lunedì 9 settembre 2013

SULL'ASSEMBLEA DI DOMENICA 8 SETTEMBRE 2013 A ROMA di Giovanni Lamagna




Vorrei dire anch’io qualcosa sull’assemblea di domenica.

1) Senz’altro è stata un successo dal punto di vista della “partecipazione numerica”: moltissime persone presenti! Ma, forse, la cosa non fa sensazione, non è una notizia: c’era da aspettarselo!
2) E’ stata altrettanto un successo dal punto di vista della “qualità della partecipazione”? Forse qui è lecito avere qualche dubbio. E non perché la qualità delle persone presenti fosse bassa Anzi, tutt’altro! Le persone che hanno partecipato erano tutte di buon livello, in alcuni casi di altissimo livello. Ma perché erano le solite persone che oramai ci siamo abituati a vedere in queste occasioni. C’era tutta l’area della “sinistra radicale” (perfino Ferrero e Ingroia; perfino Vendola, anche se non è intervenuto) e una parte di quella dei movimenti (Corrado Oddi, Marco Bersani, Vittorio Agnoletto, Luca Casarini …). Non ho riconosciuto presenze di altre aree politiche (a parte Corradino Mineo e Vincenzo Vita, che è intervenuto e, non a caso, è stato parecchio contestato). Pochi, anzi pochissimi giovani. Anche questo, probabilmente, c’era da aspettarselo. Ma non è certo stato un segnale positivo. Anzi!
3) Il dibattito è stato buono: ci sono stati molti interventi appassionati e appassionanti, che hanno messo a fuoco parecchi problemi e nodi importanti, quali:
- il rapporto tra la difesa e l’applicazione della Carta Costituzionale e i temi della guerra e della pace, delle libertà sindacali e dei beni comuni (Corrado Oddi, Lucarelli);
- la necessità di creare un discrimine chiaro tra coloro che sono per la difesa dei diritti costituzionali e coloro che invece li attaccano e li vogliono stravolgere: la Costituzione non è stata attaccata (e non viene attaccata) solo da Berlusconi ma anche dal centrosinistra (Guido Viale, Flores D’Arcais, Sandro Medici, Franco Russo);
- la necessità di mettere in discussione il potere internazionale della finanza (Guido Viale, Marco Bersani);
- la necessità di collegare i livelli locali, comunali di mobilitazione con una dimensione di lotta e di mobilitazione almeno europea (Guido Viale);
- la necessità di “misurare” le parole, ma non nel senso di “inzuccherarle”, bensì nel senso (contrario) di chiamare le cose col loro nome: oggi ad esempio, ci troviamo in presenza di un “golpe bianco”, di cui è complice il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Flores D’arcais, Guido Viale, Ingroia);
- la necessità di cominciare ad organizzare da subito la manifestazione del 12 ottobre, senza attendismi (Flores, Torelli);
- la necessità di una battaglia per una legge elettorale proporzionale (Raniero La Valle);
- la necessità di superare un finto bipolarismo e di ricreare uno spazio pubblico di sinistra, che metta al centro la questione del lavoro (Paolo Ferrero, Alleva);
- il ruolo del neoliberismo (Paolo Ferrero, Marco Bersani)
- la opportunità di connettere la manifestazione del 12 ottobre con le altre manifestazioni previste ad ottobre: lo sciopero del 18 dei sindacati di base e la manifestazione del 19 dei senza casa … (Franco Russo, Marco Bersani, Corrado Oddi);
- alcuni interventi hanno appoggiato, con forza, l’intenzione dei promotori di voler costituire uno “spazio politico” e non di voler dare vita a liste elettorali o a un nuovo soggetto politico (Corrado Oddi, Marco Bersani).
4) Gli interventi di Rodotà (che ha introdotto il dibattito) e di Landini (che lo ha concluso) hanno oscillato tra la notevole radicalità dei contenuti politici della mobilitazione e la altrettanto notevole vaghezza dei modi e degli strumenti politici con cui si pensa di realizzare i contenuti posti a obiettivo della mobilitazione.
- Rodotà ha, infatti, parlato (introducendo i lavori) delle molte iniziative risultate vincenti (come il  referendum sull’acqua pubblica), sulla cui onda nasceva anche l’iniziativa promossa da lui e Landini, di art. 1 della Costituzione (cioè del lavoro come fondamento stesso della democrazia), di Europa politica e non solo dei mercati, di rimessa in discussione del fiscal compact, di beni comuni e reddito di cittadinanza, della pace come bene supremo, tutelato dall’art. 11 della Costituzione.
- Ma ci ha tenuto, allo stesso tempo, a precisare subito, in premessa, che l’iniziativa promossa da lui e da Landini era nata caricata di troppe attese e, forse, anche troppe impazienze.
- Landini (a parte il passaggio sulla chiusura delle fabbriche, che ha minacciato di occupare) ha fatto un intervento (quello conclusivo) tutto sostanzialmente segnato dalle cautele e dalle frenate. Alla domanda che molti fanno (come si concluderà il processo avviato oggi?) ha risposto: non lo so! Ci ha tenuto poi a rimarcare che nelle intenzioni dei promotori non si vuole escludere pregiudizialmente nessuno: l’unico discrimine è la difesa della Costituzione. Obiettivo non è la ricostruzione della Sinistra, ma è quello di far nascere un luogo di partecipazione. Non si tratta di far nascere un partito, ma di far rinascere la politica.
5) In conclusione. Vedo un rischio grosso: che questa mobilitazione (come è accaduto altre, troppe volte in passato, ad esempio con i Girotondi o con il Movimento Viola) faccia nascere (al di là delle intenzioni dei suoi promotori) molte aspettative e speranze, ma che queste, il giorno dopo la manifestazione del 12 ottobre, si trasformino in delusione e frustrazione, perché non troveranno uno sbocco politico concreto (cioè organizzato) e non astratto (uno “spazio politico”, un “luogo della partecipazione”: formule molto vaghe e teoriche).
- Io, nel mio piccolo e per quello che mi compete, farò in modo che questo non accada. Lavorerò, insieme spero a tanti altri come me, affinché Rodotà e Landini vengano messi il giorno 12 ottobre (ma possibilmente già nelle prossime settimane, quelle che precederanno il 12) di fronte a una domanda possente di costituzione di “un soggetto politico nuovo”, che riempia concretamente “lo spazio politico”, di cui oggi già parlano Rodotà e Landini, che rischia però di restare solo virtuale.
- Ma ho qualche dubbio e preoccupazione che il mio sforzo e quello (ne sono sicuro) di tanti come me  vadano a buon esito. Porto come piccola, ma secondo me significativa, testimonianza quella di una conversazione che ho avuto appena stamattina con un mio amico a cui raccontavo di domenica e della scadenza del 12 ottobre. Il mio amico mi diceva sostanzialmente e quasi testualmente: “Se Landini domenica avesse detto: facciamo un nuovo soggetto politico, che sia in grado di mettere insieme tutti coloro che vogliono non solo difendere la Costituzione ma vederla applicata, tutti coloro che in questi ultimi mesi e settimane sono rimasti delusi dal PD, da Sel e anche dal M5S, io mi sentirei chiamato a mobilitarmi e lo farei con entusiasmo. Ma, siccome non lo ha detto, sono scettico e faccio fatica a impegnarmi”.
- Io non condivido la posizione del mio amico. Dico però che essa è molto diffusa anche in un’area  vicina politicamente alla nostra e che con essa dovremo confrontarci nelle prossime settimane. E sarà un confronto e un lavoro duro.

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