LEGITTIMAZIONE DEL SISTEMA POLITICO E RICOSTRUZIONE DELLA SINISTRA di Franco Astengo
Fatta salva tutta la possibile comprensione per la
complessità e la difficoltà creatasi con l’emergenza sanitaria è
evidente come sia finalmente emersa in Italia una enorme questione
riguardante la struttura di un sistema politico che non regge l’urto
con la realtà.
Nel tempo, infatti, si erano create condizioni di
vera e propria “dispersione” tra sociale e politico, con lo
svilimento del potere di scelta e di decisione da parte dei
cittadini.
Ne era così discesa una critica alla stessa
nozione di rappresentanza e al parlamentarismo, ritenuti in questa
fase storica un male necessario da superare attraverso
“l’affermazione di una compiuta democrazia elettronica”
maldestramente confusa con forme di democrazia diretta.
Una “democrazia elettronica” ritenuta
l’unica idonea ad affermare il principio “uno vale uno” e un
presunto pieno coinvolgimento del popolo nei meccanismi decisionali.
Questo fenomeno ha portato così alla deriva di un
potere esercitato puntando a
dimostrare l’inesistenza della mediazione politica .
Si è così
palesata una tendenza irresistibile verso la dimostrazione di un
superamento proprio di quel concetto di mediazione politica della
quale si sta pensando come una costrizione nell’esercizio della
forza assoluta da parte di chi, al momento, detiene il “dominio”.
Si è
arrivati così ad una fase nella quale prevale l’intreccio tra la
spettacolarizzazione perversa di ogni atto politico:
spettacolarizzazione che genera inconsistenza nell’effetto concreto
sulla realtà, cui si risponde con l’espressione incattivita di un
inedito “corporativismo sociale”.
Come segno
evidente di una forte difficoltà sono cresciuti contemporaneamente
sia la disaffezione verso il voto, sia una volatilità elettorale a
livelli vertiginosi: tra il 2014 e il 2019 milioni di elettrici ed
elettori non sono riusciti a votare per due volte di seguito la
stessa lista.
Oggi si
pone per intero un problema di credibilità complessiva del sistema.
Così è andato in difficoltà il sistema politico
italiano al riguardo del quale si pone un’esigenza assoluta di
rilegittimazione.
E’ necessario cercare di fornire un contributo
ad un progetto di nuovo attrezzamento del sistema politico in un
confronto con una società che già si stava sfrangiando in nome
dell’individualismo competitivo ma che oggi, nella situazione di
eccezionalità nella quale ci stiamo trovando, tende ormai verso una
sorta di “individualismo della disperazione”.
Una situazione dalla quale potrebbe apparire
plausibile uscire attraverso una ristrutturazione nel rapporto
politico/sociale di tipo gerarchico – corporativo con l’espressione
di un vertice ormai sottratto ai meccanismi di attribuzione del
consenso e di giudizio da parte dell’opinione pubblica.
Lo scatto in avanti che oggi serve per
fronteggiare la crisi del sistema politico italiano potrebbe essere
realizzato attraverso una proposta comune di indire le elezioni
politiche entro qualche mese dalla fine dell’emergenza, proponendo
anche una modifica della legge elettorale in senso proporzionale.
Il sistema elettorale proporzionale con preferenza
è il solo che possa garantire un principio di ricostituzione di
soggettività politica organizzata nella forma – partito sulla
quale possa basarsi un principio di riedificazione della pluralità
del sistema politico italiano e di riavvio di un procedimento di
formazione di una classe dirigente in una maniera non semplicemente
casuale.
In questo modo delle elezioni politiche convocate
sulla base di un sistema elettorale capace di garantire la presenza
istituzionale delle principali sensibilità politiche ( “Parlamento
specchio del Paese”, “Centralità del Parlamento”) si porrebbe
un preciso traguardo temporale per la fase successiva all’emergenza,
ponendo finalmente il tema di un nuovo rapporto d’identità tra i
cittadini e l’insieme del sistema stesso.
Naturalmente così si sarebbe semplicemente
compiuto un primo deciso passo in avanti nel cercare di trovare un
nuovo equilibrio: obiettivo che appare quanto mai urgente da
realizzare ma in questo momento assolutamente negletto non soltanto
da parte della classe politica.
Ovviamente non va coltivata l’illusione di una
tranquilla automaticità per questi passaggi descritti a tavolino:
siamo dentro a un mare di contraddizioni, ma da sinistra abbiamo il
dovere di coltivare una ipotesi politica, di presentarla all’opinione
pubblica e di costruirvi una presenza incisiva sulla realtà del
Paese non nascondendoci i rischi di una involuzione del sistema verso
una stretta autoritaria le cui dinamiche non appaiono, in questo
momento, estranee al quadro internazionale.
La sinistra potrebbe però trovare in questa
proposta un punto di riferimento complessivo nell’idea di
superamento di divisioni ormai antistoriche.
Un superamento delle divisioni necessaria per
avviare la ricerca di quel recupero di soggettività che appare
quanto mai indifferibile e che non potrà avvenire in una
semplicistica divisione tra “governo” e “opposizione”
ricalcando l’antica barriera tra “riformisti” e “massimalisti”,
in una fase nella quale appare perlomeno esiguo lo spazio per riforme
che non siano (per usare di nuovo un linguaggio d’antan) vere e
proprie “revisioni di struttura”.
Divisioni che, allora, potranno essere superate in
avanti soltanto attraverso una elaborazione d’alternativa misurata
assieme sul terreno politico, istituzionale, economico e sociale.
Il tutto scusandomi per l’imperdonabile
semplificazione.
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