domenica 31 maggio 2020

LA CONFUSIONE SOTTO IL CIELO

LA CONFUSIONE SOTTO IL CIELO di Franco Astengo


Per riassumere il dato di incertezza che sta attraversando il sistema politico italiano, secondo la descrizione che ne ha fatto Piero Ignazi dalle colonne di “Repubblica, serve parafrasare Mao “La confusione sotto il cielo è grande” aggiungendo il classico “ma la situazione non è eccellente”.
L’obiettivo dell’intervento di Ignazi era quello di cercare di individuare dove si indirizzerà, nelle prossime settimane, lo scontento delle tante categorie del frastagliato mondo del lavoro autonomo e nero nel momento in cui finiranno bonus e sussidi e questi soggetti, numericamente imponenti, si troveranno soli di fronte a una crisi di dimensioni al momento poco immaginabili.
Con loro, in quella che è già stata definita “l’estate dello scontento”, ci saranno anche i dipendenti del privato soggetti a cassa integrazione e mobilità, alle prese con difficoltà nei pagamenti dovuti nell’immediato e privi , in moltissime situazioni, di una qualche prospettiva per il futuro.
Così si alimentano le condizioni per una protesta (ne scrive anche Marc Lazar) di rilevanti dimensioni, non certo paragonabile a quella folcloristica dei “negazionisti” messa su dal generale Pappalardo.
Una protesta generalizzata che potrebbe incidere sulla conformazione complessiva del sistema politico italiano, dei suoi equilibri, della stessa prospettiva di governo.
Intanto tra la nuova presidenza di Confindustria, considerate le premesse di partenza, e la CGIL (in particolare) potrebbe aprirsi un diverso fronte di fortissimo conflitto sociale.
Una situazione affatto diversa da quella del “patto sociale” invocato dal Governatore della Banca d’Italia, nel corso di una relazione annuale dai toni assolutamente drammatici nell’evocazione di un possibile calo del 13% del PIL.
Andiamo però per ordine e occupiamoci dei risvolti che questo stato di cose può avere sul disastrato sistema politico.
Sistema politico per il quale – è bene ricordarlo – è stato invocata una necessità di vera e propria “rilegittimazione”.
Ad una società da tempo frastagliata e resa sfibrata dai complessi risvolti di crisi in atto, corrisponde un sistema politico sconnesso, con soggettività politiche fondate su istanze contraddittorie.
Un sistema politico nel quale emergono incertezze e confusioni come ben si è dimostrato negli abbozzi di gestione della fase acuta dell’emergenza sanitaria.
Nel corso del periodo di acuta straordinarietà degli eventi più recenti abbiamo assistito al presentarsi di elementi di vera e propria spaccatura nel rapporto tra Centro e Periferia e l’emergere di tutta l’insufficienza della legislazione attraverso la quale si è modificato il ruolo delle Regioni.
Adesso la spaccatura potrebbe presentarsi anche in forma trasversale, disarticolando la faglia Stato – Regioni in alcuni sotto -cleavages riguardanti il Nord e il Sud all’interno degli stessi partiti, sia di governo, sia di opposizione.
Al Nord il PD, la cui ossatura sociale era indicata nei dipendenti pubblici e nel ceto medio “riflessivo” urbano concentrato nelle ZtL conserva questa caratteristica e potrebbe vedere un prevedibile distacco causato dall’onda di protesta soprattutto al Sud compensata dal “populismo” dei suoi presidenti di Regione: in questo modo, però il “partito di governo” per eccellenza si troverebbe alle prese con una molto particolare divisione interna, certamente non assimilabile a quella “classica” per correnti, ma piuttosto simile a quella che – in passato – registro l’effimero emergere del “Partito dei Sindaci” definiti “cacicchi”da Massimo D’Alema in quel momento Presidente del Consiglio (dimessosi, è bene ricordarlo, per aver perso le elezioni regionali del 2000).
Emergono limiti anche nella capacità attrattiva del duo Meloni – Salvini: rimane tutta da definire la capacità di Fratelli d’Italia di oltrepassare una determinata soglia nel capacità di crescita di consenso e di capacità di governo e la Lega sta perdendo al Sud: Sud nel quale i ceti indifferenziati spaventati dalla crisi cercano referenti locali cui affidarsi.
Accertata la “regionalizzazione” e poco oltre del consenso attribuibile a Zaia si potrebbe anche verificare un flusso di ritorno verso il M5S in ispecie al Sud, sia a causa dell’acclarata base di popolarità raggiunta da Conte, sia per l’insieme degli interventi sociali patrocinati dal movimento, “in primis” il reddito di cittadinanza.
In sostanza i principali soggetti politici presenti nell’arena dimostrano non soltanto di risultare competitivi tra loro (nei sondaggi ormai i distacchi sono molto ravvicinati in una forbice tra il 24% e il 16%) ma assolutamente frantumati al loro interno secondo diverse linee di frattura: “centro/periferia”; “lotta/governo”; “rappresentanza sociale/rappresentanza politica” (non dimentichiamo gli operai con tessera CGIL e voto Lega).
Un sistema che appare del tutto insufficiente sia nella capacità di attrarre consenso sia nell’esprimere un rapporto tra governo e opposizione a dimensione nazionale.
In una prospettiva elettorale da diverso tempo non si valuta estensione e identità sociale dell’astensione al voto.
L’astensione al voto rappresenta un’incognita di grande peso nella valutazione della capacità di tenuta del sistema.
Sullo sfondo rimangono due questioni: quella europea che ruota ormai quasi essenzialmente attorno al tema dell’elargizione degli aiuti e l’altra del peso dell’informazione misurata direttamente nei confronti del sistema politico, nel momento di un cambiamento di proprietà di grande rilievo come quello avvenuto alla guida di GEDI.
GEDI portatrice, è bene ricordarlo, di un progetto molto preciso sia sul piano del vincolo esterno (neo-atlantismo; appoggio all’asse franco – tedesco; recupero di sovranità) sia su quello del vincolo interno (superamento di questo governo, governo di tecnici in appoggio alla linea dei “falchi” in questo momento al potere in Confindustria).
Servirebbero gli strumenti classici della democrazia rappresentativa: congressi di partito svolti su documenti di tesi o mozioni contrapposte; sistema elettorale proporzionale; elezioni anticipate su liste con preferenze.
Obiettivi : rilegittimazione del sistema, promozione di una classe dirigente, governo dei partiti, senza cadere nell’eccesso dell’Assemblea costituente proposta da Massimo Cacciari.
Nel quadro politico italiano manca una forza politica di dimensione nazionale raccolta attorno ad un preciso progetto e una visione strategica: in questo senso avevamo proposto una ricostruzione a sinistra, in nome del socialismo della finitudine e della democrazia costituzionale.
Un embrione di possibile schieramento di democrazia costituzionale sarebbe auspicabile già vederlo all’opera nel corso dello svolgimento del referendum sul taglio dei parlamentari: sarà interessante verificarlo, anche perché il turno delle regionali sarà occasione di alimento per ulteriori fenomeni di vera e propria confusione e serve, invece, un punto di raccolta e di identità strategica.


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