A SINISTRA di Franco Astengo (Grazie per la vostra attenzione)
Domani ricorre il 128° anniversario della
fondazione, avvenuta a Genova, del Partito dei Lavoratori Italiani
(poi diventato Partito Socialista e scissosi nel ‘21 a Livorno dal
Partito Comunista).
I risultati delle regionali del 20
settembre prossimo ci forniranno una prima impronta circa l’andamento
possibile dell’evoluzione del M5S verso una strategia delle
alleanze .
Così come, a quel punto, disporremo di alcuni
elementi concreti per valutare il vagheggiamento del PD verso la
formazione di una “entente” con il MoVimento destinata a
diventare strategica, per dirigersi verso l’elezione del Presidente
della Repubblica e successivamente verso le elezioni legislative
generali previste per il 2023.
Nel frattempo però si apre spazio a sinistra per
avviare un ragionamento di più ampio respiro.
Il muoversi del M5S in direzione di un processo di
cosiddetta “evoluzione” corrisponde infatti,almeno in parte, a
una necessità del sistema di veder riempito un vuoto che il “né
di destra, né di sinistra” aveva lasciato.
Oltre la destra e oltre la sinistra,
infatti, c’è soltanto il centro che molti stanno cercando di
occupare: da Renzi a Calenda a settori “moderati” (chissà su
cosa si ritengono “moderati”?) della stessa Forza Italia.
Si tratta di tentativi autodefiniti “trasversali”
che in alcuni casi sfiorano la cosiddetta “antipolitica”.
Questi tentativi “trasversali” non hanno però
alcuna possibilità di riuscita perché sprovvisti della necessaria
“massa critica”.
Per occupare il vuoto lasciato al centro serve,
infatti, una consistenza numerica e una presenza territoriale
sufficientemente omogenee nel Paese: caratteristiche che, pur nel
contrarsi delle abnormi dimensioni raggiunte con le elezioni del
2018, sono ancora in possesso del M5S anche se nel frattempo questo
ha accentuato caratteristiche da partito del Sud obbligato allo
“scambio politico” e alla soddisfazione immediata dell’
emergenza.
Un’emergenza dettata da quegli elementi di
individualismo assistenzialista e di corporativismo, ben presenti
nella società italiana soprattutto dalla parte di imprenditori
privati che nel pianto delle “Partite IVA” e di una peculiare
precarietà innestata nel mondo del lavoro e pur nella necessaria
articolazione che pure va tenuta in conto nei riferimenti economici e
sociologici, appaiono ben provvisti sul terreno dell’evasione
fiscale e del riciclaggio.
Sicuramente non siamo più nei tempi di “Ceti
Medi e Emilia Rossa” di togliattiana memoria (anche rispetto al
movimento cooperativo).
Così come individualismo assistenzialista e
corporativismo trovano, nel campo del lavoro autonomo, il loro
corrispondente nella caduta di ruolo delle grandi associazioni
datoriali investite dalla sindrome di distruzione dei corpi intermedi
che si è accompagnata a quella del populismo “antipolitico” da
destra (berlusconismo “docet”) e da presunta sinistra.
Torniamo per alla stretta attualità riflettendo
sullo schema di “occupazione degli spazi” equivalante a quello di
“occupazione del potere” che mosse in origine il MoVImento.
Operazione di occupazione del potere riuscita, da
parte del Movimento 5 stelle, sulla base di una capacità di
spargere a piene mani quel qualunquismo che rimane anch’esso parte
integrante del tessuto sociale e politico della nazione.
Non approfondisco oltre: mi fermo qui per
affermare che l’occupazione del centro come punto di possibile
saldatura dell’alleanza PD – M5S potrebbe avvenire (a prescindere
dalle indicazioni che saranno offerte dal sismografo elettorale)
sulla base di un intreccio tra individualismo competitivo,
corporativismo, qualunquismo “storico”.
Beninteso il PD sfugge a ogni tipo di valutazione
organica per via delle sue caratteristiche non solo interclassiste ma
di mero “partito – taxi” del tutto autoreferenziale nelle
presenze istituzionali e privo, fin già dallo scioglimento del PCI e
dall’ingresso della sinistra democristiana, di una qualche
definizione plausibile di confini politici.
Il PD si direbbe un partito non solo “post –
ideologico” ma “post – politico” che ha costruito la sua
precaria identità nella strumentalizzazione del frazionamento del
potere.
Ciò nonostante con questo quadro è necessario
convivere anche per via della necessità di fronteggiamento di una
aggressiva espansione della destra estrema.
Per noi che ci ostiniamo a non voler considerare
la sinistra una pura categoria dello spirito si pongono comunque
enormi problemi.
Infatti nel frattempo sono rimasti politicamente
abbandonati amplissimi livelli di potenziale rappresentanza:
1) primo fra tutti il lavoro
dipendente appare abbandonato dalla rappresentanza politica. Lavoro
dipendente, che pure si trova in difficoltà anche rispetto alla
propria rappresentanza sociale. La rappresentanza sociale del lavoro
dipendente, il sindacato, non riesce ad oltrepassare quell’assenza
di capacità progettuale che lo ha caratterizzato al ribasso nel
corso degli ultimi decenni, almeno dall’accettazione della manovra
del ‘92 e della “concertazione”, con una risposta soltanto
episodica al tentativo (riuscito) di disintermediazione attuata con
l’abolizione dell’articolo 18. Il lavoro dipendente si trova in
una dimensione di allargamento nelle condizioni di sfruttamento non
ancora individuata sul piano di una definizione di progettualità
strategica ma messa ben in luce,ad esempio,dalla questione dei
migranti posti nella condizione di funzionare da mero “esercito di
riserva”(situazione sulla quale si sta ragionando molto poco);
2) in secondo luogo non è possibile
pensare a una rappresentanza politica separata per l’emergere delle
contraddizioni un tempo definite post – materialiste per le quali
si sviluppavano come prioritari i classici esempi dell’ambiente e
del genere, ma l’approfondimento del discorso potrebbe portarci ad
un ben più articolata e meno schematica individuazione dei cleavages
della modernità;
3) Serve una organicità di progetto
politico di risposta alla necessità di uscire dalla subalternità al
pensiero unico sul terreno cognitivo (compreso l’approccio alle
nuove tecnologie di comunicazione);
4) altra questione è rappresentata
dalla fievolezza (termine usato per carità di patria) dell’approccio
internazionalista, come dimostrato dalla pochezza di capacità
d’intervento sui temi europei;
5) infine, come si diceva un tempo
“ma non ultimo” il terreno costituzionale, della centralità
parlamentare e delle altre assemblee elettive, del rifiuto della
forma di governo presidenzialista, del valore dell’organizzazione
politica.
La strategia PD – M5S lascia liberi questi spazi
non tanto e non solo di riflessione ma più propriamente politici.
Spazi che vanno occupati da una proposta autonoma,
unitaria, provvista di una fortissima dimensione progettuale e nello
stesso tempo impegnata nella difesa costituzionale a partire dal “NO”
nel referendum e proseguendo nel rifiuto del revisionismo e
nell’affermazione del valore dell’antifascismo.
Domani ricorre il 128° anniversario della
fondazione, avvenuta a Genova, del Partito dei Lavoratori Italiani
(poi diventato Partito Socialista e scissosi nel ‘21 a Livorno dal
Partito Comunista).
L’occasione potrebbe essere buona per avviare
una riflessione di fondo su di un progetto di ricostruzione come
stiamo reclamando da tempo attraverso l’attività del “Dialogo
Gramsci – Matteotti”.
Oso rivolgermi ai dirigenti di Sinistra Italiana,
di Rifondazione Comunista, di Potere al Popolo e degli altri soggetti
operanti a sinistra, al quotidiano “Il Manifesto”, ai tanti
dirigenti politici e intellettuali privi da tempo di una definita
collocazione.
E’ necessaria una ricostruzione “politica”,
non meramente movimentista e neppure rinserrata nella ricerca
comunque della dimensione istituzionale (che pure rimane necessaria,
a tutti i livelli).
A qualcuno di questi potenziali interlocutori
verso i quali chiedo scusa per la reiterata insistenza mi permetto di
chiedere di estendere la conoscenza di questo appello: ho tirato giù
questo testo che comprendo possa essere giudicato come estremamente
schematico e me ne dispiace.
La schematicità è stata però voluta proprio per
ricevere forti critiche utili per avviare finalmente una discussione
di merito sul tema della ricostruzione.
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