martedì 17 marzo 2020

DEMOCRAZIE E CONFLITTUALITA' SOCIALE NON POSSONO FERMARSI

DEMOCRAZIA E CONFLITTUALITA’ SOCIALE NON POSSONO FERMARSI di Franco Astengo
Questa è la notizia di oggi:
“Coronavirus, Fincantieri chiude e mette tutti in ferie. I sindacati chiedono l’intervento del governo: Decisione unilaterale dell’azienda (al 75% di CDP) nonostante il protocollo condiviso dalle parti sociali e l’esecutivo. Coinvolti i quasi 9 mila lavoratori diretti e i circa 50 mila degli appalti.”
Da questo fatto, del quale verificheremo gli sviluppi, possiamo subito trarre un’indicazione di fondo:
Così come non può essere sospesa la democrazia, sia nelle sue forme propriamente istituzionali sia sotto l’aspetto del dibattito politico e del confronto tra le diverse parti neppure può rimanere sospesa la conflittualità sociale.
Occorre prestare grande attenzione, si direbbe quasi una vera e propria “vigilanza democratica”perché da questa situazione di assoluta eccezionalità non se ne esca con un ulteriore inasprimento di una visione autoritaria del “pubblico” e del rapporto tra “pubblico e privato”.
Una visione autoritaria di cui c’era già stata avvisaglia in precedenza con il presentarsi di ipotesi oscillanti tra “antipolitica” , “pieni poteri”, “legislazione decretale”, “democrazia del web”, “disintermediazione”, “ulteriore riduzione di ruolo per le assemblee elettive, prima fra tutte il Parlamento”.
Si intrecciano strettamente due questioni : quella della democrazia politica e quella della necessità della conflittualità sociale.
Esistono le garanzie costituzionali e queste vanno reclamate in ogni momento, ma si impone anche la necessità di respingere la forzatura di voler imporre, nell’eccezionalità del momento, una prassi di sostanziale passivizzazione sociale e politica.
Tocca a tutti i soggetti chiamati in causa,a partire dalle forze politiche e sindacali, reclamare non solo il rispetto delle regole date (e concordate) ma un ben più ampio confronto democratico.
Dobbiamo evitare di uscire da questo inedito stato di cose con una ulteriore riduzione nella capacità di esercizio della democrazia e con una visione politica sempre più orientata verso il “taglio” del rapporto con la società nell’idea di eliminare definitivamente il concetto di rappresentanza della complessità sociale e riducendo la governabilità a mera gestione della tecnica.

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