LA RIAPERTURA DELLA STORIA di Franco Astengo
Nell’improvvisa emergenzialità di questi giorni
si stenta a trovare il bandolo della matassa di una riflessione che
consenta di interpretare al meglio i comportamenti politici e quelli
sociali.
Si rischia di smarrire il senso delle proporzioni
sia sul piano dell’assunzione di responsabilità sia sul piano
pubblico sia su quello privato.
Soprattutto è emersa con grande chiarezza la
strutturalità di un peso sproporzionato della comunicazione di massa
sugli orientamenti sociali:un frutto immediato questo del fenomeno
dell’analfabetismo di ritorno e della chiusura soggettiva nel
recinto della “paura”.
“Paura” tanto solleticata e accarezzata al
fine di mortificare la democrazia.
Si sta presentando il conto dell’avere
delegato alla comunicazione la tessitura necessariamente faticosa
della trama di relazione tra istituzioni e società.
In questo modo si sono sovrapposte le esigenze di
esprimere sottovalutazione o allarmismo e, ancora una volta, le
volontà di propaganda del mercato (finanziario, della “reclame”
politica, della vendita di illusione mediatica, del mantenimento dei
livelli dettati dal consumismo in tutti i suoi aspetti) ha finito con
il prevalere sull’analisi possibile della ricerca di una
“razionalità dell’essere”.
Ne è conseguita una vera e propria distorsione
nell’apprendimento collegata a un modello di società profondamente
ingiusto e sbagliato.
Un modello di società, economia, cultura,
politica che deve farci tornare a richiedere urgentemente una
“riapertura della storia”.
Oggi viviamo in una società sfibrata
dall’individualismo.
Una società in confusione nella conoscenza e
anche nella morale, che non riconosce più i soggetti capaci di
costruire il senso di comunità nell’insieme dei rapporti sociali.
A questo modo si determina una debolezza
congenita nei livelli di decisionalità politica laddove il “popolo”
tanto invocato non comprende più la differenza reale tra i diritti e
i bisogni e si trasforma esso stesso nell’agente del caos:non è
questione di decisionismo ma di diffusione di cultura politica.
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