L’ORGANIZZAZIONE DELLA VERITÀ’ E GLI “ERRORI OPPOSTI” di Franco Astengo
“Verità : carattere di ciò che è vero,
conformità o coerenza a principi dati o una realtà obiettiva, e in
particolare ciò che è vero in senso assoluto”.
Mi sono permesso di riportare questa definizione
classica del termine “verità” intesa in senso filosofico dopo
che, leggendo l’articolata analisi di Marco Assennato al proposito
della pubblicazione del secondo volume degli scritti di Etienne
Balibar (“Il Manifesto” 21 maggio), sono stato colpito dalla
citazione di un frammento di Pascal “la verità marcia sempre
tra errori opposti”.
Sempre seguendo la traccia di Assennato provo
allora a collegare questa citazione alla posta in gioco che , fin
dall’inizio, viene proposta dal testo: “ Si tratta di
immergersi nell’aporia che oppone da sempre – con Machiavelli –
la voce del Principe e quella della Moltitudine, per imparare ad
ascoltare, sui bordi del loro conflitto, la verità effettuale della
cosa: verità della politica alla quale non cessiamo di correre
dietro”.
A questo punto mi pare si rende necessario uno
spunto di riflessione: nella modernità, infatti, l’oggetto del
contendere non sembra più risiedere nel correre dietro alla verità
della politica cercando di individuare la linea di marcia che si
insinua tra gli errori opposti.
La questione centrale sembra essere ormai quella
di individuare la capacità di “organizzare la verità” e
amplificarla attraverso tutti i mezzi possibili che appunto la
modernità ci ha messo a disposizione.
La “quaestio” diventa così quella della
“potenza di fuoco” dell’organizzazione della verità, la forza
della “bestia” capace di costruire l’immaginario al di fuori
della fantasia del singolo e della sua capacità di distinguere.
A quel punto, eseguita la fusione tra verità e
fantasia si fondono Principe e Moltitudine dentro a una inedita
(almeno per i nostri tempi) espressione di soggettività politica che
realizza insieme “fusione” e “confusione” facendo sparire la
linea di demarcazione tra gli errori opposti.
La politica si riduce così a semplice espressione
del potere e viene posta al riparo dal conflitto che potrebbe essere
suscitato dalla divergenza di interessi.
La politica si trasforma in un gigantesco inganno
Così si è superato il ‘900 affermando la “fine
della storia” e la caduta dell’ ideologie.
Allora vale la pena ricordare ancora come, nel
secolo scorso, la verità fosse posta tra gli errori opposti perché
organizzata, da una parte e dall’altra, attraverso un concretamente
visibile demiurgo: il partito.
Il tema del “partito” non poteva essere
considerato come mero strumento dell’esercizio del potere e,
insieme, come il soggetto che forniva il contributo decisivo
all’annullamento delle espressioni di contraddizione sociale e
politica.
Oggi viviamo una crisi nella proposta
di “verità”.
Una crisi posta proprio sul terreno del
passaggio dal particolare all’universale.
Emerge una difficoltà di indicazione
che potrebbe essere superata tornando a riflettere sul partito come
“intellettuale collettivo”, promotore di una “rivoluzione
morale”.
Gramsci sviluppò la concezione del partito come
“intellettuale collettivo” per il tramite del quale si costruiva
la risposta alla “verità” degli altri.
Nella sua analisi il dilemma tra Principe e
Moltitudini si risolveva con l’intervento diretto di grandi masse
nella vita delle nazioni moderne, la costituzione di una vasta rete
di organi di informazione e di mezzi di comunicazione, rendendo
indispensabile l’organizzazione e la centralizzazione delle forze
e delle aspirazioni, della “volontà collettiva”.
Gramsci intendeva che questa funzione, di “volontà
collettiva”, fosse svolta da un organismo che fosse elemento della
società complessa, nella quale proprio come quella “volontà
collettiva” iniziasse a concretarsi, affermandosi anche
parzialmente nell’azione.
Gramsci pensava a una “compartecipazione attiva
e consapevole” allo scopo di formare un legame stretto tra grande
massa, partito, gruppo dirigente ovviando così, sul piano teorico,
al rischio concreto di trascinarsi in una visione totalizzante di
un’unica espressione politica tendente alla ricerca della “verità”.
Da questo punto di vista assistiamo invece oggi a
una sorta di abdicazione da parte delle teorie politiche critiche
della società, mentre si moltiplicano teorie (e movimenti sociali)
che riducono il problema a una pura e semplice mistificazione:
appunto, l’organizzazione di una verità che finisce con il
confondere tra loro gli “errori opposti” formando la riduzione
corrente al pensiero unico.
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie