Il gruppo Riva sostiene che i sequestri ordinati
dalla magistratura, “impedendo il normale ciclo dei pagamenti
aziendali”, fanno sì che “ non esistano più le condizioni
operative ed economiche per la prosecuzione della normale attività”.
Con questo argomento giustifica la definizione di “atto dovuto” a
proposito della “messa in libertà” di 1.400 lavoratori.
Colpisce il linguaggio anacronistico (ma che bene
palesa la vittoria culturale dell'ideologia liberista, l'ideologia
fondamentalista del Capitale), da tempo fatto proprio anche dai
sindacati, col quale si parla di lavoratori messi in libertà,
anziché sul lastrico e di datori di lavoro anche quando agisco
palesemente come “toglitori di lavoro”!
Ma colpisce ancor di più, pur essendo abituale, la
faccia...tosta dei “moderni” padroni delle ferriere,
dall'ineffabile Marchionne a Riva.
Il sequestro ha riguardato: “beni immobili
per oltre 456 milioni di euro,
disponibilità finanziarie ( NdR: non è chiaro di cosa si
tratti) per oltre 45 milioni di
euro, e azioni e quote societarie per circa 415
milioni di euro. Sono stati sequestrati anche un centinaio di
automezzi, il cui valore complessivo è ancora da
quantificare”.
(http://www.ilsecoloxix.it/p/ italia/2013/09/11/AQgwlVM- ilva_sequestro_patrimonio. shtml
)
I tirapiedi di Riva, come abbiamo visto, sostengono
che ciò ha “impedito il normale ciclo dei pagamenti”. Se ne
dovrebbe dedurre che, nel ciclo dei pagamenti dell'ILVA, si ricorre
“normalmente” alla vendita di immobili o di azioni e quote di
società o di automezzi!
Se ciò fosse vero, secondo il diritto
commerciale vigente, ci sarebbero le condizioni per la dichiarazione
di fallimento dell'azienda.
Naturalmente si tratta
di una dichiarazione fasulla, che avrebbe dovuto essere accolta da
grasse risate, insulti, denunce politiche e sindacali. Nulla di tutto
ciò è accaduto. Il cane da guardia della classe dominante, la
muraglia della manipolazione di massa, ha accreditato la motivazione
del padrone delle ferriere. E i sindacati non sono stati da meno!
Basti citare Landini, il più a sinistra in CGIL tra quelli che hanno
diritto di parola sui media (anche se ha ormai concluso la lunga
marcia che l'ha condotto dall'opposizione, all'ultimo congresso, alla
linea maggioritaria della CGIL, alla confluenza, nel prossimo
congresso, in quella linea, malgrado essa abbia prodotto, nel
frattempo, ulteriori gravi danni a lavoratori e lavoratrici). Egli ha
“reagito” limitandosi a chiedere (come il ministro Zanonato!)
ulteriori commissariamenti, come se questa via non fosse appena
reduce da un palese fallimento.
Si tende a dimenticare
che il sequestro è un atto cautelativo, in attesa dell'accertamento
definitivo della cifra sottratta indebitamente da Riva alle
attività di “ambientalizzazione” e messa in sicurezza degli
impianti, stimata dai periti dell'autorità giudiziaria in 8,1
miliardi!
Così come si rimuove la
scoperta di una struttura ombra della famiglia Riva che, ha agito
in base alle direttive della proprietà, pur non comparendo
nell’organigramma dell’azienda. Da qui l'estendersi della platea
delle persone responsabili delle politiche di disastro ambientale,
insieme alla loro riconducibilità diretta alla famiglia, in qualità di
mandante (ilsecoloxix.it, 06/09/2013).
Soprattutto si vuole
far dimenticare il criminale comportamento dei Riva, causa
diretta, attraverso la produzione del disastro ambientale, della
morte di molti cittadini di Taranto e, a causa della mancanza di
sicurezza, di molti lavoratori.
Non ci sarebbero le
condizioni per togliere ai responsabili di assassinii e rapine di
pubblico denaro la proprietà e la gestione dell'ILVA? Se non ora
quando?
PS: Il caso Riva,
visto da Genova, si arricchisce di altre “anomalie” che possono
apparire incredibili. Qui Riva ha goduto persino della connivenza
(ovviamente mai dichiarata, ma del tutto evidente, pur nel necessario
gioco delle parti) della FIOM locale, anche a seguito del peso
notevole rappresentato da anni nel suo gruppo dirigente da
sindacalisti di Lotta comunista e da altri, loro alleati, in quota
PRC.
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