LEGGE ELETTORALE: IL PD CHE ESPRIME DISUGUAGLIANZA E
CORRUZIONE PRETENDE UN REGALO DI MILIONI DI VOTI di Franco Astengo
Un partito come il PD che organizza cene da mille euro a
testa non può che esprimere disuguaglianza e corruzione.
Difatti vi partecipano i “padroni del vapore”, quelli che
stanno imponendo il “metodo Marchionne” nei rapporti di lavoro e fanno della
loro ricchezza l’emblema della disuguaglianza che caratterizza fortemente
questa fase di gestione del ciclo capitalistico e si “imbucano” i protagonisti
della dilagante corruzione che corrode il sistema, da “Mafia Capitale” a “Concordia”,
via via dalla P4 in giù.
Tutto questo è naturalmente il frutto non contrastato di
vent’anni di egemonia della destra populista più retriva d’Europa, non
osteggiata in alcun modo sul piano politico e morale: un’egemonia che ha fatto
letteralmente esplodere il rapporto tra sistema politico e convivenza civile e
che oggi l’imbonitore che rappresenta gli interessi dei partecipanti alle cene
da mille euro cerca di occultare usando a piene mani una categoria filosofica
come quella della “speranza” che, invece, dovrebbe essere usata con grandissima
cautela.
Ebbene, nel quadro di questo vero e proprio disastro
storico, con milioni di disoccupati, esodati, famiglie al di sotto della soglia
di povertà, immigrati senza asilo e le distinzioni di classe sempre più
severamente marcate si sta studiando un meccanismo elettorale che regali
milioni di voti al partito della corruzione e della disuguaglianza per
permettergli di governare a suo piacere, in allineamento con i banchieri della
City e di Francoforte e con la NATO.
Beninteso, stando ben lontano dalla maggioranza dei
suffragi.
Sviluppiamo su questo punto un minimo di ragionamento
concreto.
Prima di tutto va affermato che quella che si sta preparando
è una legge elettorale “minoritaria”, come la legge Acerbo che portò il
fascismo nella condizione di emanare poi le leggi speciali dette “fascistissime”.
Era maggioritaria, invece, la famosa legge truffa del ’53 perché
prevedeva, per l’acquisizione del premio di maggioranza il conseguimento da
parte dei partiti “apparentati” del 50% più uno dei voti validi (in tempi in
cui, tra l’altro, votava più del 90% degli iscritti nelle liste).
Andando per ordine.
E’ prevedibile che nel prossimo turno elettorale, con circa
49 milioni di elettrici e di elettori aventi diritto, alla fine ci siano (stima
abbastanza ottimistica) 32 milioni di voti validi: di conseguenza, con il
metodo proporzionale, ciascuno dei 630 seggi della Camera dei Deputati (unica
rimasta elettiva, visto che il Senato sarà appannaggio dei consiglieri
regionali, quindi con maggioranza precostituita, “spese pazze” incluse e senza
diritto di votare la fiducia al governo) costerebbe all’incirca 52.000 voti.
Un sondaggio pubblicato ieri dal Corriere della Sera
assegnava al PD il 35% dei voti: quindi all’incirca 11 milioni di suffragi.
Per arrivare alla maggioranza del 55% dei seggi alla Camera
prevista dal progetto dell’Italikum, occorrerebbero quindi, più o meno, 17
milioni di voti.
Di conseguenza, indipendentemente dal totale dei voti validi
che si registreranno nell’eventuale ballottaggio (per il quale non è prevista
alcuna soglia di partecipazione, come invece giustamente reclama l’avv. Besostri
nei suoi interventi) il PD reclama un regalo di, più o meno 6 milioni di voti.
Più del 50% di regalo sul proprio potenziale di voti.
E’ questo, dell’assoluta abnormità del premio di
maggioranza, che rende tutta l’impalcatura dell’Italikum incostituzionale, anche
rispetto alla sentenza n.1/2013 della Corte Costituzionale: c’è da considerare
in più che il frazionamento delle opposizioni (con lo sbarramento al 3%)
porterà, per via dei capilista bloccati nei 100 collegi, a circa metà dell’Assemblea
composta da nominati e non da eletti.
Purtroppo la minoranza PD, composta da personaggi molto
attenti alla propria posizione personale e alle proprie apparizioni nei talk
show televisivi, ha appuntato l’attenzione soltanto sul secondo aspetto, quello
dei nominati, e non sull’enormità del premio che, del resto, applicato alle
coalizioni è quello che ha permesso a Sel di sedere in parlamento.
Tutti uniti, naturalmente, nel chiudere occhi, naso, bocca
rispetto ai temi della disuguaglianza e della corruzione che rappresentano la
vera cifra politica che il PD esprime, accompagnato dal gran coro dei mezzi di
comunicazione di massa.
Qualcuno, nella ex-sinistra arcobaleno, si permette ancora
di parlare di “unità a sinistra” pensando al PD e cerca la strada per accordi
alle prossime regionali e amministrative: indice questo non solo del ritardo di
analisi ma anche di una sospetta malafede.
Così stanno le cose nel disastrato sistema politico
italiano: disuguaglianza e corruzione a braccetto nelle cene da mille euro.
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