sabato 14 settembre 2013

RIVA LIBERA I LAVORATORI di Sergio Casanova


Il gruppo Riva sostiene che i sequestri ordinati dalla magistratura, “impedendo il normale ciclo dei pagamenti aziendali”, fanno sì che “ non esistano più le condizioni operative ed economiche per la prosecuzione della normale attività”. Con questo argomento giustifica la definizione di “atto dovuto” a proposito della “messa in libertà” di 1.400 lavoratori.
Colpisce il linguaggio anacronistico (ma che bene palesa la vittoria culturale dell'ideologia liberista, l'ideologia fondamentalista del Capitale), da tempo fatto proprio anche dai sindacati, col quale si parla di lavoratori messi in libertà, anziché sul lastrico e di datori di lavoro anche quando agisco palesemente come “toglitori di lavoro”!
Ma colpisce ancor di più, pur essendo abituale, la faccia...tosta dei “moderni” padroni delle ferriere, dall'ineffabile Marchionne a Riva.
Il sequestro ha riguardato: “beni immobili per oltre 456 milioni di euro, disponibilità finanziarie ( NdR: non è chiaro di cosa si tratti) per oltre 45 milioni di euro, e azioni e quote societarie per circa 415 milioni di euro. Sono stati sequestrati anche un centinaio di automezzi, il cui valore complessivo è ancora da quantificare”. (http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2013/09/11/AQgwlVM-ilva_sequestro_patrimonio.shtml )
I tirapiedi di Riva, come abbiamo visto, sostengono che ciò ha “impedito il normale ciclo dei pagamenti”. Se ne dovrebbe dedurre che, nel ciclo dei pagamenti dell'ILVA, si ricorre “normalmente” alla vendita di immobili o di azioni e quote di società o di automezzi!
Se ciò fosse vero, secondo il diritto commerciale vigente, ci sarebbero le condizioni per la dichiarazione di fallimento dell'azienda.
Naturalmente si tratta di una dichiarazione fasulla, che avrebbe dovuto essere accolta da grasse risate, insulti, denunce politiche e sindacali. Nulla di tutto ciò è accaduto. Il cane da guardia della classe dominante, la muraglia della manipolazione di massa, ha accreditato la motivazione del padrone delle ferriere. E i sindacati non sono stati da meno! Basti citare Landini, il più a sinistra in CGIL tra quelli che hanno diritto di parola sui media (anche se ha ormai concluso la lunga marcia che l'ha condotto dall'opposizione, all'ultimo congresso, alla linea maggioritaria della CGIL, alla confluenza, nel prossimo congresso, in quella linea, malgrado essa abbia prodotto, nel frattempo, ulteriori gravi danni a lavoratori e lavoratrici). Egli ha “reagito” limitandosi a chiedere (come il ministro Zanonato!) ulteriori commissariamenti, come se questa via non fosse appena reduce da un palese fallimento.
Si tende a dimenticare che il sequestro è un atto cautelativo, in attesa dell'accertamento definitivo della cifra sottratta indebitamente da Riva alle attività di “ambientalizzazione” e messa in sicurezza degli impianti, stimata dai periti dell'autorità giudiziaria in 8,1 miliardi!
Così come si rimuove la scoperta di una struttura ombra della famiglia Riva che, ha agito in base alle direttive della proprietà, pur non comparendo nell’organigramma dell’azienda. Da qui l'estendersi della platea delle persone responsabili delle politiche di disastro ambientale, insieme alla loro riconducibilità diretta alla famiglia, in qualità di mandante (ilsecoloxix.it, 06/09/2013).
Soprattutto si vuole far dimenticare il criminale comportamento dei Riva, causa diretta, attraverso la produzione del disastro ambientale, della morte di molti cittadini di Taranto e, a causa della mancanza di sicurezza, di molti lavoratori.
Non ci sarebbero le condizioni per togliere ai responsabili di assassinii e rapine di pubblico denaro la proprietà e la gestione dell'ILVA? Se non ora quando?



PS: Il caso Riva, visto da Genova, si arricchisce di altre “anomalie” che possono apparire incredibili. Qui Riva ha goduto persino della connivenza (ovviamente mai dichiarata, ma del tutto evidente, pur nel necessario gioco delle parti) della FIOM locale, anche a seguito del peso notevole rappresentato da anni nel suo gruppo dirigente da sindacalisti di Lotta comunista e da altri, loro alleati, in quota PRC.

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