INQUINAMENTO DA POTERE di Franco Astengo
Con
ogni probabilità il battibecco Di Matteo / Bonafede sarà archiviato
nella categoria dello “spiacevole incidente” come del resto si è
già cercato di fare in qualche TG particolarmente osservante.
Qualcuno
questa mattina scrive di “crollo di un mito”.
Invece
si è semplicemente confermato qualche elemento in più al riguardo
della natura del M5S.
Una
natura particolarmente esposta al fenomeno dell’inquinamento da
potere: un altro pezzo di quella “questione morale” che da tanto
tempo sta avviluppando il nostro sistema politico.
IL
M5S è arrivato al potere puntando a dimostrare l’inesistenza
della mediazione politica: palesando così una tendenza
irresistibile verso la dimostrazione di un superamento proprio di
quel concetto di mediazione politica che i suoi esponenti ritenevano
una costrizione nell’esercizio della loro forza assoluta.
Si
torna così alle origini, allo Stirner di “L’unico e la sua
proprietà” (1844): “ogni concetto ideale astratto che si
contrapponga alla concretezza irriducibile del singolo va destituito
secondo una prospettiva individualistica”.
L’individualismo
come punto comune e fonte di un nichilismo fondato sul “bel gesto”
dell’esercizio del dominio sulle masse considerate appunto un
assieme indistinto di “individui”.
Per
dirla con un termine che è stato di moda “antipolitica allo
stato puro”.
La
vocazione nichilistica del potere intesa come fattore identitario.
Un
potere ridotto alla “vocazione del suo esercizio” e perciò
slegato da qualsiasi visione di cambiamento dell’assetto sociale.
L’antipolitica
elevata a funzione esclusiva di passaggio di mano nel segno del
comando.
E’
questo il punto filosofico da riflettere al riguardo della situazione
in atto circa le tendenze ampiamente accettate sul piano teorico che
corrono all’interno del sistema politico italiano.
Tendenze
che dunque si sono fatte “comando” e non certo “governo”.
A
questo ci ha portato lo svilimento totale della funzione dei partiti
e del loro sistema, sostituiti dall’uno vale uno e dal click.
In
questo modo però l’inquinamento da potere è impossibile da tenere
a bada e la “questione morale” irrompe nella sua indifferibile
pervicacità.
Alla
fine si arriverà alla presentazione del conto di tutto questo.
Un
conto che potrebbe essere pagato da un’ulteriore riduzione dei
margini di agibilità politica collettiva.
Quanto
tempo dovremo allora aspettare perché emerga un qualche segnale di
consapevolezza e di messa in opera di una riflessione e di un’azione
assolutamente controtendenza?
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