Care compagne e cari compagni ,
terrei a porre all’ordine del giorno della
vostra sensibilità intellettuale l’approssimarsi di un nuovo
pericolo di fraintendimento teorico: quello di una affermazione della
contraddizione definita “ecologica” prevalente su quella
storicamente affermata come “contraddizione principale” o
“contraddizione di classe”.
E’ evidente che se ci riducessimo a questo
livello di dialettica ci troveremmo di fronte a una deviazione di
pensiero dovuta all’incapacità di realizzare un’analisi
destinata alla definizione dell’allargamento delle contraddizioni
“classiche” in una dimensione di intreccio con le fratture
definite post – materialiste.
Analisi indispensabile per costruirvi sopra una
identità di nuova struttura politica.
In realtà, a mio modesto giudizio, siamo di
fronte all’emergere di un altro livello di “dialettica
principale” i cui termini derivano dal modificarsi dell’area di
interesse nella relazione tra complessità sociale e autonomia
dell’agire politico.
L’emergenza sanitaria ha imposto l’evidenza di
un confronto tra il possibile permanere di un’etica politica e
l’avanzare di una ricerca di potere esclusivamente misurata sul
valore dell’estetica.
Si conclude in questo modo il ciclo aperto negli
anni ‘90 con l’assunzione del concetto di governabilità come
ragione ultima ed esaustiva dell’agire politico.
Finalmente ci sono tutti
i margini per aprire una riflessione di fondo svincolata dal peso dei
tentativi di inveramento del potere verificatisi nel “secolo breve”
e non possiamo perdere l’occasione perdendoci in diatribe
politiciste
Franco Astengo
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