mercoledì 13 maggio 2020

LEGITTIMAZIONE DEL SISTEMA POLITICO E RICOSTRUZIONE DELLA SINISTRA

LEGITTIMAZIONE DEL SISTEMA POLITICO E RICOSTRUZIONE DELLA SINISTRA di Franco Astengo


Fatta salva tutta la possibile comprensione per la complessità e la difficoltà creatasi con l’emergenza sanitaria è evidente come sia finalmente emersa in Italia una enorme questione riguardante la struttura di un sistema politico che non regge l’urto con la realtà.
Nel tempo, infatti, si erano create condizioni di vera e propria “dispersione” tra sociale e politico, con lo svilimento del potere di scelta e di decisione da parte dei cittadini.
Ne era così discesa una critica alla stessa nozione di rappresentanza e al parlamentarismo, ritenuti in questa fase storica un male necessario da superare attraverso “l’affermazione di una compiuta democrazia elettronica” maldestramente confusa con forme di democrazia diretta.
Una “democrazia elettronica” ritenuta l’unica idonea ad affermare il principio “uno vale uno” e un presunto pieno coinvolgimento del popolo nei meccanismi decisionali.
Questo fenomeno ha portato così alla deriva di un potere esercitato puntando a dimostrare l’inesistenza della mediazione politica .
Si è così palesata una tendenza irresistibile verso la dimostrazione di un superamento proprio di quel concetto di mediazione politica della quale si sta pensando come una costrizione nell’esercizio della forza assoluta da parte di chi, al momento, detiene il “dominio”.
Si è arrivati così ad una fase nella quale prevale l’intreccio tra la spettacolarizzazione perversa di ogni atto politico: spettacolarizzazione che genera inconsistenza nell’effetto concreto sulla realtà, cui si risponde con l’espressione incattivita di un inedito “corporativismo sociale”.
Come segno evidente di una forte difficoltà sono cresciuti contemporaneamente sia la disaffezione verso il voto, sia una volatilità elettorale a livelli vertiginosi: tra il 2014 e il 2019 milioni di elettrici ed elettori non sono riusciti a votare per due volte di seguito la stessa lista.
Oggi si pone per intero un problema di credibilità complessiva del sistema.
Così è andato in difficoltà il sistema politico italiano al riguardo del quale si pone un’esigenza assoluta di rilegittimazione.
E’ necessario cercare di fornire un contributo ad un progetto di nuovo attrezzamento del sistema politico in un confronto con una società che già si stava sfrangiando in nome dell’individualismo competitivo ma che oggi, nella situazione di eccezionalità nella quale ci stiamo trovando, tende ormai verso una sorta di “individualismo della disperazione”.
Una situazione dalla quale potrebbe apparire plausibile uscire attraverso una ristrutturazione nel rapporto politico/sociale di tipo gerarchico – corporativo con l’espressione di un vertice ormai sottratto ai meccanismi di attribuzione del consenso e di giudizio da parte dell’opinione pubblica.
Lo scatto in avanti che oggi serve per fronteggiare la crisi del sistema politico italiano potrebbe essere realizzato attraverso una proposta comune di indire le elezioni politiche entro qualche mese dalla fine dell’emergenza, proponendo anche una modifica della legge elettorale in senso proporzionale.
Il sistema elettorale proporzionale con preferenza è il solo che possa garantire un principio di ricostituzione di soggettività politica organizzata nella forma – partito sulla quale possa basarsi un principio di riedificazione della pluralità del sistema politico italiano e di riavvio di un procedimento di formazione di una classe dirigente in una maniera non semplicemente casuale.
In questo modo delle elezioni politiche convocate sulla base di un sistema elettorale capace di garantire la presenza istituzionale delle principali sensibilità politiche ( “Parlamento specchio del Paese”, “Centralità del Parlamento”) si porrebbe un preciso traguardo temporale per la fase successiva all’emergenza, ponendo finalmente il tema di un nuovo rapporto d’identità tra i cittadini e l’insieme del sistema stesso.
Naturalmente così si sarebbe semplicemente compiuto un primo deciso passo in avanti nel cercare di trovare un nuovo equilibrio: obiettivo che appare quanto mai urgente da realizzare ma in questo momento assolutamente negletto non soltanto da parte della classe politica.
Ovviamente non va coltivata l’illusione di una tranquilla automaticità per questi passaggi descritti a tavolino: siamo dentro a un mare di contraddizioni, ma da sinistra abbiamo il dovere di coltivare una ipotesi politica, di presentarla all’opinione pubblica e di costruirvi una presenza incisiva sulla realtà del Paese non nascondendoci i rischi di una involuzione del sistema verso una stretta autoritaria le cui dinamiche non appaiono, in questo momento, estranee al quadro internazionale.
La sinistra potrebbe però trovare in questa proposta un punto di riferimento complessivo nell’idea di superamento di divisioni ormai antistoriche.
Un superamento delle divisioni necessaria per avviare la ricerca di quel recupero di soggettività che appare quanto mai indifferibile e che non potrà avvenire in una semplicistica divisione tra “governo” e “opposizione” ricalcando l’antica barriera tra “riformisti” e “massimalisti”, in una fase nella quale appare perlomeno esiguo lo spazio per riforme che non siano (per usare di nuovo un linguaggio d’antan) vere e proprie “revisioni di struttura”.
Divisioni che, allora, potranno essere superate in avanti soltanto attraverso una elaborazione d’alternativa misurata assieme sul terreno politico, istituzionale, economico e sociale.
Il tutto scusandomi per l’imperdonabile semplificazione.

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