Governo Renzi sono moltissimi e tutti ben sottolineati dalla
piattaforma sulla base della quale si è andati allo sciopero.
Un punto, però, è risaltato: quello della ferma opposizione
della categoria all’idea del Preside-Moderno-Principe che fa e disfa a suo
piacere: addirittura il sottosegretario alla Pubblica Istruzione, Faraone (“nomen
omini”?) ha parlato di Dirigente che sceglie la sua ”squadra”. Preside Manager
alla Ferguson, per intenderci. A quando il “mercato-insegnanti” al Gallia?
La ferma opposizione a questo delirante concetto vale molto
di più del voto di fiducia incassato sull’Italicum.
Anzi si tratta di un vero e proprio voto di sfiducia che
viene da una categoria di fondamentale importanza per la vita culturale del
Paese: un voto di sfiducia rivolto direttamente al cuore della filosofia
politica che questo Governo persegue e porta avanti.
Il “Preside – Moderno- Principe” è infatti direttamente in
linea con l’idea dell’“uomo solo al comando” che in tutte le situazioni
sovrasta le scelte renziane, a partire- ovviamente – dal vertice della
Piramide.
Tutte le strutture politiche, dello Stato e ancora private
dovrebbe essere formate sul principio di
un “Capo” capace di eliminare i
concorrenti senza tanti scrupoli (“Enrico stai sereno”) che si circonda di “cerchi
magici” i cui componenti sono scelti sulla base della capacità di sviluppare un
feroce “individualismo competitivo”.
Ovviamente nell’ossequio assoluto ai voleri del Capo
Supremo.
Aver compreso questo punto, che rimane alla base della
realtà del regime autoritario ormai insediatosi in Italia, è stato un grande
pregio del movimento espressosi ieri.
Auguriamoci che non si arretri da questo punto sulla base di
mediocri compromessi fondati su interessi particolari, com’è accaduto in altre
occasioni e in altri campi, in ispecie in quello della politica.
Vale la pena comunque di sottolineare quest’aspetto: il no
al “Preside-Moderno-Principe” riveste un grande valore politico.
Senza alcun ottimismo, sia chiaro, nella consapevolezza
delle grandi difficoltà di un momento che è sicuramente di sconfitta.
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