PIONIERE
E VITTORIOSO
I
disegni del “Manifesto dei ragazzi Italiani” e del “Gioco
dell’Orso” pubblicati dal “Vittorioso” in occasione delle
elezioni del 18 aprile 1948 rimandano al tempo di una
contrapposizione frontale, causata anche dalla “guerra fredda”,
che divise l’Italia non soltanto e semplicemente in fazioni
politiche.
L’Italia
risultò divisa anche nell’indicazione di modelli culturali, di
costume, di educazione invadendo anche i campi più delicati della
vita privata e della coscienza stessa delle italiane e degli
italiani.
Le
pubblicazioni per ragazzi, all’epoca molto diffuse e con esse
quelle a fumetti, non sfuggirono a quella regola della divisione
ideologica e culturale.
Una
separatezza che oggi, a distanza di tanti anni e in una condizione
del tutto “dilatata” nella fruizione delle agenzie di formazione
e di informazione, è possibile opportunamente rivisitare.
I
giornalini per ragazzi e i fumetti di estrazione della stampa
“borghese” e più specificatamente “cattolica” come nel caso
del “Vittorioso” perseguivano un duplice scopo: intrecciare
l’indicazione della via verso il modello americano, come forma di
comportamento e di consumo, adattandolo però allo stile di vita
italiano per “modernizzarlo”.
Stile
di vita italiano imperniato sui valori tradizionali della religione,
della famiglia, dell’amor di patria che proprio “Il Vittorioso”
emblematizzava con una cupezza e una pesantezza analoga a quella
dell’intervento delle gerarchie ecclesiastiche nella vicenda
politica italiana.
Si
potrebbe ben affermare come, in quella fase, “Il Vittorioso” non
riuscisse ad uscire dalla dimensione di puro fiancheggiamento
all’opera dei Comitati Civici.
La
sinistra, in quel momento riunita del Fronte Popolare, contrappose la
pubblicazione del “Il Pioniere”.
Interessante
notare come fin dall’inizio “Il Pioniere” avesse come linea
strategica editoriale primaria quella di offrire una sponda laica al
cattolico “Vittorioso”. Anche il fatto di uscire la domenica
assumeva un significato simbolico oltre che di strategia di mercato:
“Il Vittorioso” veniva acquistato anche dalle rastrelliere della
stampa “buona” installate nelle chiese nei pressi dell’entrata
o vicino alle acquasantiere; “Il Pioniere”, come ricordava anche
Franco Fossati nel suo “Fumetto
(Mondadori,
1992)”, era
diffuso attraverso le Case del Popolo e le cellule di partito più
che dai giornalai.
Non è difficile immaginarsi un paesino di provincia, in stile Don
Camillo- Peppone, dove il cattolico osservante acquista per i figli
“Il Vittorioso” in chiesa dopo essersi inginocchiato alla messa
della domenica mattina e il comunista compra “Il Pioniere” per il
nipote dopo aver bevuto un caffè alla Casa del Popolo.
“Pioniere”
contro “Vittorioso”, dunque.
Il
tramonto degli anni Quaranta è infatti testimone di un enorme
attrito fra le forze sociali, politiche e religiose, che fanno
riferimento al Vaticano / USA e il PCI, che guardava verso Mosca:
siamo lontanissimi dagli esperimenti di “compromesso storico” e
dall’esperienza cosiddetta “cattocomunista”, anche se gli
elementi di articolazione del confronto non mancavano pur nella
difficoltà dell’emergere dalla visione senza sfumature che
percorreva l’Italia dell’epoca.
Una
visione senza sfumature che appunto investiva il fondamento stesso
dell’educazione della gioventù tendendo a renderne estranea ai
valori tradizionali quella parte che era rimasta fuori dall’egemonia
culturale dominante che era quella legata alle gerarchie cattoliche e
alla scuola, rimasta intatta nell’impostazione data dalla riforma
Gentile (almeno fino all’istituzione della scuola media unica nel
1962).
Una
parte dell’infanzia e della gioventù rimaneva fuori al punto che,
in molti ambienti, la si poteva considerare “esclusa” facendo
coincidere l’esclusione con la stessa dimensione di classe.
La
situazione cominciò a mutare si può dire dalla morte di Stalin.
Siamo
nel 1953, è l’anno degli scontri parlamentari tra governativi e
opposizione socialcomunista sulla cosiddetta “legge truffa”, che
avrebbe dovuto introdurre un quanto di maggioritario nel sistema
elettorale italiano; è l’anno del dibattito su Trieste.
Qualcosa
comincia a rompersi nell’accordo tacito tra maggioranza silenziosa
e potere.
Mutò
di segno anche il confronto tra “Vittorioso” e “Pioniere”:
anzi, in una qualche misura le posizioni si ribaltarono. “Il
Vittorioso” rimase rinchiuso in una sorta di “recinto” mentre
il suo più importante disegnatore, Jacovitti cominciò anche ad
illustrare tavole per “Il Giorno” di Enrico Mattei vessillifero
del centro-sinistra.
Jacovitti
al “Giorno” produsse un fumetto comico quasi classico come “Cocco
Bill” e nello stesso tempo “Il Pioniere” con la direzione di
Rodari e il personaggio di Atomino riuscì a rivolgersi al pubblico
più vasto dei ragazzi appassionati del futuro tecnologico e molto
colpiti nel loro immaginario dal lancio dello Sputnik, primo
satellite artificiale lanciato dall’URSS nell’ottobre 1957.
Qualcosa
cominciava a muoversi anche sul piano culturale e, con fatica, ci si
stava aprendo all’epoca della distensione.
Il
cupo 1948, del “Mamma e papà votando ricordatevi di noi!) era
ormai alle spalle.
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