Il sistema politico italiano attraversa una fase di vera e
propria “crisi verticale”, caratterizzata dall’assenza di rappresentatività
complessiva e dalla presenza di fortissime tensioni autoritarie collocate ben
oltre il concetto di “democrazia esecutiva” oggi in auge, in particolare in
Europa.
All’interno di questo quadro di grandissima difficoltà si
distingue un vero e proprio “buco nero” rappresentato dal fallimento
dell’ipotesi di decentramento dello Stato imperniato sull’Ente Regione.
La nascita delle Regioni, già prevista nella Costituzione e
poi fortemente richiesta dalle sinistre, in particolare nella fase del primo
centrosinistra negli anni’60, fu fortemente ritardata dalla DC per timore che
il Partito Comunista dimostrasse, in quel modo, la propria capacità di governo
e fu realizzata soltanto all’inizio degli anni’70 (diversa ovviamente la storia
delle Regioni a Statuto Speciale): le prime elezioni per i Consigli Regionali
si svolsero, infatti, il 7 Giugno del 1970.
Gli elementi portanti della crisi attuale sorsero,
principalmente, nel corso della legislatura 1996-2001 con il centrosinistra al
governo del Paese, attraverso l’adozione di due provvedimenti rivelatisi del
tutto esiziali: l’elezione diretta del Presidente (da allora denominato da una
stampa di basso profilo come Governatore) e il cedimento alle istanze
“storiche” della Lega Nord attraverso la modifica (tecnicamente sbagliata e
approvata dalla sola maggioranza) del titolo V della Costituzione realizzando
così una sorta di né carne, né pesce tra decentramento e devolution che
tradiva, tra l’altro, la solida tradizione autonomistica della sinistra
italiana, sia di matrice comunista, sia di matrice socialista che pure, negli
anni’70 del XX secolo, alla guida delle più grandi città aveva dato prova di
“buon governo”.
Una fase conclusasi però in maniera contradditoria, anche
per via del basso profilo che le sinistre avevano tenuto di fronte ad episodi
rilevanti di “questione morale” non affrontati decisamente e a tempo debito e
poi esplosi a pieno titolo e sul piano generale con Tangentopoli.
In ogni caso l’elezione diretta del Presidente della Regione
e la modifica del titolo V della Costituzione hanno rappresentato gli elementi
portanti di un fenomeno di tipo degenerativo che oggi si presenta in tutta la
sua gravità: quello della trasformazione dell’Ente Regione dalla funzione
legislativa e di coordinamento amministrativo, a soggetto esclusivamente adibito
alla nomina e alla spesa.
L’elezione diretta del Presidente ha, infatti, finalizzato
per intero l’attività dell’Ente al progetto di rielezione dell’uscente oppure
di un suo delfino favorendo l’elargizione a pioggia delle risorse, distribuendo
le nomine per vie neppure partitiche ma di corrente o di “cerchio magico”,
causando un cattivo rapporto tra i Presidenti stessi e la Magistratura (per
varie ragioni l’elenco è molto lungo: Cota, Formigoni, Lorenzetti, Marrazzo,
Errani, Dal Turco soltanto per fare qualche nome), esaltando la logica di
scambio all’interno stesso dell’Ente come ha dimostrato la vicenda, a oggi
tutt’altro che risolta, delle “spese pazze” che ha coinvolto tutti i gruppi
politici.
Hanno poi fatto registrare un fallimento clamoroso quei
comparti affidati per intero alla gestione regionale: in particolare la sanità
e i trasporti.
Si è elevato alla massima potenza il deficit, i servizi sono
paurosamente calati di qualità, il clientelismo (in particolare nella sanità) è
stato elevato vieppiù a sistema.
Le Regioni sono assolutamente da ripensare in quanto Enti:
anzi da qualche parte stanno principiando a circolare idee di abolizione.
Recentemente la Società Geografica Italiana ha elaborato un
progetto di sostituzione di Regioni e Province con 36 dipartimenti (i cui
confini, leggendo il progetto, appaiono più coerenti con il modificarsi delle
diverse realtà economico-sociali rispetto a quelli attuali).
Certamente l’Ente Regione rappresenta un vero e proprio
“buco nero” nella crisi del sistema politico italiano e andrebbe ripensato
totalmente.
Questo elemento è stato completamente trascurato nel corso
della campagna elettorale svoltasi all’insegna di una propaganda personalistica
becera e stantia, nel corso della quale sono emersi anche episodi davvero inquietanti.
Non sarà facile, domani, per chi volesse esprimere un voto
pronunciarsi con coerenza rispetto a programmi, qualità dell’agire politico,
moralità pubblica.
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