PROPORZIONALE di Franco Astengo
Rispondendo a due
lettori del “Corriere della Sera” nel merito della bocciatura della proposta
leghista di referendum sulla legge elettorale Aldo Cazzullo sotto il titolo “Triste
spettacolo: il PD festeggia il proporzionale” scrive una cosa che mi permetto
di giudicare davvero molto triste: “ E
priverà in futuro i riformisti della possibilità di cambiare le cose, senza
affondare nella palude delle coalizioni e delle clientele”.
E’ la solita mistificante solfa che ascoltiamo dal 1993
sulla necessità di semplificazione dell’agire politico.
Si rispolvera così l’inno
alla governabilità che ha fornito esiti disastrosi per questo paese:
naturalmente non si è trattato di un esclusivo agente negativo, ma sicuramente
il culto del maggioritario (con relativa “vocazione”) è stato un fattore
determinante nella giravolta di fallimenti che, sul piano istituzionale, hanno
seguito il mutamento della formula di voto propugnata dalla follia referendaria
del 1993.
Non si può smarrire la memoria di ciò che fu deciso nella
Costituente: centralità del parlamento.
Come conseguenza della centralità del Parlamento sorse
naturale la necessità di una presenza nelle aule parlamentari (e nell’insieme
dei consessi elettivi anche a livello locale) delle principali sensibilità
politiche e culturali presenti nel Paese; da qui la scelta del proporzionale
con la legge elettorale esclusa dal novero dei testi legislativi
costituzionali.
Con la proporzionale fu ricostruita l’Italia dalle macerie
della guerra e accompagnato il “miracolo economico”: certo, tutto ciò avvenne tra
grandi contraddizioni derivanti anche dalla divisione del mondo in senso
bipolare e la conseguente – sul piano politico italiano- formulazione della “conventio
ad excludendum” rivolta verso il PCI,a un certo punto addirittura minacciato di
messa fuori legge.
Tempi difficili che non debbono essere dimenticati, non
cadendo nella facile trappola di un giudizio di eccesso d’instabilità: anzi
avvenne il contrario, se pensiamo alle difficoltà che si affrontarono per
arrivare al centro sinistra.
L’esplosione di nuove contraddizioni sociali, il graduale
abbandono dell’idea della politica come espressione di pensiero e il prevalere
di un personalismo “dell’apparire”, il mutamento delle esigenze di sovranazionalità
dovute alla costruzione europea e al disequilibrio sul piano planetario dovuto
alla caduta del muro di Berlino, la rapidità dell’innovazione tecnologica
principalmente posta sul piano della comunicazione di massa: queste le
principali ragioni (affrontate superficialmente, soltanto sul versante
politicista, almeno nel sistema politico italiano) del mutamento di scenario.
Da qui però rispetto all’assoluta “damnatio memoriae” della
formula proporzionale dovrebbe correrci qualcosa in mezzo e il principale
quotidiano di quella che fu la borghesia italiana dovrebbe avere il dovere di
promuovere una riflessione più compiuta, sia sul piano storico sia sul piano
politico, anche rispetto all’attualità.
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