Va dato atto al Presidente del Senato Grasso di un
comportamento istituzionalmente ineccepibile, ma quanto accaduto ieri tra la
Procura della Repubblica di Roma e il Senato ha fornito, ancora una volta, il
segno del “Regime” e della voglia di repressione che questo Regime tende a
esprimere.
Nove senatori rappresentanti di tutto l’arco politico che va
da Forza Italia al PD (Il “Partito Unico” della Nazione e/o Renziano, senza
tanti infingimenti) si sono rivolti alla Procura della Repubblica di Roma
contro gli atti di ostruzionismo parlamentare svolti, nell’occasione della
conversione in legge del cosiddetto decreto “Sblocca Italia”, da parte dei
senatori del Movimento 5 Stelle.
Il Presidente del Senato ha provveduto a rinviare al
mittente l’iniziativa, ma il segnale appare di una gravità inaudita proprio sul
piano delle garanzie democratiche di sviluppo del dibattito parlamentare
considerato che l’iniziativa è partita proprio dall’interno del Senato e alcuni
senatori sono già stati coinvolti negli atti d’indagine.
La demonizzazione dell’ostruzionismo parlamentare,
addirittura nella dimensione di una denuncia penale, è atto politicamente
gravissimo da denunciare senza mezzi termini quale – appunto – espressione del
nuovo Regime.
Regime che sta cercando, attraverso la legge elettorale, di
soffocare completamente la dialettica in Parlamento e di affermarsi proprio
come Partito Unico di Governo della Nazione.
Sovvengono ricordi molto tristi sotto questo profilo, primo
fra tutti – e non si tema di esagerare – l’atteggiamento dei fascisti nel corso
del dibattito sull’esito delle elezioni del 1924 la cui conseguenza diretta fu
l’assassinio di Matteotti e le leggi “fascistissime” con l’istituzione del
Tribunale Speciale.
Il tentativo di oggi è quello, in pratica, di dichiarare
fuori legge la residua opposizione: opposizione che può politicamente essere
giudicata, nella fattispecie, rozza e meramente agitatoria ma la cui realtà e
funzione non può essere messa in discussione in questa dimensione.
Ne va della qualità di fondo della democrazia, in un Paese
dove fuori dal Parlamento, nel mondo del lavoro si è affermato il metodo
Marchionne, i delegati FIOM vengono esclusi dalle trattative, il job act mette
i lavoratori nella condizione più debole rispetto alle sopraffazioni imposte
dai padroni.
Il nostro ricordo va ai grandi ostruzionismi attuati dalla
sinistra e più precisamente dai deputati e dai senatori del Fonte Popolare
avverso l’ingresso dell’Italia nella NATO e la legge-truffa del 1953: due
momenti che vanno giudicati ancora, pur nell’asprezza massima del confronto,
come momenti “alti” della democrazia italiana.
Si sta pericolosamente smarrendo non solo il senso delle
istituzioni ma anche quello stesso delle libertà politiche e sindacali: questo
il mesto giudizio che può essere avanzato in questo difficile momento per la
democrazia e i principi costituzionali.
2 commenti:
Totalmente d'accordo. Chi ignora la irresponsabilità penale per i voti dati e le opinioni espresse nell'esercizio del mandato parlamentare può essere solo un parlamentare nominato, che non agisce nel'interesse della nazione, ma di chi l'ha messo in posizione utile e che spera di essere un capolista con l'Italikum. Su questa strada chi ha ammesso l'emendamento canguro va denunciato per abuso in atti d'ufficio? Alla faccia di chi si è lamentato delle interferenze dei magistrati. Per fortuna i PM non dipendono dsal Ministero della Giustizia o dal Primo ministro. Alla vigilia delle elezioni farebbero una bella retata, tanto un GIP compiacente lo si trova sempre.
Felice C. Besostri
Mi vengono in mente quelle pagine di Marcia su Roma e dintorni di Lussu, in cui era così ben descritto l'affermarsi del Fascismo col benestare delle istituzioni. Carlo Rovello
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