A Sinistra sono in corso molteplici tentativi di
riaggregazione, ricerca di “nuovi inizi” e di “spazi politici”.
In particolare, proprio in questi giorni, sembra aver
assunto rilievo l’iniziativa di Landini e Rodotà, che sulla base dell’urgenza
di difendere la Costituzione, propongono – in sostanza – l’apertura di uno
“spazio politico” allo scopo di costruire una sorta di “gruppo di pressione”
rivolto a incidere dall’esterno sulla linea dei partiti.
A questa ipotesi sembrano rivolgersi in molti anche fra i
naufraghi delle due ultime disastrose esperienze elettorali dell’Arcobaleno e
di Rivoluzione Civile, oltre a militanti e attivisti dei tanti movimenti che
hanno animato in questi anni, con alterna fortuna la scena politica e ai delusi
della “sinistra senza aggettivi”.
A questo punto riteniamo necessario rivolgere ai promotori
di questa iniziativa almeno due domande, allo scopo di avviare una riflessione
di fondo sulle possibili prospettive politiche:
1) Tra
una linea di opposizione autonoma e alternativa, oppure una sostanziale
internità al centrosinistra, puntando semplicemente a spostarne l’asse al di
fuori dalla logica delle “larghe intese” quale collocazione si sceglie?
2) Nello
sviluppo del progetto si terrà conto della necessità di organizzazione,
rappresentanza, radicamento che emerge con forza dalla realtà della fase,
oppure si proseguirà con i fenomeni negativi della personalizzazione (che già
affiorano anche in quest’occasione), della rete di “comitati elettorali”, del
rifugio in un semplicistico “movimentismo”?
Infine: qualunque scelta sarà adottata rispetto ai due
quesiti fin qui esposti, aldi là del tema della Costituzione, dovrà essere
suffragata e articolata in nette proposte di contenuto che facciano capire, sul
serio, da che parte si sta.
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