FORSE C’E’ UN GIUDICE A BERLINO
Forse c’è un
giudice a Berlino.
Adesso sarà
importante vigilare che siano i verbali originali e non manipolazioni
ex-post ad arrivare ad essere resi pubblici.
Ancora una volta,
nel silenzio acquiescente del Parlamento, la magistratura si
sostituisce alla politica per far luce su di uno dei periodi più
oscuri nella storia della Repubblica.
Qualsiasi cosa
emerga la secretazione di questi documenti corrispondeva ai timori di
violazione delle regole della democrazia tante volte denunciate in
questi mesi e che debbono rappresentare il punto di fondo di una
iniziativa tendente a impedire lo scivolamento della nostra
Repubblica in una forma di governo anti-costituzionale.
Soprattutto
verificheremo se sarà stato giustificato l’uso dei dpcm anche
intorno agli argomenti di carattere economico e sociale annunciati
indebitamente dal Presidente del Consiglio solitario in presenza alla
TV e sui social.
Andrà anche
sventato ogni tentativo di non corrispondere alla precisa indicazione
contenuta nella sentenza del TAR.
Ecco la notizia:
I
verbali che contengono quelle valutazioni, nonostante siano riportate
in tutti i Dpcm come motivazione e giustificazione di quegli atti,
non sono mai stati pubblicati dal Presidente del Consiglio dei
Ministri. I tre giuristi hanno così “ritenuto necessario chiedere
la copia di quei verbali, attraverso l’accesso generalizzato agli
atti amministrativi, al fine di consentire agli italiani di conoscere
le vere motivazioni per le quali, durante l’epidemia da Covid-19
sono stati costretti in casa, anche in quelle regioni o in quei
territori dove non si sono registrati casi di infezione ma il
Governo, e per esso il Capo della Protezione Civile Angelo Borrelli,
si è rifiutato di consegnare quei verbali”.
Gli
avvocati, spiega la nota della Fondazione Einaudi, hanno quindi
costituito un comitato promuovendo il ricorso al TAR del Lazio contro
il provvedimento con il quale era stato negato l’accesso agli atti.
Il provvedimento del tribunale amministrativo, “che aderisce
completamente alle tesi dei ricorrenti”, sottolineano nella nota,
“ha stabilito che l’accesso a quei verbali del comitato tecnico
scientifico va consentito poiché “se l’ordinamento giuridico
riconosce, ormai, la più ampia trasparenza alla conoscibilità anche
di tutti gli atti presupposti all’adozione di provvedimenti
individuali o atti caratterizzati da un ben minore impatto sociale, a
maggior ragione deve essere consentito l’accesso ad atti, come i
verbali in esame, che indicando i presupposti fattuali per l’adozione
dei descritti Dpcm, si connotano per un particolare impatto sociale,
sui territori e sulla collettività”.
Gli
avvocati hanno sostenuto che la conoscenza di quei verbali deve
essere garantita a tutti i cittadini, perché necessaria
all’esercizio dell’ordinario controllo politico-democratico. Il
TAR, aderendo a quanto richiesto, ha stabilito che l’accesso agli
atti richiesto dai ricorrenti “oltre a favorire forme diffuse di
controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e
sull’utilizzo delle risorse pubbliche, ha anche la finalità di
promuovere, come nel caso in esame, la partecipazione al dibattito
pubblico”. “Siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto -
dichiarano gli avvocati Todero, Pruiti Ciarello e Palumbo - perché
adesso possiamo, come cittadini italiani, conoscere le motivazioni in
base alle quali il Presidente del Consiglio ha così fortemente
compresso i diritti costituzionali di milioni di persone. Non appena
il Governo ci consegnerà quei documenti, li renderemo pubblici,
perché in una matura democrazia liberale i cittadini hanno il
diritto di conoscere gli atti dei loro governanti e il diritto/dovere
di giudicarli politicamente. Solo chi ha paura del giudizio dei
cittadini si può opporre a che questi siamo informati e
consapevoli”, concludono.
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