Una contrapposizione eventuale, quella tra Renzi e Grillo,
del tutto formale perché gli strumenti ideologici, la pratica politica, i
riferimenti al capitalismo iper –liberista, l’antipolitica esercitata verso
partiti e sindacati risultano del tutto analoghi.
Esiste, nella fattispecie, un possibile paragone molto
inquietante con il fascismo, inteso come cultura politica.
La società italiana, sfibrata da oltre vent’anni di pessimo governo,
sta cercando, per la seconda volta, di affidarsi a una sorta di “Lord
Protettore”: andata male, almeno per il cosiddetto “popolo di centrodestra”,
con Berlusconi, pensa possa andare meglio per l’altra parte con Renzi.
La società italiana non è più in grado di riconoscere la realtà per via della colossale mistificazione che risiede nel cuore del sistema politico.
La società italiana non è più in grado di riconoscere la realtà per via della colossale mistificazione che risiede nel cuore del sistema politico.
Un sistema politico peraltro assolutamente isolato, nella sua conformazione e realtà
fattuale rispetto ai sistemi degli altri paesi europei. non più in grado
di produrre una dialettica effettiva ma soltanto di imporre una
“trasversalità” utile a conservare il potere, confezionata e venduta attraverso
un finto manicheismo.
Un fenomeno
particolarmente accentuatosi nel corso degli ultimi due anni, quando al governo
sono saliti dei veri e propri “professionisti dell’illusione” (prima il governo
dei “tecnici”, poi quelli delle “larghe intese”) capaci semplicemente di
giocare sul sistema d’illuminazione dei tunnel per affermare il loro feroce
“odio di classe” e la loro voglia di sopraffazione cui ha dato un grosso contributo,
la torsione “presidenzialista” imposta da un Capo dello Stato, convinto
assertore di una visione dell’autonomia del politico intesa come sede del
“comando autoritario”.
La società italiana, in tutte le sue componenti, ha dimostrato
di introiettare con grande facilità i fenomeni degenerativi che costituiscono
la base del pauroso arretramento sociale cui stiamo assistendo.
Esiste un fenomeno generale di corrompimento, prima di tutto
morale, sulla del quale si fonda il sistema dell’industria privata, delle
banche e delle comunicazioni della presenza dello Stato del sistema degli enti
Locali.
Una società che permette un sistema di ricatto continuo al
riguardo dell’intero mondo del lavoro, a partire dalla sua più grande industria
manifatturiera, la FIAT, le cui storie di prevaricazione attuate dal vertice in
carica non hanno certo bisogno di essere illustrate.
Soprattutto, però, la società italiana non appare più in
grado di produrre “dialettica politica” e, seguendo l’escamotage della
personalizzazione, cerca di affidarsi – appunto – a un nuovo “uomo della
provvidenza” al riguardo del quale i soggetti politici debbono essere costruiti
semplicemente per consolidarne e ampliarne un consenso che, oggi, nella
situazione data assume già aspetti imbarazzanti sul piano del costume e dei
comportamenti di massa.
Quest’analisi vale per Renzi come per Grillo e un eventuale
confronto tra i due non potrà certo essere definito come un momento di
“dialettica politica”.
I due saranno sicuramente protagonisti di duelli verbali
molto accesi tanto da farli apparire alternativi tra di loro: in realtà
entrambi sono del tutto interni al processo di ristrutturazione in senso
autoritario del sistema.
Una contrapposizione eventuale, quella tra Renzi e Grillo,
del tutto formale perché gli strumenti ideologici, la pratica politica, i
riferimenti al capitalismo iper –liberista, l’antipolitica esercitata verso
partiti e sindacati risultano del tutto analoghi.
Esiste, nella fattispecie, un possibile paragone molto
inquietante con il fascismo, inteso come cultura politica.
Le dinamiche sottese proprio con quel tipo di cultura
politica sono evidenti, come appare analoga la tensione per arrivare al potere
senza avere idea di ciò che ci sarà da fare, salvo “spazzare” via chi c’era già
e accordarsi furbescamente con chi intende salire sul “carro del vincitore” (la
coda nel 1922 fu lunga, ma nel 2013 appare essere assolutamente chilometrica) e
assoggettare il sistema ai voleri del “Capo” nella logica dell’imbonire
direttamente le masse (ieri in piazza, oggi alla televisione.)
Il solo antidoto, per questo sciagurato stato di cose, è
proprio quello della ripresa della “politica”: quello che seppero fare, cioè, i
partiti del CLN all’indomani dell’8 Settembre.
Il punto, oggi come oggi, è quello della ricostituzione di
un sistema politico che, dal nostro punto di vista, a sinistra può essere
interpretato attraverso la formazione di un soggetto che prima di tutto (come
scrive Carlo Galli) sia partito, “parte” di una rappresentazione e di un
radicamento sociale, rifiutando due meccanismi tragicamente deleteri come personalizzazione
e presidenzialismo.
Ripartire dall’idea di fondo del “partito”, questa l’ipotesi
che ci sentiamo di indicare come percorso per la ricostruzione di una sinistra
d’opposizione e di alternativa.
1 commento:
Vabbene l'analisi andropodeché ma se di Fascismo ha da essere è quello che dei compagnucci della parorrecchieatta: bravissimi e molto a fare analisi quando poi alla rappresentanza...un magistrato a paravento... Squadristi o l'ala "bolscevica" del Fascismo del Terzo millennio. Eja eja alalà.
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