REFERENDUM: OLTRE LA REPLICA AI 5 STELLE di Franco Astengo
Va colta in positivo l’occasione del rinvio del
referendum confermativo sulla legge che riduce il numero dei
parlamentari.
Si tratta, infatti, anche di aprire una
riflessione sull’insieme della questione democratica così come
questa si sta affrontando nei termini dell’emergenza sanitaria che
le istituzioni e la società nel suo complesso sono chiamate ad
affrontare in questa fase.
Non basta, infatti, contrapporsi alla logica che
ha condotto le forze politiche ad approvare la legge in questione e
non è sufficiente cercare di isolare il Movimento 5 stelle nella
responsabilità esclusiva di questa operazione di sostanziale
riduzione negli spazi di esercizio della democrazia.
Sicuramente i tre punti che sono stati individuati
come dirimenti risultano essere di fondamentale importanza per il
complesso del ragionamento che è necessario portare avanti:
1) la questione della
rappresentanza;
2) il tema del funzionamento delle
Camere e più in generale delle istituzioni;
3) il problema dei costi della
democrazia.
E’ necessario però riflettere più ampiamente
su altre quattro questioni che si presentano adesso in coincidenza
con la gestione dell’emergenza da parte del governo, delle regioni,
degli enti locali:
a) al di là delle ipotesi di solidarietà
nazionale potrebbe emergere la tentazione di rendere accettabile il
disarmo della pluralità delle presenze politiche con il relativo
affidamento di poteri “border line” rispetto alla Costituzione ad
una élite ristretta, una vera e propria oligarchia posta al di fuori
di qualsivoglia passaggio di verifica da parte della rappresentanza
politica eletta, bypassando i compiti del Parlamento. E’
necessario ancora una volta ricordare come in Italia il presidente
del Consiglio non sia mai stato eletto in un qualsiasi organismo
rappresentativo ; il personaggio si è dimostrato capace di
transitare dalla destra alla sinistra con una disinvoltura che
avrebbe fatto impallidire il “connubio” degli anni ‘50 ma del
XIX secolo, nemmeno del XX;
b) la subalternità verso un ruolo della “tecnica”
libera di agire al di fuori della verifica politica in nome di un non
meglio identificato “bene superiore”. “Bene superiore”
facilmente condizionabile, nella sua identificazione, dal peso di
precisi interessi economici dei quali andrebbero individuati i
diversi livelli di commistione internazionale e interna con i grandi
centri del potere finanziario e produttivo;
c) la grande difficoltà emersa nel
rapporto tra potere centrale e potere locale. Vengono a galla tutte
le storture derivanti dagli errori commessi nelle modifiche
costituzionali a suo tempo attuate come modificazione soprattutto nel
ruolo delle Regioni al riguardo di delicatissime materie prima fra le
quali la sanità : nello specifico riguardo registriamo i danni
enormi provocati dal processo di indiscriminata privatizzazione
attuata nel corso degli anni e di questo fatto le Regioni portano
grandissime responsabilità;
d) il riemergere, in queste
condizioni, dell’idea della democrazia del web malintesa come
principio della democrazia diretta che dovrebbe sollevare ogni
struttura, non solo politica,di intermediazione aprendo così la
strada ad un’ulteriore riduzione degli spazi tra democrazia e
società.
Come si può facilmente osservare il tema della
democrazia, in questo frangente, appare molto complesso da
affrontare: non basta collegare le giuste obiezioni al taglio dei
parlamentari con una proposta di legge elettorale e non è
sufficiente la replica alle argomentazioni sbagliate di chi ha
promosso e sostenuto le ragioni del taglio.
Il quadro complessivo che si presenta alla nostra
attenzione è ancora una volta quello costituzionale nel suo
complesso e il nostro livello di replica a di proposta deve
necessariamente essere adeguato proprio a quel piano di carattere
generale di vera e propria ispirazione ai principi della democrazia
repubblicana.
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