REFERENDUM di Franco Astengo
Lo slittamento nella data di svolgimento del
referendum confermativo sulla riduzione del numero dei Parlamentari
va accolto favorevolmente ma non deve significare una sosta nel
sollevare presso l’opinione pubblica il tema della qualità della
nostra democrazia repubblicana.
Non è stata ancora indicata una nuova data e ci
troviamo dentro ad una fase molto complicata della nostra vita
nazionale (in un quadro internazionale drammatico): ciò nonostante è
necessario non considerare secondari i temi di difesa e di rilancio
della Costituzione e dell’insieme di relazioni istituzionali che la
nostra Carta fondamentale prevede.
La nostra democrazia, già in forte difficoltà
su diversi versanti, soffrirebbe ulteriormente dalla riduzione di
spazi democratici che si verificherebbe con la riduzione del numero
dei componenti di Camera e Senato.
E’ il caso di riflettere anche sugli argomenti
da portare al dibattito in favore del “NO”: abbiamo affrontato
fin qui i temi della rappresentanza politica e territoriale e quello
del rapporto (anche numerico) tra elettorato e sedi elettive.
E’ necessario ricordare anche, e con grande
forza, che un Parlamento ulteriormente indebolito nella sua capacità
di rappresentanza politica e territoriale sarebbe ancor più
facilmente scavalcato di quanto già non stia avvenendo da tempo,
dall’esecutivo.
Ciò si rifletterebbe sull’insieme dell’azione
legislativa che sarebbe sempre più attuata attraverso il meccanismo
dei decreti, in un quadro davvero preoccupante di fragilità sempre
più evidente per l’insieme del nostro sistema politico.
Il tema della rappresentanza politica va
collegato, inoltre, a quello della legge elettorale: ricordato che
almeno a partire dalle elezioni del 1994 elettrici ed elettori hanno
avuto scarse o nulle possibilità di scelta dei propri rappresentanti
e che la Corte Costituzionale ha già bocciato due leggi elettorali
(l’una allora vigente e l’altra approvata ma mai entrata in
funzione) è il caso di sostenere al meglio un’idea di formula
proporzionale che rimane quella che meglio si allinea all’impianto
costituzionale, che pure non prevede le leggi elettorali nel proprio
articolato.
Circa la data di
svolgimento della competizione elettorale l’impegno del Comitato
per la Democrazia Costituzionale e degli altri soggetti impegnati per
il “NO” dovrebbe essere rivolto a evitare lo svolgimento del
referendum in contemporanea con una delle tornate previste per le
elezioni regionali: trattandosi di turni sfalsati tra loro ne
deriverebbe una evidente stortura sia nella partecipazione sia nelle
espressioni di voto, in un intreccio che sicuramente renderebbe il
voto meno libero.
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