LA
GESTIONE DELL’EMERGENZA DI Franco Astengo
Questa
la notizia dell’ultima ora:
"Subito
4,3 miliardi ai Comuni e 400 milioni per aiuti a cittadini in
difficoltà"“Si
chiamerà Rem: 6 miliardi per aumentare i 600 euro agli autonomi ed
estenderli ai sommersi. Gualtieri: "Non è un reddito di
cittadinanza bis"
Di
fronte al pericolo di forti insorgenze sociali che potrebbero
verificarsi in particolare al Sud, il Governo cerca di provvedere con
una frettolosa gestione dell’emergenza sopperendo
alla gravità della crisi in atto con provvedimenti – tampone
basati sull’elargizione di sussidi precari come sono precarie le
vite di coloro cui sono rivolte le provvidenze.
In
questo momento di estrema difficoltà, si può ricordare solo
di passaggio
come stiano venendo a galla tutte le storture di un sistema economico
fondato in larga parte sulla precarietà, il sommerso, il lavoro
nero, la gestione di parti del Paese da parte della criminalità
organizzata che gestisce lo sfruttamento intensivo non soltanto dei
migranti
ma di parti significative delle attività produttive e di servizio.
Alcune
annotazioni sullo specifico della gestione dell’emergenza però si
possono sicuramente affermare:
1)
In questo momento accanto all’opera di chi è impegnato
direttamente sul fronte sanitario, appare
fondamentale
la presenza dei corpi intermedi rappresentati dal Sindacato, dalle
associazioni datoriali e di categoria con la loro rete di Patronati.
I patronati sono stati duramente attaccati nel corso degli anni
quando si era tentato di portare avanti un processo di
“disintermediazione” che ne ha sicuramente ridotto la capacità
di iniziativa. E’ questo un punto su cui riflettere, così come ci
sarebbe da ragionare sul ruolo del terzo settore, in particolare
delle cooperative sociali. L’esistenza di una rete di sostegno e di
indirizzo per i cittadini attorno ai temi più nevralgici
dell’assistenza sociale appare fattore indispensabile non soltanto
nei momenti di emergenza;
2)
Sempre nel corso degli ultimi anni si è agito con furia iconoclasta
anche sul piano del decentramento istituzionale. Soltanto
per fare alcuni esempi:tagliati
i fondi da ogni parte i Comuni hanno dovuto ridurre personale e
capacità d’intervento nei servizi sociali; in
buona parte del Paese
sono state abolite
le circoscrizioni punto di riferimento e termometro per i bisogni
della popolazione (mentre
nelle grandi città i Municipi hanno sempre più assunto una funzione
burocratica);
le Province hanno cessato l’indispensabile funzione di
coordinamento che avrebbero dovuto esercitare nel sistema degli Enti
Locali; sono state ridotte di numero e in molte situazioni abolite le
comunità montane che adesso si sarebbero rivelate preziosi strumenti
d’ausilio;
3)
Nell’emergenza,
almeno
per quel che riguarda il ruolo dei Comuni nell’elargizione dei
soccorsi andrebbe privilegiato il valore d’uso rispetto a quello di
scambio. Si parla di “buoni spesa”, ancor meglio sarebbe
l’acquisto di merce da parte dei Comuni e la distribuzione a loro
cura. Non si eviterebbero sicuramente storture che ci
saranno,
ma la circolazione di denaro e /o di buoni spesa porterebbe
comunque alla nascita di un mercato parallelo, augurandoci che non
sorgano situazioni di vera e propria “borsa nera” tenuto
anche conto della questione di “governo criminale” cui si è già
fatto cenno.
Insomma,
in vista di un possibile “dopo” ci sarà molto da pensare al
riguardo del ruolo delle istituzioni non tanto e non solo nella
straordinarietà
ma per una necessaria ricostruzione di un welfare universalistico in
un quadro generale di redistribuzione e di riduzione delle
disuguaglianze e
di rinnovato rapporto fra i corpi intermedi, le istituzioni e i
bisogni primari.
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