martedì 4 agosto 2020

PIONIERE E VITTORIOSO

PIONIERE E VITTORIOSO
I disegni del “Manifesto dei ragazzi Italiani” e del “Gioco dell’Orso” pubblicati dal “Vittorioso” in occasione delle elezioni del 18 aprile 1948 rimandano al tempo di una contrapposizione frontale, causata anche dalla “guerra fredda”, che divise l’Italia non soltanto e semplicemente in fazioni politiche.
L’Italia risultò divisa anche nell’indicazione di modelli culturali, di costume, di educazione invadendo anche i campi più delicati della vita privata e della coscienza stessa delle italiane e degli italiani.
Le pubblicazioni per ragazzi, all’epoca molto diffuse e con esse quelle a fumetti, non sfuggirono a quella regola della divisione ideologica e culturale.
Una separatezza che oggi, a distanza di tanti anni e in una condizione del tutto “dilatata” nella fruizione delle agenzie di formazione e di informazione, è possibile opportunamente rivisitare.
I giornalini per ragazzi e i fumetti di estrazione della stampa “borghese” e più specificatamente “cattolica” come nel caso del “Vittorioso” perseguivano un duplice scopo: intrecciare l’indicazione della via verso il modello americano, come forma di comportamento e di consumo, adattandolo però allo stile di vita italiano per “modernizzarlo”.
Stile di vita italiano imperniato sui valori tradizionali della religione, della famiglia, dell’amor di patria che proprio “Il Vittorioso” emblematizzava con una cupezza e una pesantezza analoga a quella dell’intervento delle gerarchie ecclesiastiche nella vicenda politica italiana.
Si potrebbe ben affermare come, in quella fase, “Il Vittorioso” non riuscisse ad uscire dalla dimensione di puro fiancheggiamento all’opera dei Comitati Civici.
La sinistra, in quel momento riunita del Fronte Popolare, contrappose la pubblicazione del “Il Pioniere”.
Interessante notare come fin dall’inizio “Il Pioniere” avesse come linea strategica editoriale primaria quella di offrire una sponda laica al cattolico “Vittorioso”. Anche il fatto di uscire la domenica assumeva un significato simbolico oltre che di strategia di mercato: “Il Vittorioso” veniva acquistato anche dalle rastrelliere della stampa “buona” installate nelle chiese nei pressi dell’entrata o vicino alle acquasantiere; “Il Pioniere”, come ricordava anche Franco Fossati nel suo “Fumetto (Mondadori, 1992)”, era diffuso attraverso le Case del Popolo e le cellule di partito più che dai giornalai. Non è difficile immaginarsi un paesino di provincia, in stile Don Camillo- Peppone, dove il cattolico osservante acquista per i figli “Il Vittorioso” in chiesa dopo essersi inginocchiato alla messa della domenica mattina e il comunista compra “Il Pioniere” per il nipote dopo aver bevuto un caffè alla Casa del Popolo.
“Pioniere” contro “Vittorioso”, dunque.
Il tramonto degli anni Quaranta è infatti testimone di un enorme attrito fra le forze sociali, politiche e religiose, che fanno riferimento al Vaticano / USA e il PCI, che guardava verso Mosca: siamo lontanissimi dagli esperimenti di “compromesso storico” e dall’esperienza cosiddetta “cattocomunista”, anche se gli elementi di articolazione del confronto non mancavano pur nella difficoltà dell’emergere dalla visione senza sfumature che percorreva l’Italia dell’epoca.
Una visione senza sfumature che appunto investiva il fondamento stesso dell’educazione della gioventù tendendo a renderne estranea ai valori tradizionali quella parte che era rimasta fuori dall’egemonia culturale dominante che era quella legata alle gerarchie cattoliche e alla scuola, rimasta intatta nell’impostazione data dalla riforma Gentile (almeno fino all’istituzione della scuola media unica nel 1962).
Una parte dell’infanzia e della gioventù rimaneva fuori al punto che, in molti ambienti, la si poteva considerare “esclusa” facendo coincidere l’esclusione con la stessa dimensione di classe.
La situazione cominciò a mutare si può dire dalla morte di Stalin.
Siamo nel 1953, è l’anno degli scontri parlamentari tra governativi e opposizione socialcomunista sulla cosiddetta “legge truffa”, che avrebbe dovuto introdurre un quanto di maggioritario nel sistema elettorale italiano; è l’anno del dibattito su Trieste.
Qualcosa comincia a rompersi nell’accordo tacito tra maggioranza silenziosa e potere.
Mutò di segno anche il confronto tra “Vittorioso” e “Pioniere”: anzi, in una qualche misura le posizioni si ribaltarono. “Il Vittorioso” rimase rinchiuso in una sorta di “recinto” mentre il suo più importante disegnatore, Jacovitti cominciò anche ad illustrare tavole per “Il Giorno” di Enrico Mattei vessillifero del centro-sinistra.
Jacovitti al “Giorno” produsse un fumetto comico quasi classico come “Cocco Bill” e nello stesso tempo “Il Pioniere” con la direzione di Rodari e il personaggio di Atomino riuscì a rivolgersi al pubblico più vasto dei ragazzi appassionati del futuro tecnologico e molto colpiti nel loro immaginario dal lancio dello Sputnik, primo satellite artificiale lanciato dall’URSS nell’ottobre 1957.
Qualcosa cominciava a muoversi anche sul piano culturale e, con fatica, ci si stava aprendo all’epoca della distensione.
Il cupo 1948, del “Mamma e papà votando ricordatevi di noi!) era ormai alle spalle.

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