LA CONFUSIONE SOTTO IL CIELO di Franco Astengo
Per riassumere il dato di incertezza
che sta attraversando il sistema politico italiano, secondo la
descrizione che ne ha fatto Piero Ignazi dalle colonne di
“Repubblica, serve parafrasare Mao “La confusione sotto il cielo
è grande” aggiungendo il classico “ma la situazione non è
eccellente”.
L’obiettivo dell’intervento di Ignazi era
quello di cercare di individuare dove si indirizzerà, nelle prossime
settimane, lo scontento delle tante categorie del frastagliato mondo
del lavoro autonomo e nero nel momento in cui finiranno bonus e
sussidi e questi soggetti, numericamente imponenti, si troveranno
soli di fronte a una crisi di dimensioni al momento poco
immaginabili.
Con loro, in quella che è già stata definita
“l’estate dello scontento”, ci saranno anche i dipendenti del
privato soggetti a cassa integrazione e mobilità, alle prese con
difficoltà nei pagamenti dovuti nell’immediato e privi , in
moltissime situazioni, di una qualche prospettiva per il futuro.
Così si alimentano le condizioni per una protesta
(ne scrive anche Marc Lazar) di rilevanti dimensioni, non certo
paragonabile a quella folcloristica dei “negazionisti” messa su
dal generale Pappalardo.
Una protesta generalizzata che potrebbe incidere
sulla conformazione complessiva del sistema politico italiano, dei
suoi equilibri, della stessa prospettiva di governo.
Intanto tra la nuova presidenza di Confindustria,
considerate le premesse di partenza, e la CGIL (in particolare)
potrebbe aprirsi un diverso fronte di fortissimo conflitto sociale.
Una situazione affatto diversa da quella del
“patto sociale” invocato dal Governatore della Banca d’Italia,
nel corso di una relazione annuale dai toni assolutamente drammatici
nell’evocazione di un possibile calo del 13% del PIL.
Andiamo però per ordine e occupiamoci dei
risvolti che questo stato di cose può avere sul disastrato sistema
politico.
Sistema politico per il quale – è bene
ricordarlo – è stato invocata una necessità di vera e propria
“rilegittimazione”.
Ad una società da tempo frastagliata e resa
sfibrata dai complessi risvolti di crisi in atto, corrisponde un
sistema politico sconnesso, con soggettività politiche fondate su
istanze contraddittorie.
Un sistema politico nel quale emergono incertezze
e confusioni come ben si è dimostrato negli abbozzi di gestione
della fase acuta dell’emergenza sanitaria.
Nel corso del periodo di acuta straordinarietà
degli eventi più recenti abbiamo assistito al presentarsi di
elementi di vera e propria spaccatura nel rapporto tra Centro e
Periferia e l’emergere di tutta l’insufficienza della
legislazione attraverso la quale si è modificato il ruolo delle
Regioni.
Adesso la spaccatura potrebbe presentarsi anche in
forma trasversale, disarticolando la faglia Stato – Regioni in
alcuni sotto -cleavages riguardanti il Nord e il Sud all’interno
degli stessi partiti, sia di governo, sia di opposizione.
Al Nord il PD, la cui ossatura sociale
era indicata nei dipendenti pubblici e nel ceto medio “riflessivo”
urbano concentrato nelle ZtL conserva questa caratteristica e
potrebbe vedere un prevedibile distacco causato dall’onda di
protesta soprattutto al Sud compensata dal “populismo” dei suoi
presidenti di Regione: in questo modo, però il “partito di
governo” per eccellenza si troverebbe alle prese con una molto
particolare divisione interna, certamente non assimilabile a quella
“classica” per correnti, ma piuttosto simile a quella che – in
passato – registro l’effimero emergere del “Partito dei
Sindaci” definiti “cacicchi”da Massimo D’Alema in quel
momento Presidente del Consiglio (dimessosi, è bene ricordarlo, per
aver perso le elezioni regionali del 2000).
Emergono limiti anche nella capacità attrattiva
del duo Meloni – Salvini: rimane tutta da definire la capacità di
Fratelli d’Italia di oltrepassare una determinata soglia nel
capacità di crescita di consenso e di capacità di governo e la
Lega sta perdendo al Sud: Sud nel quale i ceti indifferenziati
spaventati dalla crisi cercano referenti locali cui affidarsi.
Accertata la “regionalizzazione” e poco oltre
del consenso attribuibile a Zaia si potrebbe anche verificare un
flusso di ritorno verso il M5S in ispecie al Sud, sia a causa
dell’acclarata base di popolarità raggiunta da Conte, sia per
l’insieme degli interventi sociali patrocinati dal movimento, “in
primis” il reddito di cittadinanza.
In sostanza i principali soggetti politici
presenti nell’arena dimostrano non soltanto di risultare
competitivi tra loro (nei sondaggi ormai i distacchi sono molto
ravvicinati in una forbice tra il 24% e il 16%) ma assolutamente
frantumati al loro interno secondo diverse linee di frattura:
“centro/periferia”; “lotta/governo”; “rappresentanza
sociale/rappresentanza politica” (non dimentichiamo gli operai con
tessera CGIL e voto Lega).
Un sistema che appare del tutto insufficiente sia
nella capacità di attrarre consenso sia nell’esprimere un rapporto
tra governo e opposizione a dimensione nazionale.
In una prospettiva elettorale da diverso tempo non
si valuta estensione e identità sociale dell’astensione al voto.
L’astensione al voto rappresenta un’incognita
di grande peso nella valutazione della capacità di tenuta del
sistema.
Sullo sfondo rimangono due questioni: quella
europea che ruota ormai quasi essenzialmente attorno al tema
dell’elargizione degli aiuti e l’altra del peso dell’informazione
misurata direttamente nei confronti del sistema politico, nel momento
di un cambiamento di proprietà di grande rilievo come quello
avvenuto alla guida di GEDI.
GEDI portatrice, è bene ricordarlo, di un
progetto molto preciso sia sul piano del vincolo esterno
(neo-atlantismo; appoggio all’asse franco – tedesco; recupero di
sovranità) sia su quello del vincolo interno (superamento di questo
governo, governo di tecnici in appoggio alla linea dei “falchi”
in questo momento al potere in Confindustria).
Servirebbero gli strumenti classici della
democrazia rappresentativa: congressi di partito svolti su documenti
di tesi o mozioni contrapposte; sistema elettorale proporzionale;
elezioni anticipate su liste con preferenze.
Obiettivi : rilegittimazione del sistema,
promozione di una classe dirigente, governo dei partiti, senza cadere
nell’eccesso dell’Assemblea costituente proposta da Massimo
Cacciari.
Nel quadro politico italiano manca una forza
politica di dimensione nazionale raccolta attorno ad un preciso
progetto e una visione strategica: in questo senso avevamo proposto
una ricostruzione a sinistra, in nome del socialismo della finitudine
e della democrazia costituzionale.
Un embrione di possibile schieramento di
democrazia costituzionale sarebbe auspicabile già vederlo all’opera
nel corso dello svolgimento del referendum sul taglio dei
parlamentari: sarà interessante verificarlo, anche perché il turno
delle regionali sarà occasione di alimento per ulteriori fenomeni di
vera e propria confusione e serve, invece, un punto di raccolta e di
identità strategica.
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