RIALLINEAMENTO SISTEMICO Franco Astengo
La previsione, formulata al momento dell’ingresso in carica
del governo dei “tecnici”, si è rivelata quanto mai azzeccata: il sistema
politico italiano stava avviandosi, e, in effetti, si avvia, a un
riallineamento di tipo sistemico che, probabilmente, alla fine avrà avuto la
forza e la valenza di quella verificatosi, caso unico all’epoca in Europa, tra
il 1993 e il 1994 in una fase caratterizzata dal post-caduta del Muro di
Berlino, dal trattato di Maastricht, dall’esplosione di “Tangentopoli”, della
modifica in senso maggioritario della legge elettorale.
Oggi il primo atto di questa nuova fase di riallineamento si
è consumata attraverso un atto formale: Silvio Berlusconi si è ritirato dalla
guida del PDL e ha annunciato, nero su bianco, la sua non candidatura alle
prossime elezioni politiche.
Appare evidente a tutti l’importanza di quest’atto:
sparisce, di colpo, la contrapposizione, la “frattura” sulla quale il sistema
politico italiano aveva vissuto per circa un ventennio nel corso del quale si
era esaltata la personalizzazione della politica, l’uso violento dei mezzi di
comunicazione di massa, lo svuotamento dei partiti ridotti a meri contenitori
di “tifosi” con alcuni tra questi, a destra e a sinistra, addirittura assumendo
le caratteristiche del partito “elettorale-personale”.
Nel frattempo erano state mutate alcune caratteristiche di
fondo del nostro assetto statuale proprio dal punto di vista dell’unitarietà e
del rapporto con l’Europa, attraverso elementi di cessione della sovranità
centrale e, nel degrado complessivo della vita politica e sociale, è avanzata
la crisi economico-finanziaria più drammatica a partire da quella della fine
degli anni’20 del ‘900, una crisi affrontata – prima – con le armi della destra
populista, poi con quelle di una destra tecnocratica che ha assaltato, grazie
all’espressione di una feroce ideologia di classe, le condizioni materiali di
vita di milioni di lavoratori, di pensionati, di donne e di giovani, fra i
quali si riscontra uno dei tassi di disoccupazione più alti d’Europa.
Non siamo in grado, in questo momento di prevedere quali
saranno i prossimi effetti di questa situazione inedita che sta creandosi
proprio in queste ore, anche perché – rispetto all’ineludibile scadenza delle
elezioni politiche 2013 – manca il dato di una nuova legge elettorale, che pure
dovrà essere varata, magari modificando solo in parte l’attuale (entità del
premio di maggioranza, possibilità di scelta degli eletti, almeno per una
parte).
Quel che è certo che appaiono, di colpo, abbastanza obsolete
tutte le manovre in corso: anche le stesse primarie annunciate dal PDL appaiono
una sorta di “escamotage” per prendere tempo e cercare soluzioni diverse, che
appaiono del resto indispensabili; come accadrà anche per il PD, alle prese con
questa defatigante e per certi versi grottesca faida interna.
Le prime spinte appaiono dirigersi verso il centro e la
prospettiva del Monti-bis, sulla quale insiste, tra l’altro, pervicacemente, lo
stesso Presidente della Repubblica.
Questo quadro in movimento riapre, a mio giudizio, anche la
discussione tra le forze della sinistra d’alternativa: si aprono, con ogni
probabilità, spazi inediti per un’idea di “opposizione per l’alternativa”
fondata su chiare istanze alternative a quelle messe in campo dal governo dei tecnici e approvate,
fin qui, da un PD che adesso mostra chiari segni di nervosismo.
Mi permetto di rilanciare qui la proposta dell’appello
formulato qualche settimana fa per l’avvio
di una prospettiva unitaria delle forze della sinistra d’alternativa: le
condizioni dell’oggi rendono ancor più praticabile questa prospettiva aprendo
da subito una sede di confronto, anche a livello locale, con l’obiettivo di
convocare al più presto quegli “Stati Generali” tante volte annunciati e mai
effettuati.
Non entro nel merito di proposte operative che pure
potrebbero essere formulate, proprio allo scopo di lasciare ampio spazio di
riflessione a tutti i possibili attori in gioco.
Ricordo soltanto che la politica non ammette vuoti e,
quindi, un “restringimento” al centro degli attori principali del sistema apre
di conseguenza spazi verso le ali, nel nostro caso verso sinistra: non
rendersene conto, continuando ciascheduno nei propri vecchi schemi di natura –
mi sia consentito scriverlo – eccessivamente tatticista, inseguendo il modello
personalista, risulterebbe imperdonabile.
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