REFERENDUM DEMOCRAZIA di Franco Astengo
“Il
Parlamento non ha più l’esclusività del potere normativo. Con la
riduzione di deputati e senatori ci saranno solo vantaggi, una
maggiore razionalizzazione e un sistema più funzionale”. Stefano
Ceccanti,
deputato del Partito
democratico,
è tra i sostenitori del Sì al referendum costituzionale sul taglio
dei parlamentari fortemente voluto dai 5 Stelle, che si terrà il
prossimo 20-21 settembre. Se vincessero i Sì, i deputati
passerebbero da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200.”
Questa dichiarazione di Ceccanti, noto
sostenitore del maggioritario e della “democrazia governante”
coglie in pieno un punto fondamentale e può essere giudicata molto
pericolosa per la struttura democratica del Paese, ancora fondata
piaccia o no sull’impianto della Costituzione del ‘48.
Deve
essere chiaro che il nostro livello di replica ad affermazioni di
questo genere deve essere quello del richiamo
costituzionale nel suo complesso.
E’
necessario imporre al giudizio dell’elettorato un quadro di vera e
propria ispirazione ai principi non negoziabili che storicamente si
sono espressi nella nostra (pur martoriata) democrazia repubblicana.
L’esclusività o la pluralità di sedi di
esercizio del potere normativo non è, come fraintende volutamente
Ceccanti, la questione che è in gioco rispetto al referendum
ex-articolo 138 che, abbinato alle elezioni regionali e
amministrative, si dovrebbe tenere il prossimo 20 settembre.
Il
confronto politico che dovrà svolgersi nel corso della campagna
elettorale invece riguarda
prioritariamente i temi della rappresentanza politica.
Un confronto che dovrà essere portato avanti
aprendo anche una riflessione più ampia su altre questioni:
a)
E’ emersa, in questi mesi, la tentazione di rendere accettabile il
disarmo della pluralità delle presenze politiche con il relativo
affidamento di poteri “border line” rispetto alla Costituzione ad
una élite ristretta, bypassando il Parlamento attraverso l’utilizzo
dei dpcm , della comunicazione svolta “in solitaire”, della
formazione di “task force”;
b)
appare evidente l'intento di puntare su di una subalternità della
politica verso un ruolo della “tecnica” libera di agire in nome
di un non meglio identificato “bene superiore”. Ceccanti quando
parla di superamento nella "esclusività del potere normativo"
evoca, inconsapevolmente, questo rischio molto grave per la
democrazia. E' lo stesso quadro di riferimento usato dal presidente
del Consiglio Conte nel corso dell'emergenza sanitaria. Una
involuzione tecnocratica che deve essere sconfitta;
c)
A proposito di sedi diverse di espressione del "potere
normativo" va considerata, infine, la grande difficoltà emersa
nel rapporto tra potere centrale e potere locale. Vengono a galla
tutte le storture derivanti dagli errori commessi nelle modifiche
costituzionali a suo tempo attuate come modificazione soprattutto nel
ruolo delle Regioni al riguardo di delicatissime materie prima fra le
quali la sanità.
In
questo quadro il "NO" alla riduzione del numero dei
parlamentari assume così un significato ben preciso di contrasto a
un tentativo di stravolgimento dei principi fondamentali della
democrazia repubblicana e di relativo salto nel buio verso una deriva
di tipo presidenzialistico - tecnocratico.
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