sabato 7 marzo 2020

REFERENDUM: OLTRE LA REPLICA AI 5 STELLE

REFERENDUM: OLTRE LA REPLICA AI 5 STELLE di Franco Astengo
Va colta in positivo l’occasione del rinvio del referendum confermativo sulla legge che riduce il numero dei parlamentari.
Si tratta, infatti, anche di aprire una riflessione sull’insieme della questione democratica così come questa si sta affrontando nei termini dell’emergenza sanitaria che le istituzioni e la società nel suo complesso sono chiamate ad affrontare in questa fase.
Non basta, infatti, contrapporsi alla logica che ha condotto le forze politiche ad approvare la legge in questione e non è sufficiente cercare di isolare il Movimento 5 stelle nella responsabilità esclusiva di questa operazione di sostanziale riduzione negli spazi di esercizio della democrazia.
Sicuramente i tre punti che sono stati individuati come dirimenti risultano essere di fondamentale importanza per il complesso del ragionamento che è necessario portare avanti:
1) la questione della rappresentanza;
2) il tema del funzionamento delle Camere e più in generale delle istituzioni;
3) il problema dei costi della democrazia.
E’ necessario però riflettere più ampiamente su altre quattro questioni che si presentano adesso in coincidenza con la gestione dell’emergenza da parte del governo, delle regioni, degli enti locali:
a) al di là delle ipotesi di solidarietà nazionale potrebbe emergere la tentazione di rendere accettabile il disarmo della pluralità delle presenze politiche con il relativo affidamento di poteri “border line” rispetto alla Costituzione ad una élite ristretta, una vera e propria oligarchia posta al di fuori di qualsivoglia passaggio di verifica da parte della rappresentanza politica eletta, bypassando i compiti del Parlamento. E’ necessario ancora una volta ricordare come in Italia il presidente del Consiglio non sia mai stato eletto in un qualsiasi organismo rappresentativo ; il personaggio si è dimostrato capace di transitare dalla destra alla sinistra con una disinvoltura che avrebbe fatto impallidire il “connubio” degli anni ‘50 ma del XIX secolo, nemmeno del XX;
b) la subalternità verso un ruolo della “tecnica” libera di agire al di fuori della verifica politica in nome di un non meglio identificato “bene superiore”. “Bene superiore” facilmente condizionabile, nella sua identificazione, dal peso di precisi interessi economici dei quali andrebbero individuati i diversi livelli di commistione internazionale e interna con i grandi centri del potere finanziario e produttivo;
c) la grande difficoltà emersa nel rapporto tra potere centrale e potere locale. Vengono a galla tutte le storture derivanti dagli errori commessi nelle modifiche costituzionali a suo tempo attuate come modificazione soprattutto nel ruolo delle Regioni al riguardo di delicatissime materie prima fra le quali la sanità : nello specifico riguardo registriamo i danni enormi provocati dal processo di indiscriminata privatizzazione attuata nel corso degli anni e di questo fatto le Regioni portano grandissime responsabilità;
d) il riemergere, in queste condizioni, dell’idea della democrazia del web malintesa come principio della democrazia diretta che dovrebbe sollevare ogni struttura, non solo politica,di intermediazione aprendo così la strada ad un’ulteriore riduzione degli spazi tra democrazia e società.
Come si può facilmente osservare il tema della democrazia, in questo frangente, appare molto complesso da affrontare: non basta collegare le giuste obiezioni al taglio dei parlamentari con una proposta di legge elettorale e non è sufficiente la replica alle argomentazioni sbagliate di chi ha promosso e sostenuto le ragioni del taglio.
Il quadro complessivo che si presenta alla nostra attenzione è ancora una volta quello costituzionale nel suo complesso e il nostro livello di replica a di proposta deve necessariamente essere adeguato proprio a quel piano di carattere generale di vera e propria ispirazione ai principi della democrazia repubblicana.

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