mercoledì 24 ottobre 2012

RIALLINEAMENTO SISTEMICO


RIALLINEAMENTO SISTEMICO       Franco Astengo
Oggi il primo atto di questa nuova fase di riallineamento si è consumata attraverso un atto formale: Silvio Berlusconi si è ritirato dalla guida del PDL e ha annunciato, nero su bianco, la sua non candidatura alle prossime elezioni politiche.





La previsione, formulata al momento dell’ingresso in carica del governo dei “tecnici”, si è rivelata quanto mai azzeccata: il sistema politico italiano stava avviandosi, e, in effetti, si avvia, a un riallineamento di tipo sistemico che, probabilmente, alla fine avrà avuto la forza e la valenza di quella verificatosi, caso unico all’epoca in Europa, tra il 1993 e il 1994 in una fase caratterizzata dal post-caduta del Muro di Berlino, dal trattato di Maastricht, dall’esplosione di “Tangentopoli”, della modifica in senso maggioritario della legge elettorale.

Oggi il primo atto di questa nuova fase di riallineamento si è consumata attraverso un atto formale: Silvio Berlusconi si è ritirato dalla guida del PDL e ha annunciato, nero su bianco, la sua non candidatura alle prossime elezioni politiche.

Appare evidente a tutti l’importanza di quest’atto: sparisce, di colpo, la contrapposizione, la “frattura” sulla quale il sistema politico italiano aveva vissuto per circa un ventennio nel corso del quale si era esaltata la personalizzazione della politica, l’uso violento dei mezzi di comunicazione di massa, lo svuotamento dei partiti ridotti a meri contenitori di “tifosi” con alcuni tra questi, a destra e a sinistra, addirittura assumendo le caratteristiche del partito “elettorale-personale”.

Nel frattempo erano state mutate alcune caratteristiche di fondo del nostro assetto statuale proprio dal punto di vista dell’unitarietà e del rapporto con l’Europa, attraverso elementi di cessione della sovranità centrale e, nel degrado complessivo della vita politica e sociale, è avanzata la crisi economico-finanziaria più drammatica a partire da quella della fine degli anni’20 del ‘900, una crisi affrontata – prima – con le armi della destra populista, poi con quelle di una destra tecnocratica che ha assaltato, grazie all’espressione di una feroce ideologia di classe, le condizioni materiali di vita di milioni di lavoratori, di pensionati, di donne e di giovani, fra i quali si riscontra uno dei tassi di disoccupazione più alti d’Europa.

Non siamo in grado, in questo momento di prevedere quali saranno i prossimi effetti di questa situazione inedita che sta creandosi proprio in queste ore, anche perché – rispetto all’ineludibile scadenza delle elezioni politiche 2013 – manca il dato di una nuova legge elettorale, che pure dovrà essere varata, magari modificando solo in parte l’attuale (entità del premio di maggioranza, possibilità di scelta degli eletti, almeno per una parte).

Quel che è certo che appaiono, di colpo, abbastanza obsolete tutte le manovre in corso: anche le stesse primarie annunciate dal PDL appaiono una sorta di “escamotage” per prendere tempo e cercare soluzioni diverse, che appaiono del resto indispensabili; come accadrà anche per il PD, alle prese con questa defatigante e per certi versi grottesca faida interna.

Le prime spinte appaiono dirigersi verso il centro e la prospettiva del Monti-bis, sulla quale insiste, tra l’altro, pervicacemente, lo stesso Presidente della Repubblica.

Questo quadro in movimento riapre, a mio giudizio, anche la discussione tra le forze della sinistra d’alternativa: si aprono, con ogni probabilità, spazi inediti per un’idea di “opposizione per l’alternativa” fondata su chiare istanze alternative a quelle messe in  campo dal governo dei tecnici e approvate, fin qui, da un PD che adesso mostra chiari segni di nervosismo.

Mi permetto di rilanciare qui la proposta dell’appello formulato qualche settimana fa per l’avvio di una prospettiva unitaria delle forze della sinistra d’alternativa: le condizioni dell’oggi rendono ancor più praticabile questa prospettiva aprendo da subito una sede di confronto, anche a livello locale, con l’obiettivo di convocare al più presto quegli “Stati Generali” tante volte annunciati e mai effettuati.

Non entro nel merito di proposte operative che pure potrebbero essere formulate, proprio allo scopo di lasciare ampio spazio di riflessione a tutti i possibili attori in gioco.

Ricordo soltanto che la politica non ammette vuoti e, quindi, un “restringimento” al centro degli attori principali del sistema apre di conseguenza spazi verso le ali, nel nostro caso verso sinistra: non rendersene conto, continuando ciascheduno nei propri vecchi schemi di natura – mi sia consentito scriverlo – eccessivamente tatticista, inseguendo il modello personalista, risulterebbe imperdonabile.


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