L’esito delle prossime elezioni regionali del 31 Maggio non
sarà determinato, come sostengono i corifei delle diverse fazioni in lotta,
dalle spaccature presenti nei diversi schieramenti (in particolare in Liguria,
Puglia e Marche: in quest’ultima regione succede addirittura che il Presidente
uscente eletto con il centrosinistra si ripresenti con il centrodestra): sarà,
invece, l’andamento dell’astensionismo a determinare il risultato.
Ormai la consistenza del dato del “non voto” (nella somma
delle tre componenti: assenza dai seggi, voto nullo, scheda bianca) ha
raggiunto una tale consistenza da poter essere considerato come “l’ago della
bilancia”.
Dove si assesterà la cifra dell’astensione in questa
prossima tornata elettorale?
Certamente il “battage” propagandistico è risultato di tono
molto elevato, in particolare da parte del PD che ha comunque esasperato il
livello della propria polemica interna
subendo anche qualche spaccatura di un qualche rilievo e usando la leva del governo
proprio a fini elettoralistici (ma inciampando in qualche ostacolo non proprio
previsto: pensionati, scuola, pagamento dell’IVA, legge elettorale, tentativo
pervicace di conclusione del processo di azzeramento del sindacato, che
comunque ci ha messo molto del proprio) e da parte della Lega Nord che ha
affondato i colpi sul terreno delicatissimo dei migranti, usando toni
apocalittici e del tutto distruttivi.
Più moderata, invece, la campagna del movimento 5 Stelle
anche per via del sostanziale anonimato dei candidati Presidenti: elemento non
secondario di una situazione fortemente caratterizzata dalla personalizzazione.
Totale inconsistenza a sinistra, dove tra l’altro (e fattore
non secondario) i tentativi di autonomizzazione in corso scontano il limite di
derivare da decenni di collaborazione passiva con il sistema di potere PD.
Le ragioni dell’astensionismo si sono modificate nel tempo,
via via con la crescita del fenomeno.
In Italia il fenomeno del “non voto” è risultato a lungo
assolutamente marginale: con una partecipazione al voto oscillante tra il 90% e
l’80% degli aventi diritto. Percentuali raggiunte anche recentemente in occasione
delle elezioni politiche (l’81,38% nel 2001).
Successivamente, però, si è avuta una crescita esponenziale della
non presenza al voto, restando inalterato il numero delle “bianche “ e delle
“nulle”.
Una “non presenza” oscillante tra le varie tornate
elettorali, a seconda del tipo d’istituzione sottoposta a giudizio, con una
generalità di vero e proprio “crollo” nell’occasione dei ballottaggi per le
elezioni comunali (nonostante questo dato l’istituto del ballottaggio è stato
esteso, addirittura per le liste e caso unico a livello di democrazie avanzate,
per le elezioni politiche).
Esiste quindi una forma di giudizio preventivo da parte
dell’elettorato nei confronti del tipo di tornata in programma e, in questo
senso, si potrebbe affermare che le votazioni per le elezioni regionali non
rappresentano certo un momento di incentivazione alla presenza.
Il primo elemento che farebbe propendere per una crescita
dell’astensionismo rispetto alle elezioni politiche del 2013 è costituito,
infatti, dall’assoluta impopolarità , in generale, dell’Ente Regione rispetto
al complesso dell’opinione pubblica: un Ente, al riguardo del quale appare
evidente il fallimento dell’idea del federalismo che aveva attraversato per
almeno un decennio il mondo politico italiano sulla scorta dei successi della
Lega Nord, fino ad arrivare alla modifica del titolo V della Costituzione
attuata dalla maggioranza di centrosinistra in conclusione della legislatura
1996-2001.
Le Regioni si sono trasformate, infatti, da soggetto
legislativo e di coordinamento amministrativo a soggetti di spesa (impropria,
come hanno dimostrato le vicende legate alla storia delle “spese pazze”) e di
nomina (rigidamente orientata dall’appartenenza a “clan” e ai vari “cerchi
magici”), accumulando deficit spaventosi nei campi della sanità e dei
trasporti, in una situazione di assenza di iniziativa sul terreno delicatissimo
dell’assetto idrogeologico e, invece, di insensato sprone nei processi di
speculazione edilizia e di cementificazione del territorio.
In queste condizioni appare difficile che le elezioni
regionali possano stimolare un impulso di partecipazione da parte dell’elettorato.
Del resto le motivazioni dell’astensione si sono modificate
nel corso del tempo: dall’idea dell’indifferenza rispetto alla politica (la
teoria americana dell’astensione per “lasciare le cose come stanno visto che
vanno bene”) a quella della protesta indifferenziata a quel distacco “radicale”
dall’insieme del sistema politico che appare componente importante
nell’attualità della vicenda italiana.
Da considerare la
ristrettezza dell’offerta politica, in particolare a sinistra e anche nel campo
della possibile interpretazione della stessa protesta sul terreno istituzionale.
Il movimento 5 Stelle
appare rifluito nel gioco parlamentare e ha anche rinunciato all’idea di un
insediamento sociale più radicale.
Matteo Renzi ha
rinunciato all’idea della “rottamazione” riducendola a una lotta di correnti nel PD e appoggiando,
per questo motivo, come ha fatto notare anche Guido Crainz pezzi del vecchio
sistema di potere, da De Luca in Campania (con corredo di “impresentabili”) ai
residui del burlandismo in Liguria.
La previsione più attendibile, in questo momento farebbe
dunque pensare a una crescita dell’astensione almeno rispetto a quanto avvenuto
nelle elezioni politiche del 2013.
In ogni caso, al fine di offrire i dati reali sui quali
misurare l’esito delle prossima tornata elettorale, al di fuori dal disgustoso
meccanismo di computo di stampo calcistico (6-1 o 4 -3: dati fuorvianti, che
proprio non significano nulla rispetto all’analisi delle condizioni concrete in
cui versa il sistema politico e i rapporti di forza al suo interno) ecco la
misura in cifre assolute e in percentuali del non voto nelle tornate del 2010
(regionali), 2013 (politiche), 2014 (europee).
Totale delle 7 regioni nelle quali si vota (Liguria, Veneto,
Toscana, Marche, Umbria, Campania, Puglia).
Regionali 2010: iscritti nelle liste: 17.570.383, voti
validi 10.945.403 (62,2%).
Politiche 2013: iscritti nelle liste 17.649.746, voti validi
12.742.096 (72,19%)
Europee 2014: iscritti nelle liste 18.418.874, voti validi
10.273.489 (55,7%).
LIGURIA
Regionali 2010: iscritti nelle liste 1.385.791, voti validi
813.176 (58,72%)
Politiche 2013: iscritti nelle liste 1.274.561, voti validi
934.412 (73,31%)
Europee 2014; iscritti nelle liste 1.336.147, voti validi
776.812 (58,13%)
VENETO
Regionali 2010: iscritti nelle liste 3.962.272, voti validi
2.540.735 (64,12%)
Politiche 2013: iscritti nelle liste 3.717.087, voti validi
2.944.037 (79,20%)
Europee 2014: iscritti nelle liste 3.920.691, voti validi
2.506.797 (63,93%)
TOSCANA
Regionali 2010: iscritti nelle liste 3.009.673, voti validi
1.767.409 (58,72%)
Politiche 2013: iscritti nelle liste 2.885.048, voti validi
2.218.861 (76,90%)
Europee 2014: iscritti nelle liste 2.956.360, voti validi
1.897.292 (64,17%)
MARCHE
Regionali 2010: iscritti nelle liste 1.288.984, voti validi
770.749 (59,79%)
Politiche 2013: iscritti nelle liste 1.197.752, voti validi
927.767 (77,45%)
Europee 2014: iscritti nelle liste 1.276.853, voti validi
795.238 (62,28%)
UMBRIA
Regionali 2010: iscritti nelle liste 713.679, voti validi
449.782 (63,02%)
Politiche 2013: iscritti nelle liste 683.834, voti validi
525.947 (76,91%)
Europee 2014: iscritti nelle liste 694.129, voti validi
464.550 (66,92%)
CAMPANIA
Regionali 2010: iscritti nelle liste 4.945.381, voti validi
2.924.360 (59,13%)
Politiche 2013: iscritti nelle liste 4.350.671, voti validi
2.985.138 (68,61%)
Europee 2014: iscritti nelle liste 4.818.561, voti validi
2.303.894 (47,81%)
PUGLIA
Regionali 2010: iscritti nelle liste 3.553.587, voti validi
2.128.974 (59,91%)
Politiche 2013: iscritti nelle liste 3.297.793, voti validi
2.205.934 (66,89%)
Europee 2014: iscritti nelle liste 3.416.133, voti validi
1.637.959 (47,94%)
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