PACE E MOVIMENTI di Franco Astengo
Il precipitare della situazione internazionale verso baratri di difficile previsione nei loro possibili punti di caduta se non pensando al peggio di una escalation bellica.
In questa situazione si evidenzia ancor di più l’assoluta carenza di ruolo internazionale dell’Europa in quanto tale (aggiungendo così un ulteriore tassello al fallimento dell’UE) e in ispecie dell’Italia.
L’Italia è ormai da molto tempo priva di una politica estera degna di tal nome (nonostante l’aver avuto una propria rappresentante a dirigere la PESC nella scorsa tornata della commissione europea).
Emerge però un dato: nei giorni scorsi nel nostro Paese abbiamo assistito alla ripresa di un fenomeno di protagonismo di piazza.
Un protagonismo di piazza i cui promotori hanno tenuto a collocarsi contro corrente rispetto a movimenti visti in azione nei mesi e negli anni scorsi e tutti dediti alla “pars destruens” (se ne sono visti gli effetti sull’azione di governo che hanno prodotto).
Un movimento, quello recentemente apparso alla ribalta e molto corteggiato dai mass media,dalle parole gentili, dai canti blandamente resistenziali, un movimento capace di chiedere un ritorno alla complessità della politica: adesso, però, è il momento di farsi carico di una situazione ben più difficile.
E’ necessaria subito una iniziativa che si ponga con grande forza sul terreno di una proposta di pace.
Serve allora un movimento che operi per imprimere una svolta all’attività del Parlamento e del Governo, con una chiara posizione dell’Italia attraverso l’espressione di una capacità di intervento rispetto all’Europa e alle Grandi potenze riprendendo il filo rosso di una vocazione pacifista e internazionalista che in Italia ha avuto una grande tradizione nella sinistra del movimento operaio.
Il precipitare della situazione internazionale verso baratri di difficile previsione nei loro possibili punti di caduta se non pensando al peggio di una escalation bellica.
In questa situazione si evidenzia ancor di più l’assoluta carenza di ruolo internazionale dell’Europa in quanto tale (aggiungendo così un ulteriore tassello al fallimento dell’UE) e in ispecie dell’Italia.
L’Italia è ormai da molto tempo priva di una politica estera degna di tal nome (nonostante l’aver avuto una propria rappresentante a dirigere la PESC nella scorsa tornata della commissione europea).
Emerge però un dato: nei giorni scorsi nel nostro Paese abbiamo assistito alla ripresa di un fenomeno di protagonismo di piazza.
Un protagonismo di piazza i cui promotori hanno tenuto a collocarsi contro corrente rispetto a movimenti visti in azione nei mesi e negli anni scorsi e tutti dediti alla “pars destruens” (se ne sono visti gli effetti sull’azione di governo che hanno prodotto).
Un movimento, quello recentemente apparso alla ribalta e molto corteggiato dai mass media,dalle parole gentili, dai canti blandamente resistenziali, un movimento capace di chiedere un ritorno alla complessità della politica: adesso, però, è il momento di farsi carico di una situazione ben più difficile.
E’ necessaria subito una iniziativa che si ponga con grande forza sul terreno di una proposta di pace.
Serve allora un movimento che operi per imprimere una svolta all’attività del Parlamento e del Governo, con una chiara posizione dell’Italia attraverso l’espressione di una capacità di intervento rispetto all’Europa e alle Grandi potenze riprendendo il filo rosso di una vocazione pacifista e internazionalista che in Italia ha avuto una grande tradizione nella sinistra del movimento operaio.
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