L’iniziativa della “Controbolognina” organizzata per
sabato 25 Aprile proprio a Bologna per discutere delle prospettive della
sinistra italiana d’alternativa sta raccogliendo significative adesioni.
L’occasione appare essere di quelle di particolare importanza
e può davvero valere la pena sollecitare a una riflessione su di un punto che,
da tempo, si sta cercando di sollevare e che appare quanto mai necessario e
urgente da affrontare: quello di un nuovo soggetto politico della sinistra d’alternativa.
Un nuovo soggetto fondato su alcuni elementi distintivi
da definire con il massimo della chiarezza possibile:
1) L’autonomia
politica e programmatica;
2) Una
collocazione di opposizione rispetto all’attuale quadro politico. Una
collocazione all’opposizione intesa come punto di partenza per lo sviluppo di un’alternativa
di egemonia. L’obiettivo di medio periodo dovrebbe essere quello dell’apertura
di una fase di transizione rispetto al complesso dell’intero sistema politico
italiano;
3) Dovranno
essere avanzati alcuni punti, sia sul piano dell’analisi, sia sul terreno del
programma da considerarsi comuni e prioritari fra tutti i soggetti che intendono
partecipare al progetto.
I punti fondamentali di analisi appaiono essere quelli
della crisi (nel senso classico di “krisis”) dello Stato – Nazione; la qualità
nuova che viene espressa dal quadro economico e dai suoi specifici risvolti
europei; il mutamento di paradigma nella concezione dell’agire politico laddove
si registra uno spostamento secco e pericoloso verso un regime di natura autoritaria
, con l’Italia considerata laboratorio di questo esperimento a livello
internazionale.
E’ evidente come si stia verificando uno spostamento e un
allargamento nella condizione di “classe” dell’insieme dei soggetti colpiti
dall’intreccio delle contraddizioni che agiscono in questa società segmentata e
artificiosamente “separata” attraverso l’uso delle novità tecnologiche e dei
mezzi di comunicazione di massa.
Appare allora
necessario e urgente porre ancora una volta il tema di una nuova soggettività
politica della sinistra , in modo da
colmare il vuoto e la complessiva insufficienza che i soggetti politici
esistenti stanno lasciando e dimostrando nell’insieme delle necessità di elaborazione
e scontro politico che l’attualità impone.
Siamo di fronte,
infatti, al consolidarsi e al suffragarsi attraverso la legge elettorale della via di un leaderismo presidenzialista
eccessivamente accentuato e posto su di un terreno dell’agire politico che si
delinea ormai come quello di un vero e proprio Regime.
Proprio l’urgenza di
affrontare il tema del Regime dovrebbe imporre di aprire una riflessione sulla necessità di
poter disporre di una soggettività politica nuova, frutto dell’incontro tra
diverse culture, tradizioni, collocazioni sociali, costruita con l’idea di
durare nel tempo, magari capace di fornire già un contributo al superamento di
questa fase così drammaticamente negativa .
Per avviare questo
itinerario in una forma produttiva andrebbe aperto un dibattito particolarmente
spregiudicato, soffermandoci maggiormente sugli elementi di carattere
“strutturale” che ci consegna la migliore tradizione della sinistra italiana.
Non si tratta in
questo, ovviamente, di limitarci al “caso italiano”, ma di avere la forza e la
capacità di guardare avanti, a un quadro internazionale molto complesso
In quest’ambito il
social-liberismo (secondo la definizione di Joseph Halevi) risulterà del tutto
inefficace: un punto di riflessione, anche questo, che porta alla conclusione
della necessità della presenza di una sinistra alternativa capace di produrre
cultura politica, iniziativa sociale, presenza istituzionale.
Siamo del resto di
fronte, in Italia a una crisi della democrazia tale da minacciare sbocchi imprevedibili
e particolarmente pericolosi.
Occorre un nucleo
fondativo partendo prima di tutto dall’analisi delle forze sociali in campo,
dal riferimento alle “fratture” sia “materialiste”, sia “post-materialiste” da
intrecciare in una nuova progettualità alternativa e appare del tutto al di
sotto del richiesto l’idea di una semplice “rete” di collegamento o “coalizione
sociale” che dir si voglia che lascerebbe inalterato il distacco esistente
anche a sinistra tra base sociale e ceto politico
Va affrontato,
invece, con grande coraggio il tema del partito politico.
Serve, prima di
tutto, una forte mobilitazione dal basso.
Una forte
mobilitazione dal basso che dovrebbe sfociare in una ripresa del principio
dell’autoconvocazione che, negli anni’80 aveva fornito comunque risultati
apprezzabili sia in campo sindacale, sia in campo politico, con l’obiettivo di
formare un vero e proprio “nucleo fondativo” che ponga a tutti in termini
concreti il tema della nuova soggettività politica.
Un nucleo fondativo
che verifichi la possibilità di intraprendere un cammino del genere, con un
traguardo parziale davanti
Un traguardo
delineato in modo molto preciso partendo dall’idea di un Movimento organizzato
per la costruzione di un soggetto politico organizzato.
Si tratta di
intrecciare il dibattito fra i temi della prospettiva politica, della
democrazia, del rifiuto dell'emarginazione di interi strati sociali.
Una proposta
da portare avanti, ben oltre le residue soggettività esistenti, proponendo
anche vie nuove dal punto di vista della strutturazione politica quale la
ricerca di una "via consiliare" per fornire, dal punto di vista della
costruzione politica, una possibilità concreta di interscambio sia sul piano
del dibattito sia sul piano dell'organizzazione.
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