Attraverso le brevi note che seguiranno si svilupperà un
tentativo di demistificazione rispetto ad alcuni elementi presenti nelle
modalità e nella piattaforma di convocazione della manifestazione in difesa
della Costituzione prevista per il prossimo 12 Ottobre e promossa da Rodotà,
Landini, Zagrebelsky, Carlassare, Ciotti ed altri prestigiosi nomi della
sinistra, dell’associazionismo e della cultura giuridica.
Premessa
Attraverso le brevi note che seguiranno si svilupperà un
tentativo di demistificazione rispetto ad alcuni elementi presenti nelle
modalità e nella piattaforma di convocazione della manifestazione in difesa
della Costituzione prevista per il prossimo 12 Ottobre e promossa da Rodotà,
Landini, Zagrebelsky, Carlassare, Ciotti ed altri prestigiosi nomi della
sinistra, dell’associazionismo e della cultura giuridica.
Il lavoro di
demistificazione è, però indispensabile sempre, non può essere rivolto
unilateralmente e , convinti di disporre di buone ragioni, non si deve esitare
anche a “parlar male di Garibaldi” nell’interesse di una idea di fondo di
difesa della democrazia e di proposta di alternativa alla sciagurata situazione
nella quale ci troviamo. Sotto quest’aspetto deve esser affrontato anche il
discorso “unitario”, che può essere valido soltanto se recepito e portato
avanti nella chiarezza, al di fuori da ambiguità e strumentalismi. A scanso
equivoci rispetto alla più stretta attualità è il caso di aggiungere che
l’applicazione della legge deve essere al di sopra di qualsivoglia convenienza
politica.
Di conseguenza:
1) Deve
risultare chiaro a tutti che la grave situazione nella quale versa il nostro
Paese, non soltanto sotto l’aspetto economico e della condizione sociale
(pessima) di larghissimi strati della popolazione, ma anche della qualità
stessa della democrazia ha origine da diversi fattori e non è semplicemente
opera di una sola parte politica. Naturalmente le responsabilità del
centrodestra e, in particolare di quel modello berlusconiano che è risultato
egemone negli ultimi 20 anni, risultano essere enormi e principali. Non può
essere dimenticato come quel modello sia stato assunto e introiettato anche da
parte del centrosinistra aderendo alla logica bipolare, in un quadro di
disfacimento del sistema dei partiti (cui è rimasto comunque un enorme potere
di nomina e di spesa), di esaltazione della personalizzazione della politica, di
accettazione di sistemi elettorali giudicabili semplicemente “pessimi” in una
logica di maggioritario escludente l’insieme delle sensibilità politiche
presenti nel Paese e rivolto a un concetto di governabilità astratto e
impraticabile (tanto è vero che, dopo aver tanto chiacchierato sull’alternanza
e sulle “vocazioni maggioritarie”, si è finiti con il far succedere al governo
dei tecnici quello delle larghe intese), di omologazione sul piano dei contenuti
di fondo riguardanti il rapporto tra la politica e la società (da ridurre, in
nome del “taglio dell’eccesso di domanda) e l’economia, ormai del tutto
dipendente da fattori esterni quali quelli dell’Europa dei banchieri e del
meccanismo capitalistico di gestione feroce della crisi. Per strada abbiamo
perso diritti, coesione sociale, qualità della vita quotidiana. Nel frattempo
l’Italia è andata in malora sotto l’aspetto della produzione industriale, delle
infrastrutture, del corretto uso del territorio, della difesa ambientale
smarrendo completamente la strada di una possibile regolazione di un qualche
abbozzo di “modello di sviluppo”;
2) Non
è possibile limitarci all’idea della “difesa della Costituzione”. Va impostato,
sotto quest’aspetto, un duro confronto dicendo la verità: la Costituzione è già
stata stravolta in uno dei suoi cardini essenziali con l’approvazione
(bipartisan) della modifica dell’articolo 81 introducendo forme di
obbligatorietà del pareggio di bilancio. E’ quindi necessaria una piattaforma
diversa che punti al ripristino di una legalità repubblicana già ampiamente
violata. Certamente, in questa fase, emergono altri pericoli: pensiamo alla
manomissione dell’articolo 138 e, soprattutto, all’idea presidenzialista che
sta nuovamente prendendo corpo, dopo che era già stata respinta due volte, la
prima per il fallimento della Bicamerale nel 1997, la seconda grazie al
referendum popolare che nel 2006 respinse le proposte di modifica
costituzionale avanzate dal centrodestra. Su questo terreno, del
presidenzialismo, ferme restando le argomentazioni già esposte circa
l’accettazione da parte dell’intero quadro politico del concetto di
personalizzazione della politica (esasperato fra l’altro proprio in settori
politici contigui agli organizzatori della manifestazione in oggetto) ormai
degenerato in forme di vero e proprio “leaderismo” di modello quasi
sud-americano, se non peggio, pensando a personaggi come Renzi e Grillo, non è
possibile tacere che la spinta decisiva in questa direzione è stata fornita dal
modo con il quale Giorgio Napolitano ha interpretato il ruolo di Presidente
della Repubblica. Il confermato Capo dello Stato ha operato – in diverse
circostanze e in particolare in quella del conferimento dell’incarico a Monti –
in una situazione davvero “border – line” sul piano del dettato costituzionale.
Insomma: se Berlusconi ha rappresentato una vera e propria sciagura per la
democrazia italiana, dall’altra parte è riduttivo parlare di assenza di
contrasto ma è necessario, con chiarezza, affermare che il modello (sul piano
politico, ovviamente. Lasciando da parte i comportamenti soggettivi di tipo
delinquenziale accertati o in via di accertamento da parte della Magistratura)
ha trovato non solo validi imitatori, ma anche epigoni e successori.
3) Infine
deve essere analizzata e rimarcata la “direzione politica” verso la quale si
rivolgono gli autori dell’impianto su cui poggia la manifestazione di cui si
sta discutendo. Se sono vere due cose: a) che la Costituzione è già stata
stravolta in punti decisivi e quindi non è sufficiente attestarsi sulla difesa;
b) che questo tipo di situazione, drammatica per la democrazia, l’economia, la
vita quotidiana, è frutto di scelte di fondo sostanzialmente omologhe rispetto
ai due principali schieramenti, allora non è possibile pensare che una delle
due parti, quella ritenuta più vicina, nella fattispecie il centrosinistra,
possa essere attirato su di una posizione diversa, del tutto alternativa
rispetto a quanto portato avanti nel corso di questi anni anche attraverso
l’esercizio (per circa 7 anni) del governo centrale. E’ evidente che occorra un’alternativa
di fondo, un’alternativa di sistema che non può che essere costruita in
autonomia rispetto al quadro fin qui descritto esercitando, sul piano sociale e
politico, una dura opposizione. Non ci sono margini per fare diversamente e il
pensare di ripetere strade già viste nel rapporto con il PD va demistificato
immediatamente chiamando i diversi livelli di responsabilità accumulati con il
loro nome e cognome.
Non è il caso, in questa sede, di soffermarci più di tanto
sui molti episodi dell’attualità (pensiamo al caso Telecom) che gridano
vendetta suffragando, senza dubbio, il tipo di analisi fin qui portata avanti,
sia pure in estrema sintesi. Vale la pena però proporre, proprio al riguardo
del tema di fondo della qualità della democrazia e di conseguenza della difesa
e dell’attuazione del dettato costituzionale, la necessità di una piattaforma
alternativa.
Diciamolo con
chiarezza alle tante compagne e compagni che paiono aggrapparsi all’iniziativa
del 12 Ottobre quasi fosse un’ancora di salvataggio dopo i disastri
dell’Arcobaleno e di Ingroia: le strade fondamentali per la ricostruzione della
sinistra alternativa che debbono essere lastricate non dalle buone intenzioni ma da un’effettiva autonomia teorica e
politica e da una ferma opposizione, non passano da quella piazza.
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