In conclusione del suo articolo Vita scrive : “Le comparsate nei generosi talk show valgono bene una scheda con nominativi inviati dai capigruppo”.
Nella realtà, almeno a mio giudizio, non è soltanto questione di “Patto del Nazareno”, cui si è richiamato anche Nicola Fratoianni cui va dato atto di una coerente presa di posizione a nome di Sinistra Italiana.
Così come il radicale Magi che si rifà al vecchio slogan della “spartizione partitica”.
Mediaset fa e disfa a piacimento ben prima e ben oltre la stipula di quell’accordo che si verificò nel 2014 tra Renzi e Berlusconi, mallevadore Verdini e la massoneria toscana (tutti ormai hanno dimenticato che Berlusconi, in tempi non sospetti ben precedenti alla “discesa in campo”, era iscritto alla P2).
P2 che aveva scritto quel Patto di Rinascita Nazionale che, (senza dimenticare la riduzione del numero dei parlamentari e l’abolizione delle province) al punto riguardante l’informazione, recitava: “
immediata
costituzione di una agenzia per il coordinamento della stampa locale
(da acquisire con operazioni successive nel tempo) e della TV
via cavo
da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione
media nel vivo del Paese. moltiplicazione
delle reti radio e TV in nome della libertà di antenna (art. 21
della Costituzione), e la soppressione della RAI. Queste emittenti e
i giornali dovevano essere coordinati da un'agenzia centrale per la
stampa.”
I
giornalisti, invece, dovevano essere semplicemente “comperati”.
Nel frattempo la RAI non è stata soppressa ma conquistata e
“spianata” come si sarebbe detto all’epoca dei grandi assedi
nel Medioevo. Quanto all’agenzia per la stampa locale c’è
“Quotidiano Nazionale” e gli altri giornali locali (vedi Secolo
XIX) costretti ormai a ruoli di terz’ordine in una crisi generale
della carta stampata e in un quadro di assorbimento generale che ha
assunto dimensioni particolarmente vistose con l’acquisizione del
gruppo GEDI da parte degli Agnelli.Del resto la P2 non poteva prevedere il crollo dei giornali, in quanto all’epoca non esistevano ancora i social network.
Vita richiama anche l’impostazione che fu data un ventennio or sono alle Authority: “luoghi autonomi e indipendenti, privi di conflitti d’interesse e di relazioni pericolose, tutori della libertà e del lavoro”.
In questo senso ci sarebbe da tracciare un bilancio scevro da qualsiasi tentazione di “carità di patria” e allora si tirerebbero somme sicuramente non positive.
Quando, su questo punto, tentammo la strada del referendum prevalse la logica delle casalinghe e dei pensionati fissi davanti agli schermi di Rete4, e adesso probabilmente la situazione è ancora peggiorata e certamente l’utilizzo dei social network non ha contribuito ad accrescere un minimo di qualità nel livello della comunicazione.
Così come l’impostazione complessiva dei vari talk show su tutte le reti (la 7 compresa: la rete che ha reso il servizio “più pessimo”,dal punto di vista informativo, durante il lockdown, peggio del TG2) ha sicuramente contribuito all’avanzata del più bieco populismo del quale sono sicuri corifei molti dei giornalisti lì impegnati tutte le sere (almeno qualcuno tra questi ha avuto il coraggio di farsi eleggere: ma buona parte sono ancora al loro posto a far finta dell’imparzialità e della vocazione cronachistica).
Non sorprende, inoltre, che l’entrata in scena del M5S non solo non abbia spostato di una virgola questo quadro anzi ne abbia accentuato i termini meramente spartitori: questo perché il sistema informativo è semplicemente, nel sistema politico italiano, la parte preponderante di un gioco di potere fondato sull’egemonia dell’estetica nei riguardi dell’etica.
Il M5S, o meglio coloro che l’hanno cavalcato intuendone la porosità dei confini tracciati attraverso l’utilizzo del web, rappresenta il vessillifero dell’estetica (e questo fatto è fondamentale nel discorso dell’informazione).
L’obiettivo di questi dannosissimi “esteti della politica” era semplicemente quello di inserirsi proprio nel “gioco del potere” portandosi appresso pesanti interessi di parte.
Il vuoto in politica, è bene ricordarlo sempre, non esiste.
Del resto una lettura del quadro complessivo ci indica come il “Patto del Nazareno” ancora agente nella fattispecie risulti imperante a ben altri livelli del confronto politico: intendo il “Patto del Nazareno” considerato come elemento emblematico, quasi come visione mitologica, di una situazione derivante dalla benedizione e dall’appoggio di poteri occulti che si sono perpetuati e si perpetuano nella spartizione dello spoglie di questo martoriato Paese.
Salvo smentite d’ufficio è difficile, ad esempio, spiegare diversamente la continuità personale nella Presidenza del Consiglio e nel ministro Guardasigilli verificatasi nel passaggio da un governo di destra a un governo di diversa natura (non collocabile, ovviamente, sull’asse classico come di sinistra, anzi).
Non è semplice anche spiegare
diversamente la debole resistenza opposta al prosieguo di una
situazione d’emergenza nella quale si confondono i risvolti di
natura sanitaria da quelli di natura costituzionale, istituzionale,
politica. Una distinzione che risulterebbe facile oltre che
necessaria.
Mi rendo conto di averla presa alla larga: ma nel momento in cui
addirittura Debenedetti reclama il ritorno di Berlusconi al governo è
necessario ritornare indietro e andare alle fonti dell’inquinamento
perenne del sistema informativo italiano che sta all’origine
dell’inquinamento originale del sistema di transizione uscito
dalle vicende di Tangentopoli, Maastricht, Muro di Berlino e che
qualcuno (solo ingenuo?) pensava di aggiustare “sbloccando il
sistema politico”, sciogliendo i partiti di massa e promuovendo
maggioritario e finto bipolarismo.Il passaggio avvenuto con le nomine dell’Agcom (e manca ancora la battaglia per la Presidenza) è stato sicuramente più importante del fatto in sé.
Nel Paese , avvolto nella confusione generale, si ormai smarrita la consapevolezza circa l’ordine delle questioni e soprattutto manca la presenza di una sinistra politica e culturale.
E’ ancora vivo “Il Manifesto”, operano intellettuali di diversa tendenza alcuni dei quali stanno apprestandosi alla battaglia contro il taglio nel numero dei parlamentari, ci sono piccole forze politiche tra le quali emerge anche una tendenza movimentista che in tempi di populismo ribellista andrebbe meglio analizzata.
Proprio l’analisi dei fatti, come nel caso che si è cercato di individuare in questa occasione, renderebbe indispensabile una presenza di sinistra adeguata nei contenuti e robusta – per quanto possibile – nei numeri.
Ciò constatato ci troviamo sempre al punto di partenza: non si riesca a reperire una sede adeguata per avviare il confronto.
Eppure la continuità delle contraddizioni, come abbiamo ben visto, appare evidente.
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie