venerdì 20 marzo 2020

1960: L'AFRICA SI LIBERA DAL COLONIALISMO

1960 : L’AFRICA SI LIBERA DAL COLONIALISMO di Franco Astengo

Quello che segue non è un elenco tirato giù come qualsiasi altro: si tratta dell’elenco dei paesi africani usciti dal colonialismo nel 1960, l’anno più importante nel processo di affrancamento dei popoli del grande “Continente nero” di cui ricorre adesso il sessantesimo anniversario
Noi giovani di allora seguivamo con grande interesse e partecipazione: dopo aver trepidato per la lotta di liberazione vietnamita contro la Francia culminata nella vittoria di Dien Bien Phu (1954) e aver riposto grandi speranze nella conferanza di Bandung dei “non allineati” (1955).
Leggevamo con avidità la “Jeune Afrique” pensando ad un diverso avvenire del mondo che ci appariva ancora così cupo avvolto nella morsa della “guerra fredda”.
Ci aspettava la lotta d’Algeria che pure segnò un passaggio fondamentale e ci trovavamo ancora e soltanto ai prodromi del movimento terzomondista che poi nel ‘68 avrebbe trovato grande spazio nel nostro immaginario: intanto, un anno prima nel 1959 si era liberata Cuba dal giogo di Batista e i “barbudos” alimentavano già il mito rivoluzionario.
Anche in Italia quel 1960 fu una sorta di “anno dei portenti” . Pagando un alto prezzo di sangue i “giovani dalle magliette a strisce” seguendo l’esempio dei partigiani fra i quali il futuro Presidente, seppero respingere in piazza un governo sostenuto dai fascisti aprendo così una nuova stagione politica nel nostro Paese.
Ecco di seguito: 1 gennaio – Camerun 4 aprile – Senegal 27 aprile – Togo 26 giugno – Madagascar 30 giugno – Repubblica democratica del Congo 1 luglio – Somalia 1 agosto – Benin 3 agosto – Niger 5 agosto – Burkina Faso 7 agosto – Costa d’Avorio 11 agosto – Ciad 13 agosto – Repubblica Centrafricana 15 agosto – Repubblica del Congo 17 agosto – Gabon 22 settembre – Mali 1 ottobre – Nigeria 28 novembre – Mauritania

Correva l’anno… Era il 1960 e fu dichiarato l’Anno dell’Africa. Trascorso più di mezzo secolo molti dei sogni che animarono le lotte per affrancarsi dal colonialismo sono rimasti tali. In quei mesi il continente si incamminò sulla strada dell’indipendenza guardando a un futuro senza padroni. La speranza era di un avvenire promettente che, grazie alle risorse naturali e umane e un’accorta gestione della sovranità nazionale, avrebbe potuto portare uno sviluppo armonioso, sostenibile, attraverso un rapporto da pari con il resto del mondo. Il ritmo dei Paesi che si affrancavano dal colonialismo raggiunse il culmine proprio nel 1960 quando diciassette colonie si riscattarono dalla soggezione alla Francia, alla Gran Bretagna, al Belgio. Soltanto le colonie portoghesi dovettero aspettare la metà degli anni Settanta e la vittoria della democrazia a Lisbona. Gli anni Sessanta furono anche quelli della nascita, il 25 maggio 1963, dell’Organizzazione per l’Unità africana, che nel 2002 sarebbe diventata l’Unione africana e avrebbe alimentato un’altra utopia: gli Stati Uniti d’Africa. Quella visione ebbe come interpreti grandi personalità africane: dal ghanese Kwame Nkrumah al keniota Jomo Kenyatta, al senegalese Leopold Sedar Senghor, all’ivoriano Felix Houphouet-Biogny, al tanzaniano Jiulius Nyere, allo zambiano Kenneth Kaunda. Uomini illuminati, carismatici che guidarono i movimenti indipendentisti e panafricani. Eppure nessuno di loro potè fare altro che riprendere il reticolo delle colonie. Era impossibile ridisegnare il continente. E cosi’ i confini dell’Africa, oggi sovrana, sono quelli che i cartografi europei dell’Ottocento, al servizio di interessi imperiali, tracciarono.
Così molte speranze si tramutarono in illusioni come era accaduto per tante altre parti del nostro immaginario giovanile.
Non abbandoniamo però le nostre idee di un mondo più giusto, di un incontro “umano” tra di noi.

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