NUMERI ELETTORALI DALL’EMILIA ROMAGNA E DALLA CALABRIA
EMILIA ROMAGNA
L’analisi dei dati emersi dalle attesissime elezioni
regionali svoltesi il 26 gennaio in Emilia Romagna e Calabria è resa più
complicata dal permanere di un alto tasso di volatilità elettorale e dalla
presenza, in Emilia Romagna ma non in Calabria, della possibilità di effettuare
il cosiddetto “voto disgiunto” scegliendo cioè una lista diversa rispetto a
quelle che appoggiano il candidato Presidente prescelto.
Inoltre, per quel che riguarda l’Emilia Romagna, la lettura
dei dati risulta ancora più difficile perché nell’elezione omologa del 2014 si
registrò una delle più basse percentuali di voti validi espressi nell’intera
storia elettorale del nostro Paese: risultavano allora iscritti nelle liste
3.460.402 elettrici ed elettori mentre i voti validi per i candidati presidenti
furono 1.255.258 (36,27%) e per le liste 1.201.385 (34,71%). L’eletto Bonaccini
ottenne 615.723 voti su 3.460.402 elettrici ed elettori pari al 17,79%.
Il raffronto tra questi numeri e quelli della partecipazione
fatta registrare il 26 gennaio 2020 ha fatto gridare a un incremento
esponenziale dell’interesse per questo voto: interesse che sarebbe stato
alimentato anche dalla presenza del movimento delle cosiddette “Sardine” oltre
che dalla posta in palio spostata, incautamente almeno da parte della Lega,
verso le scelte di governo nazionale.
In realtà se ci si rapporta al totale dei voti validi che si
erano registrato nelle elezioni successive a quelle regionali del 2014, Politiche
2018 ed Europee 2019 riscontriamo che il voto regionale del 2020 rientra nel
solco del trend dimostratosi nel corso delle ultime consultazioni.
Nell’occasione delle politiche 2018, infatti, in Emilia –
Romagna si ebbero 2.355.184 voti validi su 3.326.885 elettrici ed elettori pari
al 70,79% degli aventi diritto (si ricorda che nell’occasione delle politiche
gli elettori residenti all’estero possono votare là dove si trovano).
Alle europee 2019 elettrici ed elettori dell’Emilia Romagna
depositarono 2.250.389 voti validi pari al 64,97% dell’intero corpo elettorale
composto da 3.463.541 unità.
Il 26 gennaio 2020 i voti validi per i presidenti sono stati
2.323.353 su 3.508.179 pari al 66,22% (più 1,25 rispetto alle Europee) mentre
per le liste si sono avuti 2.158.450 suffragi (61,52% quindi con una flessione
del 3,45% rispetto alle europee).
Nella sostanza siamo al di sotto del 70% del totale dei voti
validi, in linea cioè con il trend di questi ultimi anni e non certo di fronte
a una sorta di boom nell’interesse elettorale, considerato anche che le
elezioni regionali del 2020 sono rimaste a lungo sotto la luce dei riflettori
mediatici.
Passiamo allora ad analizzare l’altro elemento di sicuro
rilievo in questa tornata: il voto ai candidati Presidente anche sotto l’aspetto
delle espressioni di voto disgiunto.
Un’osservazione preliminare: prima di tutto il riconfermato
presidente Bonaccini esce da questa consultazione con un sicuro più di
legittimità.
Infatti, il Presidente fu eletto nel 2014 con 615.723 voti
su 3.460.402 elettrici ed elettori pari al 17,79%.
Sei anni dopo i voti sono saliti a 1.195.021 su 3.508.179
iscritte e iscritti nelle liste con una percentuale del 34,06%, quasi
raddoppiata.
Inoltre le liste collegate alla candidatura Bonaccini hanno
ottenuto 1.039.201 voti; quindi il Presidente appena rieletto ha avuto 155.820
voti in più rispetto alle liste.
C’era molta curiosità circa la possibilità di espressione di
voto disgiunto da parte dell’elettorato che avrebbe scelto la lista del M5S: in
effetti, il candidato presidente del M5S ha ottenuto 80.676 voti mentre la
lista è salita fino a 102.302. Mancano all’appello 21.626 suffragi finiti
evidentemente nel calderone del voto disgiunto.
Anche la candidata Borgonzoni rappresentante del centro –
destra ha usufruito di voti personali superiori a quelli ottenuto dalle sue
liste di sostegno: alla candidata presidente, infatti, sono stati assegnati
1.013. 454 voti e alle liste 979.184 con un incremento per la candidatura
presidenziale di 34.270 entità molto inferiore a quella che ha premiato
Bonaccini sul piano personale.
Interessante valutare la differenza tra il complesso dei
voti ottenuti dalle liste di centro destra (compresa quella civica a sostegno
della candidatura dell’aspirante presidente, quella del Popolo della Famiglia e
di una lista di giovani ambientalisti) per un totale, come abbiamo visto di
979.184 voti; alle politiche 2018 Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia e
Popolo della Famiglia ebbero 840.751 voti; alle Europee 2019 1.006.495. Tra il
2019 e il 2020 il centro destra è calato di 27.311 voti. In percentuale sul
totale degli iscritti il centro destra aveva ottenuto nel 2019 il 29,28%, nel
2020 il 27,91%.
Si è arrestato sicuramente il flusso in crescita della Lega
passata, nel frattempo, dai 233.439 voti del 2014, ai 486.997 del 2018 e ancora
ai 759.948 del 2018: adesso registriamo invece un’inversione di tendenza con un
calo di 70.682 voti. Netta la flessione di Forza Italia che scende da 131.992
voti nelle europee 2019 a 55.199 suffragi nel 2020 mentre molto netta appare l’affermazione
di Fratelli d’Italia che nel quadriennio sale da 23.052 voti (2014) a 84.785 (2018)
ancora 104.861 (2019) sino a 185.503 nel 2020.
Per la Lega di Salvini sicuramente uno stop importante con
un mancato recupero sull’elettorato in fuga da Forza Italia che invece premia
Fratelli d’Italia: una dinamica elettorale che, nell’ambito della destra, è da
valutare con attenzione.
Nell’ambito del centro sinistra, dal punto di vista dell’espressione
del voto di lista, è sicuramente da considerare positivo l’andamento del PD che
sale a 749.027 voti pari al 21,35% sull’intero corpo elettorale, in crescita
dal punto di vista dei numeri assoluti di 45.896 unità rispetto alle europee
2019. Da considerare, inoltre, sotto quest’aspetto i 124.402 voti ottenuti
dalla lista di diretto sostegno alla candidatura Bonaccini, lista che
sicuramente ha drenato voti a più Europa arretrata da 80.153 voti a 33.054 e ai
Verdi scesi da 66.002 voti a 42.106 (riferimenti con le Europee 2019). Da
rilevare la presenza, nel centro sinistra, di una lista civica ecologista con
81.375 suffragi.
Il dato dell’estrema volatilità elettorale ha contraddistinto
ancora una volta il tormentato cammino
del Movimento 5 stelle.
L’andamento della lista lanciata a suo tempo da Beppe Grillo
appare emblematico delle difficoltà complessive del nostro sistema politico:
nel 2014 il M5S ottenne come lista 159.456 voti mentre il suo candidato
presidente, Gibertoni, salì a 167.022 suffragi. Nelle politiche 2018 i penta
stellati ottennero il tetto di voti con 698.204 (20,98% dell’intero corpo
elettorale), calati a 209.190 nelle europee 2019 e ancora contratti a 80.676
per il candidato presidente e 102.302 per la lista nelle regionali 2020 (2,91%
sull’intero corpo elettorale; un decimo circa rispetto al 2018). Mentre la
caduta di consenso verso il M5S poteva essere attribuita per il 2019 a un
indirizzo verso la Lega (in quel momento alleata di governo) adesso l’ulteriore
flessione può essere considerata come indirizzata verso il PD: insomma il né di
destra, né di sinistra ha riportato gli elettori di diversa provenienza verso i
rispettivi punti di partenza e probabilmente si può affermare che, almeno all’inizio,
l’antipolitica avesse attratto più elettori di destra mentre i delusi di
sinistra si erano affidati (e in buona parte continuano ad affidarsi) all’astensionismo.
A sinistra del PD sono state presentate 3 candidature, dal
Partito Comunista, da Potere al Popolo e da L’Altra Emilia Romagna. Nessuna
delle tre liste ha superato l’1% restando dietro, addirittura, a una lista NO
VAX che ha avuto 10.940 voti. Giudicare urgente, a sinistra, un momento di
diversa riflessione può essere considerato un eufemismo. Il Partito Comunista
che ha come segretario Rizzo, ad esempio, è calato da 25.291 voti nel 2019 a
10.254 nell’incapacità – almeno a giudizio di chi scrive – di proporre un
progetto politico misurato oltre il richiamo identitario di bandiera.
CALABRIA
(Dati su 2387 sezioni su 2450).
Ribaltata la situazione in Calabria con la vittoria netta
del centro destra.
In questo caso le regionali della Calabria si situano all’interno
della dinamica presente almeno dalle elezioni europee 2019 e della successive
elezioni regionali, evidenziando come il centro sinistra e segnatamente il PD
torni a presentarsi vincente soltanto in determinate situazioni geografiche
caratterizzate da una certa tradizione politica e da una situazione economica
particolare.
Il “ritorno alle regioni rosse” potrebbe rappresentare un
termine d’attualità per il PD con il riproporsi, già evidente, di un’impossibilità
di esprimere la “vocazione maggioritaria” (salvo fidarsi della scure della
soglia di sbarramento per evitare la presenza di eventuali competitor).
Il trend della partecipazione al voto in Calabria è
risultata in effettiva lieve crescita. Il totale dei voti validi, bruscamente
calato tra le politiche 2018 e le Europee 2019 passando da 937.710 unità a
729.337 si è assestato con le Regionali 2020 su 798.413 voti per le candidature
presidenziali (42,11% sul totale di 1.895.990) e su 764.455 per le candidature
di lista (40, 31%). Percentuali comunque al di sotto del 50% e quindi indice di
disaffezione e di fragilità del sistema.
La candidatura Santelli, risultata eletta ha incrementato
rispetto alla candidatura Ferro perdente nel 2014 di 254.298 unità (con la
candidatura del M5S in calo di circa 150.000 voti tra il 2019 e il 2020: si può
quindi pensare di un passaggio di voti tra il M5S e il centro destra) passando
da 188.288 a 442.586.
Modesto l’incremento di voti per la candidatura Santelli nel
rapporto voto presidente /voto di lista: i voti per la candidata presidente poi
eletta sono stati meno di 5.000.
Nel quadro del centro destra si può scrivere (usando un
termine da analisi elettorale d’altri tempi) di sostanziale tenuta di Forza
Italia rispetto al 2014 dove il partito di Berlusconi aveva ottenuto 96.066
voti; nel 2020 siamo a 95.051, nel frattempo però Forza Italia aveva toccato un
tetto di 188.667 voti nelle politiche 2018 : risultato bruscamente
ridimensionato nelle europee 2019 fino a 97.135.
La Lega salita da 52.676 voti (2018) a 164.915 (2019)
ridiscende a 93.686: quota sicuramente ragguardevole, ma l’andamento
complessivo (legando questo risultato anche a quello dell’Emilia Romagna) ci
indica sicuramente un momento – perlomeno – di arresto nella crescita della “Lega
Nazionale” se non di vero e proprio arretramento.
La Lega ha perso anche la maggioranza relativa regionale,
scavalcata dal PD.
Il centro destra complessivamente è passato dai 336.885 voti
ottenuti da FI, FdI, Lega nel 2019 ai 437.802 del 2020 (compresivi della Liste
del Presidente, di una lista “Casa della Libertà” che nel 2014 aveva ottenuto
67.189 voti scesi a 49.117 nel 2020) e dell’UDC che ha ottenuto 52.075 suffragi
(21.020 nel 2014 e 17.675 nel 2018, non presente nel 2019.)
Nel centro sinistra la candidatura Callipo è arretrata
rispetto a quella vincente di Oliverio nel 2014, quando il presidente eletto
ebbe 490.229 voti. Nel 2020 l’industriale del tonno ne ha ottenuti 240.131
(meno 250.098) pur realizzando una buona performance personale essendosi le
liste collegate fermate a 222.936.
Sicura invece la crescita costante di Fratelli d’Italia con
questi numeri: 2014, 18.353, 2018 42.733, 2019 74.835, 2020 82.662, in questo
caso con un sicuro trasferimento di voti da parte della Lega.
Nel centro sinistra calo del PD di circa 70.000 voti
rispetto al 2014 e di 18.000 rispetto al 2019: da considerare però i 59.952
voti ottenuti dalla lista civica del presidente Callipo (nel 2014 quella legata
da Oliviero ne ebbe 97.618). e i 47.155 voti per la lista Democratici e
Progressisti che nel 2014 ne aveva avuti 56.928.
In sostanza le prime sommarie conclusioni che si possono
trarre da questi dati riguardanti le elezioni regionali 2020 di Emilia –
Romagna e Calabria possono essere così riassunti:
1) L’aumento
nella partecipazione al voto deve essere vita con spirito critico perché, nel
caso dell’Emilia Romagna, la valutazione è viziata dal dato molto basso del
2014. In Calabria l’incremento avvenuto colloca comunque il totale dei voti
validi molto al di sotto della soglia psicologica del 50%;
2) La
Lega risulta sicuramente in ribasso: sconfitta sicuramente in Emilia arretra
anche in Calabria in coincidenza, in questo caso, con la “tenuta” di Forza
Italia;
3) Fratelli
d’Italia appare sicuramente in ascesa come segnale di uno spostamento a destra
di settori non secondari della società italiana. Tra l’altro c’è da notare che
Fratelli d’Italia ha condotto (come del resto la Lega) una campagna elettorale
fortemente personalizzata e in gran parte incentrata sui temi di carattere
nazionale;
4) La
sola candidatura presidente a usufruire in maniera consistente del voto
personale è stata quella Bonaccini in Emilia – Romagna, con una quota di provenienza
M5S espressasi anche nel voto disgiunto;
5) La
questione “M5S” rappresenta sicuramente un problema per il Governo e un
elemento di indebolimento dell’intero sistema. Non è qui il caso di analizzare
le cause del tracollo, ma soltanto di segnalare che cifre di questo genere
pongono al movimento il tema di una vera e propria sparizione e ripropongono la
questione della volatilità elettorale in termini di rapporto con la demagogia populista;
6) Il
PD ottiene un risultato sicuramente confortante ma non pare in grado di
decollare;
7) E’
difficile intestare al movimento delle cosiddette “Sardine” l’incremento nella
partecipazione al voto in Emilia Romagna: a questo proposito il trend tra 2018.
2019. 2020 non ha subito variazioni tali da essere attribuite e fattori
specifici;
8) La
sinistra d’opposizione, presentatasi in Emilia Romagna, con tre liste prosegue
nella sua corsa verso l’irrilevanza politica. C’è da riflettere sia per i
movimentisti, sia per gli identitari: salvo non si decida per tornare sulle
rive astensioniste, ma se si va alle elezioni sarebbe il caso di cercare di
ottenere un risultato almeno vicino alla realizzazione di una rappresentanza istituzionale.
Con questi dati diventa difficile appellarsi alla maledizione del “voto utile”:
emergono problemi di contenuto, comunicazione, gruppo dirigente.
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