UNA RICOSTRUZIONE DI SENSO E DI INDIRIZZO di Franco Astengo
In avvio due punti di assoluta precisazione,
perché non è possibile lasciar far tutto soltanto in nome della
propaganda:
1) Come era già avvenuto con i
vari decreti emanati dal governo nel corso del lockdown Il gran
concerto dell’informazione si è precipitato sulla vicenda del
“Recovery Fund” dando per scontato un esito che invece è al di
là da venire, dai tempi incerti e che sarà determinato dalla
conclusione di una durissima trattativa. E’ sbagliato quindi
affermare che all’Italia toccheranno 127 miliardi come se fossero
già lì pronti sull’unghia. Anche questo è un aspetto della
prevalenza dell’apparire al posto dell’essere che finisce con
l’assumere un significato quanto mai deleterio rispetto alla
costruzione di un corretto “immaginario pubblico”;
2) E’ sbagliato scrivere
semplicisticamente di “Ricostruzione”: non ci sono le macerie da
portare via e non c’è bisogno di alcun “Piano Fanfani” di
edificazione di case popolari. Piuttosto si dovrebbe parlare e
scrivere di “Ricostruzione di senso e di indirizzo” prima di
tutto nella direzione di una riedificazione di un “patrimonio
sociale” e di spostamento verso una nuova dimensione del
“collettivo” anche sul piano morale e culturale;
In ogni caso l’obiettivo primario di questa
operazione non può essere quello della riduzione indiscriminata
delle tasse in piena linea berlusconiana del “risveglio degli
spiriti animali del capitalismo” lasciando intatto l’enorme
sottobosco del lavoro nero e dell’evasione fiscale correlato con
l’avvio di un’altra stagione di elargizione di bonus e di sussidi
come appare essere nell’imprinting di questo governo formato sulla
base di un coacervo di vecchia democristianità e di eterno
populismo.
Non ci si può rivolgere soltanto verso la
crescita della domanda interna per alimentare il consumismo come
accadde con il “miracolo economico” degli anni’60.
Se vogliamo guardare all’indietro sembra
riprodursi un confronto che assomiglia a quello di quegli anni, con
l’avvento del centro – sinistra e la necessità di modernizzare
il paese: confronto che si chiuse, sul piano del governo, con il
“tintinnar di sciabole” e nel PCI con l’XI congresso e
l’affermazione della linea che avrebbe portato al “compromesso
storico” e, quindi, al topolino della solidarietà nazionale.
Occorre tenere ben conto delle esigenze di
sovranazionalità e del pericolo esistente di un ripiegamento
sovranista .
Il cosiddetto “sovranismo” non rappresenta
soltanto un patrimonio dalla destra più o meno classica ma anche e
soprattutto di aree culturali,politiche e di potere economico e nel
campo della comunicazione che si potrebbero definire formate
da”poteri forti”.
Si tratta allora di riflettere su cinque punti
che, almeno a mio giudizio, dovrebbero distinguere la presenza di una
moderna sinistra all’interno del debole sistema politico italiano:
1) Programmazione dell’economia
rivolta nel senso di recuperare una presenza nei settori strategici e
inaugurare una stagione di crescita nella qualità tecnologica del
nostro sistema produttivo;
2) Una vera e propria
“riprogettazione strutturale” dell’intervento sociale del
pubblico ridefinendo anche i termini del rapporto “centro -
periferia”
3) Forti investimenti nella
modernizzazione complessiva della rete infrastrutturale;
4) Forti investimenti nella
formazione con un progetto di riqualificazione dell’Università;
5) Nuovo welfare universalistico
dentro al quale trovare forza e capacità per una nuova stagione di
diritti del lavoro abbattendo la precarietà, le disuguaglianze
economiche e territoriali, il peso della differenze di genere e di
generazione, le chiusure razzistiche.
6) Avvio di un piano per la completa
digitalizzazione delle transazioni commerciali con l’obiettivo
dell’abolizione del contante.
Un programma “riformista” a mio
giudizio,a questo punto del tutto rivoluzionario
Questi punti, assieme a
una visione della democrazia repubblicana saldamente ancorata ai
principi costituzionali nel senso della centralità parlamentare ,
della rappresentanza politica, del valore dell’intermediazione
sociale. dovrebbero rappresentare gli elementi sui quali far poggiare
quel progetto di ricostruzione (in questo caso davvero di
ricostruzione) di una sinistra unitaria e rappresentativa (come ha
scritto sul Manifesto, Tommaso Di Francesco) adeguatamente attrezzata
per affrontare la complessità delle contraddizioni evidenti nello
stato delle cose presenti e nel futuro.
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