OTTANT’ANNI FA L’ITALIA FU TRASCINATA NEL CULMINE DELLA TRAGEDIA DELLA DITTATURA FASCISTA di Franco Astengo
NELLA RICORRENZA DEL GIORNO PIU’ TRAGICO DELLA
STORIA D’ITALIA SI STANNO VENDENDO NAVI DA GUERRA ALLA DITTATURA
MILITARE EGIZIANA E SI AUMENTANO LE SPESE MILITARI PONENDOSI AGLI
ORDINI DEI FRANCESI IN MALI E NEL NIGER, INCREMENTANDO LA PRESENZA
MISSILISTICA IN KUWAIT, FACENDOSI CARICO DI UNA MAGGIORE PRESENZA IN
IRAQ, MANTENENDO IL CONTINGENTE IN AFGHANISTAN.
UN PAESE DALLA POLITICA BELLICISTA CON UN GOVERNO
CHE CONTRADDICE ANCORA UNA VOLTA L’ARTICOLO 11 DELLA COSTITUZIONE.
In quel giorno del 10 giugno 1940 dal
balcone di Piazza Venezia Mussolini annunciò a un Paese secondo
molte testimonianze più perplesso che entusiasta (e che si
vergognava non poco dell’opportunistica scelta dei tempi) che era
finalmente giunto il momento di “spezzare le catene” che
imprigionavano l’Italia nel Mediterraneo e di entrare nella “lotta
dei popoli fecondi e giovani” contro gli “affamatori che
detengono ferocemente il monopolio delle ricchezze e di tutto l’oro
della terra”, ma ormai “isteriliti e volgenti al tramonto”.
Una bolsa retorica nazionalista che, in alcuni e
non certo secondari tratti, riemerge oggi in certa oratoria
pseudo-immaginifica di stampo sovranista e populista.
La
seconda guerra mondiale costò al nostro Paese
oltre 300.000 morti, distruzioni immense, il suolo calpestato e
invaso da eserciti stranieri.
Un
dramma riscattato soltanto dal sacrificio degli antifascisti che
fecero la Resistenza.
Un passaggio storico che
deve essere ricordato nella sua interezza di espressione, senza
infingimenti retorici, come segno più evidente, come lo sbocco
naturale della politica dittatoriale del regime fascista e della
monarchia sabauda.
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie