L’avvio della campagna elettorale per il “NO” nel referendum ex-articolo 138 si sta sviluppando in un contesto molto complesso dal quale possono scaturire esiti non facilmente prevedibili.
Non entro nel merito dei diversi punti che meriterebbero di essere analizzati a partire dall’impossibilità di prevedere quanto la situazione in atto di emergenza sanitaria potrà incidere, prima di tutto sulla partecipazione al voto, tenuto conto che si voterà su livelli difformi di possibilità: in certe situazioni avremo tre schede, in altre due, in altre ancora una soltanto quella del referendum.
Come giocherà l’effetto “trascinamento” che potrà verificarsi in presenza delle altre consultazioni (regionali e amministrative) sull’esito di quella referendaria rimane l’incognita principale di questa vicenda.
Così come non siamo in grado di stabilire alcuna plausibile prospettiva d'intervento nell’eventualità di un rincrudimento dell’epidemia con conseguenti decisioni di blocco, anche parziale, nella mobilità delle persone.
Un dato appare però ormai consolidato: ed è quello della rottura di quell’isolamento minoritario nel quale i promotori della legge di riduzione della democrazia pensavano di relegare i sostenitori del “NO”.
In questo momento non possiamo
dichiarare in quale dimensione l’esito del referendum possa
risultare contendibile ma sicuramente è stato fallito l’obiettivo
dello stabilire a priori una posizione fortemente minoritaria per
l’espressione del NO.
Questo elemento carica di ulteriore responsabilità i comitati che
sono chiamati a rafforzarsi e a sviluppare in maniera più ancor più
determinato iniziative rivolte al territorio con particolare
attenzione ai punti strategicamente nevralgici del territorio
nazionale.Deve risultare chiaro che in gioco non sono soltanto i numeri del parlamento ma la stessa forma di governo e l’impianto complessivo della democrazia repubblicana.
Al fine di realizzare l’obiettivo di una maggiore visibilità complessiva (elemento indispensabile da realizzare fin da questa fase di avvio di campagna) mi permetto allora di avanzare una proposta di rafforzamento delle forme di coordinamento tra i diversi comitati, da realizzarsi almeno a livello regionale per arrivare a formare veri e propri comitati regionali unitari per far sì che- almeno nelle grandi città – si possano svolgere iniziative unitarie con al centro manifestazioni pubbliche di vasta portata razionalizzando la partecipazione di tutte le presenze di carattere politico, scientifico, culturale, sociale che si sono fin qui pronunciate per un “NO” che rimane determinante per difendere la democrazia repubblicana.
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