Gli avvenimenti di questi ultimi giorni, con riferimento
alle tragiche vicende del Mediterraneo ma non solo, confermano la possibilità
di formulare un giudizio di fondo su questa nuova “generazione di Governo” che,
in maniera assolutamente spregiudicata, ha conquistato il potere in Italia
operando nel senso di un trasformismo deteriore, di un’esaltazione della
personalizzazione della politica e dell’individualismo competitivo, di una
concezione della governabilità che tende ad annullare il concetto di
rappresentatività politica, distruggere i corpi intermedi, ridurre i partiti a
semplici comitati permanenti di tipo elettoralistico con frequenti incursioni
con elementi posti al di fuori della legalità, come ha ben dimostrato la
vicenda di “Roma Capitale” e non solo.
Beninteso il tipo di analisi che si cerca di avanzare in quest’occasione,
pur nella sua assoluta stringatezza, non intende muoversi assolutamente sul
terreno della “questione morale” ma intende occuparsi precipuamente degli
elementi di natura politica.
In questo senso pare proprio che il necessario concetto di pragmatismo,
ingrediente indispensabile in qualsiasi logica di governo, è stato sostituito
da quello di un vero e proprio “cinismo”: il modo con il quale gli esponenti
del governo italiano hanno accolto, proprio ieri, l’esito del Consiglio Europeo
straordinario svoltosi a Bruxelles dimostra proprio questo passaggio.
E’ soltanto attraverso un’espressione di cinismo che è
potuto essere accolto un esito che praticamente, nell’indifferenza dei governi
e delle istituzioni europee, condanna a morte migliaia e migliaia di migranti
che dall’Africa nera tentano di sottrarsi alla guerra, alla fame, alle
malattie.
A questa “generazione di governo” è assente, inoltre,
qualsiasi riferimento etico inteso nel senso di muoversi (come prevede la stessa
analisi politica liberaldemocratica di stampo anglo-sassone) all’interno di un
quadro di orientamento generale, di direttive complessive per perseguire un
obiettivo di fondo.
L’obiettivo di fondo, invece, nel nostro caso non c’è: anzi
può essere configurato semplicemente nella detenzione e nella conservazione del
potere.
Queste argomentazioni, ben suffragate dai fatti, ci fanno
quindi ribadire quanto affermato all’inizio: cinismo in luogo di pragmatismo,
assenza di etica.
La definizione di “generazione di governo” non intende
rappresentare un fatto che individui una questione d’età anagrafica: ma
comprende l’insieme di una presunta classe dirigente che, indipendentemente
dall’età e dalle (complesse) precedenti esperienze, ha mutuato questa
estremamente negativa idea del sopraffare il concetto di dialettica politica
sostituendolo con l’assolutismo del potere.
Oggi è il 25 Aprile: l’esempio più lampante nella storia d’Italia della capacità di
operare, da parte di una classe politica, avendo davanti a sé l’idea di fondo
di una finalità generale: quella della responsabilità politica del riscatto di
un’intera nazione.
Riscatto ottenuto con grandi sacrifici e una visione del
futuro.
Oggi siamo alla miseria dell’immediatezza individualistica.
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