1960
: L’AFRICA SI LIBERA DAL COLONIALISMO di Franco Astengo
Quello che segue non è un elenco tirato giù
come qualsiasi altro: si tratta dell’elenco dei paesi africani
usciti dal colonialismo nel 1960, l’anno più importante nel
processo di affrancamento dei popoli del grande “Continente nero”
di cui ricorre adesso il sessantesimo anniversario
Noi giovani di allora seguivamo con grande
interesse e partecipazione: dopo aver trepidato per la lotta di
liberazione vietnamita contro la Francia culminata nella vittoria di
Dien Bien Phu (1954) e aver riposto grandi speranze nella conferanza
di Bandung dei “non allineati” (1955).
Leggevamo con avidità la “Jeune Afrique”
pensando ad un diverso avvenire del mondo che ci appariva ancora così
cupo avvolto nella morsa della “guerra fredda”.
Ci aspettava la lotta d’Algeria che pure
segnò un passaggio fondamentale e ci trovavamo ancora e soltanto ai
prodromi del movimento terzomondista che poi nel ‘68 avrebbe
trovato grande spazio nel nostro immaginario: intanto, un anno prima
nel 1959 si era liberata Cuba dal giogo di Batista e i “barbudos”
alimentavano già il mito rivoluzionario.
Anche in Italia quel 1960 fu una sorta di “anno
dei portenti” . Pagando un alto prezzo di sangue i “giovani dalle
magliette a strisce” seguendo l’esempio dei partigiani fra i
quali il futuro Presidente, seppero respingere in piazza un governo
sostenuto dai fascisti aprendo così una nuova stagione politica nel
nostro Paese.
Ecco
di seguito: 1
gennaio – Camerun 4 aprile – Senegal 27 aprile – Togo 26 giugno
– Madagascar 30 giugno – Repubblica democratica del Congo 1
luglio – Somalia 1 agosto – Benin 3 agosto – Niger 5 agosto –
Burkina Faso 7 agosto – Costa d’Avorio 11 agosto – Ciad 13
agosto – Repubblica Centrafricana 15 agosto – Repubblica del
Congo 17 agosto – Gabon 22 settembre – Mali 1 ottobre – Nigeria
28 novembre – Mauritania
Correva
l’anno… Era il 1960 e fu dichiarato l’Anno dell’Africa.
Trascorso più di mezzo secolo molti dei sogni che animarono le lotte
per affrancarsi dal colonialismo sono rimasti tali. In quei mesi il
continente si incamminò sulla strada dell’indipendenza guardando a
un futuro senza padroni. La speranza era di un avvenire promettente
che, grazie alle risorse naturali e umane e un’accorta gestione
della sovranità nazionale, avrebbe potuto portare uno sviluppo
armonioso, sostenibile, attraverso un rapporto da pari con il resto
del mondo. Il ritmo dei Paesi che si affrancavano dal colonialismo
raggiunse il culmine proprio nel 1960 quando diciassette colonie si
riscattarono dalla soggezione alla Francia, alla Gran Bretagna, al
Belgio. Soltanto le colonie portoghesi dovettero aspettare la metà
degli anni Settanta e la vittoria della democrazia a Lisbona. Gli
anni Sessanta furono anche quelli della nascita, il 25 maggio 1963,
dell’Organizzazione per l’Unità africana, che nel 2002 sarebbe
diventata l’Unione africana e avrebbe alimentato un’altra utopia:
gli Stati Uniti d’Africa. Quella visione ebbe come interpreti
grandi personalità africane: dal ghanese Kwame Nkrumah al keniota
Jomo Kenyatta, al senegalese Leopold Sedar Senghor, all’ivoriano
Felix Houphouet-Biogny, al tanzaniano Jiulius Nyere, allo zambiano
Kenneth Kaunda. Uomini illuminati, carismatici che guidarono i
movimenti indipendentisti e panafricani. Eppure nessuno di loro potè
fare altro che riprendere il reticolo delle colonie. Era impossibile
ridisegnare il continente. E cosi’ i confini dell’Africa, oggi
sovrana, sono quelli che i cartografi europei dell’Ottocento, al
servizio di interessi imperiali, tracciarono.
Così molte speranze si tramutarono in
illusioni come era accaduto per tante altre parti del nostro
immaginario giovanile.
Non abbandoniamo però le nostre idee di un
mondo più giusto, di un incontro “umano” tra di noi.
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